Visualizzazione post con etichetta pregiudizi. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta pregiudizi. Mostra tutti i post

venerdì 7 marzo 2014

Accettarsi come obesi significa giustificare l'obesità?

Ma davvero qualcuno qui crede di avere il diritto di chiedere ad un altro umano di giustificare la propria esistenza? Sì. Qualcuno la pensa proprio così



Quante volte lo avete sentito?
Quando mi capita di parlare con qualcuno di cicciosità e dintorni, è questa la prima obiezione che mi viene fatta non appena l'interlocutore si rende conto che non solo sono un ciccione ma che non mi sento in colpa per questo. Mi viene detto che "accettarsi come obesi significa in realtà giustificare l'essere obesi". O peggio ancora, apriti cielo, l'obesità. Obiezione spesso condita da battutine, sorrisetti, incitamenti ("dai su ammettilo" ecc.).

Io non ho sinceramente idea di cosa possa spingere qualcuno a ritenere che io debba giustificare a lui o lei la mia attuale condizione di esistenza. Non so quale perversione egoica abbia preso possesso di chi fa un'asserzione del genere. Ma scherziamo? Giustificarmi? Dovrei sentirmi colpevole per quello che sono? E questo dovrebbe aiutare chi? Chiunque dica una cosa del genere a qualcun altro temo che soffra di un ego smisurato e quindi di una sostanziale insoddisfazione esistenziale. Per questo, penso subito dopo, devo essere tollerante.

Se voglio dialogare, infatti, sono obbligato a spiegare anche a chi ha urgenza di sostegno psichiatrico. Per esempio, che avvicinarsi ad HAES, ossia ad una modalità gioiosa e salutare di vivere, è una scelta molto personale e molto consapevole. Significa, nel mio caso, scrollarsi di dosso decenni di stigmatizzazione, di colpevolizzazione. Spiego che smettere di sentirsi in colpa per ciò che si è significa accettarsi. E accettarsi porta ad amare se stessi per quello che si è. Tutte cose che chi legge questo blog già ben conosce, ma è davvero sorprendente quanto spesso lo debba evidenziare.

Se devo essere sincero mi capita anche di non farlo. Di non mettermi lì a raccontare i dettagli, a costruire ponti tra il pregiudizio e la realtà sperando così di cambiare sia il primo che la seconda. Soprattutto se il mio interlocutore è su Internet e non lo conosco granché, magari neppure direttamente. In quel caso mi sembra così difficile superare con una mail o un tweet il condizionamento di cui lui/lei soffre che finisco per lasciar perdere, magari mi limito a mandare un link, o lasciare un tag (#HAES, evidentemente), una sorta di "amo" per la sua intelligenza. Sarà poi lui/lei a decidere che farne.

In generale, però, mi rendo conto parlandone ora che lo scopo di questo blog, di tutto questo grosso lavoro di indagine che sto conducendo dal 2008, è uno solo. Ricordare a noi stessi che ciascuno di noi è - per dirla con Silvano Agosti - un grande ed unico capolavoro. Ognuno di noi merita rispetto e amore. Ognuno merita di vivere fino in fondo la propria vita a proprio modo. Lo stereotipo che diventa discriminazione, l'odio che sfocia nella violenza, tutto tende a condizionare i cicci, uomini e donne, a far sentire loro che il proprio corpo è sbagliato. Che sono cresciuti sbagliati. Che sono sbagliati. Ecco, se c'è una cosa che vorrei tanto che questo blog riuscisse a distribuire a chiare lettere tra i suoi lettori è una grande fiducia in se stessi. Siamo esseri unici. Rivendichiamolo. E ricordiamolo sempre, prima di tutti a noi stessi.

(fonte foto)

mercoledì 5 marzo 2014

Si fa presto a dire esercizio fisico

A te non piace fare esercizio fisico? Bene, nessuno ti può giudicare per questo. Sei ciccio? Ciccia? La nostra storia ci dice molto, e spesso definisce ciò che vogliamo



Ce l'abbiamo tutti sulla testa, come una grossa spada appesa ad un filo, anche se non ci chiamiamo Damocle. E' parte della psicosi collettiva sull'obesità. Pende sulla testa di tutti i cicci, che lo vogliano o meno. E', rullo di tamburi, l'esercizio fisico.

