mercoledì 17 marzo 2010

L'obeso pesa il doppio e vale metà


"Sì, ma non si corre il rischio di dire che l'obesità è un bene, che dimagrire non è necessario? Di disincentivare chi deve dimagrire?"

Perdonatemi un piccolo sfogo, ho appena terminato di discutere vivacemente sull'argomento. La mia tesi, quella che mi ha spinto a dar vita a C.C.D., è che degli aspetti clinici dell'obesità possa occuparsene esclusivamente l'interessato: se adulto e frequentatore del proprio medico di famiglia, mi aspetto che un obeso possa avere coltezza dell'informazione medica corrente che concerne la propria condizione. In ogni caso, anche dando un occhio a quanto è disponibile in Internet, tutto mi sembra meno che ci sia poca informazione, io lo chiamerei anzi spesso terrorismo psicologico, attorno all'obesità. Grazie alle campagne non sempre controverse di associazioni di settore, iniziative locali, diffusione di informative di varia natura e grazie alla rete dell'assistenza medica mi sembra che un accesso generico ad informazioni, pur spesso datate o non sempre corrette, sia più o meno garantito. Si può sempre far di più ma, insomma, non mi lamenterei troppo.

Soprattutto, però, credo che cosa farne della propria obesità sia questione che riguardi esclusivamente l'obeso. Non sia cioè un fatto diverso da un altro qualsivoglia fatto privato. Trasformare una condizione privata, come la forma del corpo, in una questione pubblica, addirittura tirando dentro le spese sanitarie dello Stato, non è soltanto una violazione dell'integrità identitaria della persona, è anche una drammatica forzatura della realtà.

La verità è che non ci sono ricette omnicomprensive. I motivi per cui ciascuno di noi ha la forma che ha - alta, bassa, grassa, magra e via dicendo - sono i più vari e nel caso dell'obesità ogni giorno se ne scopre una nuova. Sperare di poter ridurre tutto ad uno slogan, o di poter dimenticare con un invito a dimagrire la soppressione sistematica dei diritti individuali di persone che non rientrano nella maggioranza dimensionale è francamente incivile. Per quanto riguarda l'incentivo a dimagrire, espressione entrata persino nel dibattito parlamentare, trovo offensivo che chiunque si senta in diritto di spingere chi non è normoforma a cambiare, eccezion fatta per parenti stretti e amici del cuore. Non solo: se proprio vogliamo parlare di "incentivazioni sociali" al dimagrimento, è ben ovvio che in una società paritaria ed inclusiva, incapace di sottrarre vitalità all'individuo a causa della propria forma, chi vorrà potrà più facilmente attivarsi per modificare la propria condizione, anziché affrontare come spesso accade agli obesi quel circolo vizioso di depressione che spinge a tuffarsi nel cibo, nemico e amico, unico salvagente emotivo di una società escludente. L'individuo sceglie quando è libero, quando è sereno, non quando è messo all'angolo e costretto ad agire di reazione e sopravvivenza.

C'è un però. In Italia si è iniziato solo adesso a ragionare sui diritti della persona comprensivi dei diritti dell'obeso. E' un processo in divenire che deve fare i conti con convinzioni radicate e con una cultura di emarginazione e disprezzo che non colonizza soltanto i normodimensionati ma anche spesso e volentieri proprio gli obesi. Per quanto possa sembrare paradossale, sono spesso proprio i ciccioni e le ciccione a identificarsi con gli stereotipi che vengono loro appiccicati addosso da questa melassa grossolana e superficiale che infetta la socialità: moda, bellezza, salute e sesso. Io mi posso lamentare delle discussioni che sono costretto a fare per sostenere l'ovvietà dei pari diritti ma so che siamo soltanto all'inizio. La buona notizia è che in altri paesi dove dell'argomento si parla già da tempo la libertà dimensionale inizia a far breccia nell'immaginario e nella cultura. Occorre insistere e, sì, investire un po' del proprio tempo anche nel discutere.

Vabbé, scusate lo sfogo, da domani si torna all'informazione :p

(fonte foto)

6 commenti:

  1. Sergio Canale17 marzo 2010 09:53

    Complimenti, ho apprezzato molto. Mi permetta solo di aggiungere che tutti, magri o grassi, siamo continuamente giudicati per il nostro aspetto. Chi poi ha difformità palesi, modifiche rispetto agli standard diciamo, è sempre guardato con una curiosità morbosa. Non credo insomma che siano gli obesi in particolare ad essere "presi di mira".

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  2. forse è vero che c'è disprezzo verso tutti quelli che non sono "normali" ma posso testimoniare in diretta che se hai più chili di loro pensano che sei un poveretto..

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  3. Sinceramente mi sembra una battaglia contro i mulini, bella, alta e sostanzialmente inutile.

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  4. Signor Sergio, mi permetto di dissentire. Purtroppo è vero che chiunque sia difforme dallo standard di fisicità che ci viene imposto dai media viene osservato con una curiosità che ha del morboso, ma nel caso della persona obesa la motivazione del commento che segue all'occhiataccia è diversa. Perchè chi ha una forma di invalidità, piuttosto che di dismorfismo dovuto a malattia è visto come malato, quindi come succube di una situazione a cui la persona nulla può fare, mentre l'obeso è visto (la gran parte delle volte sbagliando) come qualcuno che non si cura del proprio aspetto, quasi mettere su adipe fosse uno sport o un divertimento, senza tener conto della molteplicità di fattori che possono portare l'individuo ad ingrassare...l'obesità è un problema talmente grave e particolare per cui per parlarne, purtroppo, bisogna essere obesi.

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  5. Sottoscrivo Alexia l'esperienza non solo mia ma mi sembra davvero di tantissimi è esattamente quella che ha descritto.. Romeo

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  6. sono assolutamente d'accordo con te..al 100%

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