Prima di perderci in questo budello psicotropico in cui si mescolano bullismo e diritti, lasciatemi dire che non siamo qui ad esaltare il movimento fisico. Ognuno di noi conduce la propria vita come meglio crede, se c'è chi fa esercizio fisico ci sarà anche sicuramente chi non lo fa. Le ragioni per cui questo accade sono, in un caso e nell'altro, del tutto personali e insondabili. C'è gente a cui non piace farlo. Giudicare qualcuno per questo è, tanto per cambiare, una inaccettabile semplificazione della complessità identitaria. Ma perché questa premessa? Perché se è vero che c'è a chi non piace muoversi, c'è anche chi invece vorrebbe, ma le proprie esperienze sono tali da tenerlo o tenerla lontano dall'attività.

Basta parlare con le persone per scoprire che c'è chi non fa movimento perché a scuola veniva preso/a in giro in quanto non "performante", o perché preso/a di mira da istruttori incapaci in palestra, e dio solo sa quanti sono, o magari semplicemente perché ci sono cicci così abituati ad avere un corpo ritenuto "inadatto" all'esercizio che neppure ci provano. Molti crescono con questi condizionamenti e se è il vostro caso, cari cicci miei, non siete soli, ci siamo passati in tanti. Ciò non toglie, anzi conferma, che si tratta di forme di discriminazione che possiamo scegliere di lasciarci alle spalle.

Scrive una straordinaria blogger americana, Leah Bee, su questo tema: "Non sono mai stata una ragazzina molto attiva. Amavo leggere, giocare con i dinosauri di plastica, cercare salamandre nel bosco. Odiavo l'educazione fisica a scuola. Non mi piacevano gli sport. Non mi piacevano le camminate nel bosco o lo sci di fondo, le attività preferite dei miei genitori. Una volta giunta alla pubertà il mio corpo divenne soffice e ciccioso e il mio gelo verso l'attività fisica non era più soltanto un tratto della personalità, improvvisamente divenne un difetto. Un indicatore della mia pigrizia e del mio atteggiamento sbagliato o, almeno, così i miei genitori interpretavano le mie proteste. Capii rapidamente che venivo forzata a fare le passeggiate perché ero grassa. Mia madre mi incoraggiava ad andare con lei in palestra. E io mi sentivo fuori posto, imbarazzata. La mia presenza in questo spazio adulto un po' scuro, pauroso e puzzolente lo vivevo come una punizione per essere una ragazza grassa e pigra".

Un amico a cui non piace fare esercizio fisico quando vede qualcuno che corre in un parco o guarda me che faccio attività fa spesso la battuta: "hai paura di morire". Già, perché il movimento fisico non permetterà a nessuno di diventare un essere immortale né impedirà, diononvoglia, di venir fatalmente azzannato da un vorace squalo bianco sotto uno splendido sole d'agosto. Il punto, cioè, è che ci sono molte cose che possiamo o non possiamo fare nella nostra vita che hanno un impatto sulla nostra salute. Ma nessuno può imporre ad un altro un comportamento, né un paese può imporre ai suoi cittadini di perseguire comportamenti "salutistici". Se lo facesse, infatti, ci si dovrebbe scontrare con tante altre cose: diritto alle ore di sonno, tipologia di cibo a disposizione, di bevande, di passatempi, con imposizioni sul numero di ore passato a fare questo o quello. Una società totalitaristica, insomma, che pur spaventosa e raggelante pare rimanga la segreta aspirazione dei bulli della magrezza. La normalizzazione che tanto attira i profeti del salutismo ossessivo non può essere che un'aspirazione utopica ad una società di uguali, cioè di una società destinata ad arrotolarsi su se stessa e morire.

Tornando a noi. Un modo per lasciarsi alle spalle le esperienze che furono è dirsi quello che l'esercizio non è e non fa. I bulli di cui sopra, sostenuti da mandrie di disinformati e da un business succulento che ci campa sopra, hanno sempre detto che fare esercizio fa dimagrire. E anche se la ricerca non ha prodotto alcuna dimostrazione di ciò, le palestre di mezzo mondo sono piene di cicci - quelli che non si vergognano - che passano ore a fare attività ripetitive nel tentativo di perdere chili. Quando non li perdono, naturalmente, intervengono i missionari del dietismo, spiegando che oltre a giocarsi la vita su un'ellittica è anche necessario privarsi delle calorie, dei grassi, del sorriso e del buonumore. Come insegna HAES se l'obiettivo è perdere peso e non è invece guadagnare in salute, passare vite intere su un tapis roullant potrebbe rivelarsi deludente.

Scrive ancora Leah: "All'epoca del college cambiò tutto grazie ad una fantastica istruttrice di Aerobica. Presi a fare palestra, cardiofitness, aerobica e vari altri generi di esercizi. Nel giro di due anni avevo iniziato a passare fino a due ore al giorno in palestra, e avevo perso tantissimo peso. Non che fossi soddisfatta di quei cambiamenti, ma mi sentivo sulla buona strada. La moderazione non era certo il mio mantra. Poi, quando ho iniziato a lavorare, non ho più avuto quelle ore ogni giorno per l'attività fisica". A quel punto sono cambiati anche gli istruttori nella sua palestra, e quindi anche quel poco che faceva ha smesso di essere piacevole. Tre anni dopo "sono più pesante di quanto sia mai stata nella mia vita. Per la maggiorparte del 2013 sono stata sedentaria. Ho avuto vari tentativi di tornare in palestra. Ma ogni volta capitava qualcosa, come un istruttore che mi si avvicinava mentre faticavo sull'ellittica per dirmi cose come Brava, stai facendo i primi passi verso una migliore te stessa o cavolate come questa. Volevo dar loro un pugno, tutte le volte che lo dicevano. Io sono già una migliore me stessa. Ho degli interessi, ho degli amici. Ho una vita. Ma magari poi peggioravano la cosa cercando di farmi abbonare per avere sessioni di personal training perché chi è all'inizio ha sempre bisogno di qualcuno che mostri come fare le cose per bene. Io all'inizio? Ma scherziamo?"

Come dice Regan Chastain, celebre teorica HAES, la ricerca non ci spiega come dimagrire consumando le suole su un tapis roullant, ci parla invece di moderazione, la qualità che mancava a Leah. Ci dice, infatti, che fare ogni giorno più o meno una mezz'ora di attività moderata è un consiglio utile a tutti, perché tende ad aver un effetto benefico sulla propria salute.

Riassumendo: nel tentativo di riappacificarci con l'esercizio fisico, se questo è ciò che si vuole, magari per iniziare un percorso HAES, possiamo smetterla di pensarci come "atleti mancati" e fissare obiettivi realistici, prima di tutto piacevoli. Andare per tentativi, esplorare le diverse possibilità di fare attività e vedere quali ci sembrano più gradevoli, scoprendo come reagisce il nostro organismo. Soprattutto, e questo è probabilmente lo scoglio più duro, è necessario puntare alla salute e non al dimagrimento. In ambito HAES, come sa chi segue questo blog, perdere peso può essere un "effetto collaterale" di una ritrovata gaiezza dell'esistenza, ma se diventa quello l'obiettivo primario si rientra nel circolo vizioso del dietismo. E, in quel caso, non c'è attività che tenga, la tragedia, la depressione e il fallimento sono dietro l'angolo.

(fonte foto)

domenica 2 marzo 2014

C'è anche chi ti vuole entrare nel cervello

"Se tu che leggi pensi che il suo comportamento sia stato violento, beh io sono d'accordo con te. Ma ecco, io ne ho parlato perché vorrei che tu sapessi che questo è quello che accade continuamente ai ciccioni"



Ali Thompson, nella foto sopra col fidanzato Josh, non è una dei militanti che si oppongono alla crociata per l'eliminazione psicologica degli obesi, è una disegnatrice di fumetti e una painter statunitense. Sul suo blog ha lasciato una testimonianza che dovrebbe far riflettere tutti e che val la pena leggere. Eccola in una rapida traduzione:

"Odio la parola Salute. Appena viene fuori ecco qualcuno che inizia a dire cosa bisogna fare per stare in salute. Mi manda il sangue alla testa. Specialmente se mi vengono a dire cosa dovrei fare io per la mia salute.

Come persona grassa, la gente sembra volermi aiutare con la mia salute ad ogni pié sospinto. E mi riempio di rabbia.
Perché? Perché dovrei arrabbiarmi così tanto alla parola Salute?
Vediamo. Forse perché la gente utilizza le proprie idee sulla salute per diminuire la mia intera esistenza? Per stigmatizzarmi, punirmi? Già, forse per questo.

L'anno scorso ho partecipato ad un corso sul Benessere dell'azienda per cui lavoro. Chi partecipava riduceva di qualche punto percentuale l'aumento già previsto nell'assicurazione sanitaria. Ho partecipato ad una sessione chiamata "Biometrica". Hanno prelevato del sangue per valutare il colesterolo e mi han detto che dovevo pesarmi. Ma io non voglio pesarmi, non voglio sapere quel numero perché qualunque numero sia riattiva il mio disordine alimentare.

Io ci ho messo tanto per gestire quel disordine. Solo recentemente ho capito davvero di soffrirne, di farmi del male da sola. Che poi è quello che la società chiede ad una cicciona no? Odiarsi finché non diventa magra, andare in giro annegando nell'autocommiserazione e autopunendosi continuamente no?

Salire su una bilancia attiva pensieri negativi nel mio cervello. Così ho chiesto all'infermiera del Corso se potevo evitarlo. Mi ha detto di no. Ho spiegato che non volevo vedere il numero. "Ho un problema e vederlo mi farebbe male".

Avete idea di quanto sia difficile dire una cosa del genere ad una perfetta sconosciuta? Quasi mi sono strozzata dicendolo, lei quasi non ha risposto. Quando sono salita sulla bilancia elettronica ho chiuso i miei occhi e li ho coperti con la mano. Appena scesa dalla bilancia, l'infermiera mi ha schiaffato in faccia la stampa con il numero scritto sopra, e così non avevo modo di evitare di leggerlo. "Questo lo devi vedere", mi ha detto, annegando in una smorfia di ipocrita preoccupazione.

La parte del mio cervello con quel disturbo alimentare è rotta. E' rotta, e tenta di farmi del male. Io ci costruisco intorno delle mura, perché è qualcosa che non posso sistemare altrimenti. Non posso tornare indietro a quando da bambina venivo stigmatizzata e discriminata, a tutte le cose che hanno dato vita a quel disturbo alimentare. Ma quello che posso fare è costruire delle mura per tenere sotto controllo quella parte di me. Ed ecco che quell'infermiera ha lanciato una cannonata contro quelle mura. Anche dopo che l'avevo avvisato. E, come ha detto lei, lo ha fatto per la mia salute.

Se tu che leggi pensi che il suo comportamento sia stato violento, beh io sono d'accordo con te. Ma ecco, io ne ho parlato perché vorrei che tu sapessi che questo è quello che accade continuamente ai ciccioni. Direi che la maggiorparte delle mie interazioni con medici e personale sanitario sono di questo tipo.

Tutto è iniziato quando da piccola mia madre disse al pediatra che avevo allergie alimentari. "Beh - ha risposto lui - devono funzionare al contrario, perché sua figlia è grassa!". Non poteva smettere di ridacchiare per la sua battuta e mia madre non rispose alcunché.

Quasi ogni singolo medico o infermiere che abbia incontrato nella mia vita aveva da dirmi qualcosa di orrendo sul mio peso. Dico al dottore che mi sono ferita il ginocchio in un incidente d'automobile? Lui mi dice di perdere peso. Gli dico che l'anticoncezionale mi provoca attacchi di panico? Lei mi dice che non è nulla e che se perdessi peso passerebbero anche quelli. Non solo. Ci sono medici capaci di dirti che mangi schifezze tutto il giorno e ti abbaiano che sei un bugiardo se dici di no, perché sono talmente grassa che sicuramente mangio ogni pasto da McDonald's.

I medici non mi credono. Ma perché dovrebbero? Nessuno lo fa. La gente non si trattiene dal fare battute di qualsiasi genere su quello che io mangio. Sono sorpresi, e lo vedi, quando vedono che mangio cibi salutari, perché è ovvio che una come me mangia sicuramente 3 o 4 enormi pacchi di patatine al giorno, o qualsiasi cosa gli aiuti a giudicarmi.

Lasciati dire, a te che leggi, a te Mondo, che non c'è equivalenza tra peso e salute. Non solo: nessuno si sente in obbligo con te nell'adottare per la propria vita ciò che tu pensi che sia salutare. Alcune persone non possono fare quello che fai tu. Altri non vogliono, o non hanno tempo, o qualsiasi altra cosa.

Tutti abbiamo diritto alla stessa dignità e considerazione, anche se tu pensi che non siamo in piena salute. Sono grassa, ho un disordine alimentare e soffro di crisi d'ansia. Come società abbiamo deciso che la crisi d'ansia va bene, perché non è colpa mia, ma che il disordine alimentare non è reale, perché è colpa mia se non sono magra, e dato che la colpa è mia merito di essere punita dalla società.

Viviamo in un mondo dove chiunque sia a dieta ritiene di avere la verità in tasca, in un mondo dove il tuo datore di lavoro ti manda inviti a partecipare a seminari sul dimagrimento. Per il mio bene, naturalmente.

Lo stigma anticicci non si palesa solo quando qualcuno mi chiama cicciona di merda. Si avverte anche quando uno non può vivere la propria vita senza la paura che in un qualsiasi momento arrivi qualcuno che debba parlarti della tua salute. Lo stigma è costringere i ciccioni a pagare di più per la propria copertura sanitaria, è dover comprare su Internet i miei vestiti perché nei negozi su strada non ci sono le taglie, sono le prese in giro per i compagni e le compagne dei ciccioni, che a volte arrivano persino ad andarsene per evitare di essere tirati in mezzo.

L'odio per i ciccioni è nell'aria, così integrato alla loro vita che molte persone nemmeno lo mettono in dubbio".

venerdì 28 febbraio 2014

Gli obesi non esistono

Esistono persone grasse. Ma non sono un insieme omogeneo. Sorry, divulgatori, giornalisti e dietisti improvvisati, gli obesi non esistono. Pensarlo, dirlo, comunicarlo, però, diffonde odio e pregiudizi



Mi capita sempre più spesso di discutere con giornalisti e divulgatori scientifici, conversazioni estremamente interessanti perché permettono di misurare rapidamente quale sia la distanza tra la comunicazione attorno all'obesità e la realtà dell'obesità. Una distanza siderea.

Oggi sono qui a scrivere che gli obesi non esistono.

E non perché non ci siano persone obese. Basta guardarsi intorno. Ce ne sono, eccome. Ma perché l'obesità non rappresenta un minimo comune denominatore tra di loro, non uno, almeno, utile a comprendere di cosa stiamo parlando.

Un divulgatore pieno di buone intenzioni e autore di un articolo atroce sull'obesità qualche giorno fa cercava di venirmi incontro ammettendo, bontà sua, che il problema di molti obesi è che si ritengono sbagliati ma che se ci lavorano sopra possono "riprendere le redini" della propria vita. Non so se è l'influenza nefasta dei reality antiobesi che urlano odio dalle tv di tutta Italia, ma è proprio questo che ha scritto. Il massimo che riusciva a concedere, a se stesso ancora prima che agli obesi, è che l'obeso può (e quindi deve) "tornare sulla retta via". E che quindi bisogna dirglielo, insegnar loro, spiegare. E' un mestieraccio, insomma, ma qualcuno glielo deve pur dire che sono obesi. Questa è la sostanza. Ma non è di questo che volevo parlare oggi.

Il punto è che questa pregiudiziale ridicolizzazione paternalistica degli obesi non riesce non dico a rappresentarli tutti, ma nemmeno una parte, e comunque non una parte determinata, né riesce a disegnare un insieme omogeneo. In pratica è come parlare di tutti quelli che indossano una maglietta verde, senza però sapere quanti la indossano solo la mattina, o magari per dormire la notte a mo' di pigiama, o magari pensando che la indossino anche quelli che la tengono in armadio ma non la usano mai, o quelli che l'hanno trasformata in un altro colore con un bucato sbagliato. Però, nonostante tutti costoro abbiano una maglietta diversa e ci facciano diversi usi, continuiamo a parlare di loro come di "quelli che indossano la maglietta verde".

Non è neanche una generalizzazione, di per sé peccato capitale, certo, ma non è questo il caso. Non è estendendo a tutta la gente tonda le caratteristiche che si riscontrano in alcuni obesi, o magari in uno solo, che si fa un passo avanti nel capire di cosa stiamo parlando.

Quello che invece si fa, magari anche in buona fede, quella buona fede figlia dell'insopprimibile istinto ad aiutare il prossimo anche quando il prossimo vorrebbe non esserlo neppure, prossimo intendo, quello che si fa dicevo è propagare odio. Nel momento in cui semplifico e dico che tu, che sei ciccione, hai certe caratteristiche di vita, hai fatto certe scelte, hai un certo problema, io non solo faccio di te un malato anche se non lo sei ma ti giudico, offrendo a chiunque legga (o ascolti, poco cambia) una chiave di lettura immediata e, per quanto idiota, facile. Non mi interesso alla tua vita, a come la conduci, io suppongo a priori, cioè ti pregiudico, che la tua vita sia fatta di abbuffate colossali, pigrizia, nessuna forza di volontà, nessun movimento fisico. Presuppongo che tu, indipendentemente da chi tu sia, aderisca al mio standard.

Quindi sì. Ci sono persone obese, nel senso di grasse. Ma gli obesi, nel senso di insieme tecnico, non esistono. Si chiama complessità, baby, e semplificare non aiuta ad affrontarla. Anzi allontana le persone le une dalle altre, segrega, uccide o suicida.

(fonte foto)

mercoledì 19 febbraio 2014

Ma i ciccioni muoiono all'improvviso?

Quando se ne vanno così, da un giorno all'altro, tutti pensano che sia accaduto per colpa dell'obesità. E che, in qualche modo, se la siano andata a cercare. I casi di Heavy D. e Big Pun



Quando un ciccio o una ciccia muoiono all'improvviso, da un giorno all'altro, qual è la nostra reazione? Se lo è chiesto in un vecchio post CeCe di New York, la Plus Size Princess per eccellenza, un post che ho pensato fosse utile riportare qui in una veloce traduzione:
"Sabato pomeriggio mi sono sottoposta ad una nuova classe di ginnastica in palestra. L'insegnante era una donna superallenata, con addominali scolpiti e tatuaggi sulla pancia. Ci ha fatto lavorare duramente e alla fine eravamo tutti sudatissimi. Gli ultimi 15 minuti li abbiamo spesi tra addominali e stretching.

Mentre eravamo là a massacrarci sui nostri tappetini, lei ci ha aggiornato su alcuni fatti di attualità. "Ci potete credere? Heavy D. è morto", ci ha detto avvicinando il gomito al ginocchio. "Ho sentito... è da matti.. aveva solo 44 anni", ha aggiunto qualcuno dal fondo della sala. "Era un uomo gigante, ma leggero però quando si muoveva - ha continuato l'istruttrice - qualcuno sa com'è morto?"

Una serie di risposte sono arrivate dalla classe: "Polmonite?" "Diabete?" "Un attacco di cuore, ho sentito". L'istruttrice intanto ha cambiato posizione e via noi tutti insieme a lei. E ha detto: "Sì, ho sentito che è stato un attacco di cuore. La cosa assurda è che aveva appena perso tutto quel peso, non è giusto!"

Un'altra donna si è aggiunta, "Sì, ho sentito di persone che perdono peso e poi muoiono. Non ha senso". E qualcun altro: "E' successo anche a Big Pun, veh?" "Essì" "Morire dopo aver perso peso... è così triste". Poi qualcun altro ha aggiunto con voce ferma: "Anche le persone magre hanno attacchi di cuore". C'è stata una lunga pausa, poi l'istruttrice si è seduta e ha riso: "Lo sai, hai ragione. Assolutamente vero".

Ascoltando la conversazione, sentivo una chiarissima implicazione secondo cui ci si aspetta che le persone ponderalmente importanti muoiano all'improvviso e che, quando e se accade, questo sia più o meno "colpa loro". Alla mia istruttrice e alle altre donne nella stanza, le morti premature di Heavy D. e Big Pun sembravano tristi, ma erano ancora più tristi perché accadute dopo che entrambi avevano perso peso.

Il fatto è che abbiamo ormai istruito le nostre menti, per cui l'obesità ti mette a rischio elevato di diabete, attacchi di cuore, infarti ecc. Ed è vero, il rischio c'è, ma questo non significa che se due uomini di 44 anni muoiono di attacco di cuore ed uno è magro noi si debba provare più dolore per quello magro.

Ho un conoscente che pesa quasi 200 chili. Ha successo, molti soldi, ma quando lo guardo mi preoccupo. Quando ci incontriamo, vedo che non può stare in piedi a lungo, le sue braccia cadono pesantemente ai suoi lati quando cammina e la sua schiena si inarca per stabilizzare il suo stomaco enorme. Io sono una donna grossa e in salute, e capisco bene che il numero sulla bilancia non dice se si è in salute o meno. Ma mentre scrivo non posso chiedermi come reagire se, Dio non voglia, gli succedesse qualcosa. Penserei subito alle sue dimensioni? Spero di no... ma non lo so. Ogni articolo che ho letto sulla morte di Heavy D. parla del suo peso, di oltre 150 chili, così come ogni pezzo sulla scomparsa di Amy Whinehouse parla della sua tossicodipendenza. In entrambi i casi, penso che i media ci stiano dicendo sotto sotto che "lo dovevano sapere". E io non credo che questo sia giusto".
Ho apprezzato molto il post di CeCe perché non nega il fattore di rischio legato all'obesità, semplicemente lo posiziona dove merita di essere, un fattore di rischio. Il focus del suo post, invece, è su come noi reagiamo dinanzi alla morte di una persona ponderalmente rilevante. Riusciamo ad essere obiettivi? A provare dolore per la sua scomparsa? O ci facciamo travolgere dal giudizio, trovando magari una qualche rassicurazione personale sul fatto che quella morte "era prevedibile", come spesso sembrano dirci gli articoli che parlano della morte di un personaggio noto?

Ecco, io stesso, che pure ogni giorno mi pongo il problema del linguaggio e della comunicazione attorno all'obesità, mi rendo conto del fortissimo condizionamento di cui sono vittima. Probabilmente, come CeCe, anche io tenderei a reagire di primo acchito pensando alla "mole" dello scomparso. Ma non è questa una semplificazione inconcepibile dinanzi alla complessità della vita umana? Non è un modo per giudicare, quindi uccidere - anche dentro di noi - qualcuno? Magari alla fine non è giudicare tanto chi non c'è più, quanto chi rimane da quest'altra parte? Dove inizia la discriminazione, non nasce forse dalle nostre paure?

(fonte foto, nella foto Heavy D.)

sabato 1 febbraio 2014

Gli obesi? Gente disturbata

Scovato un nuovo modo per mettere all'angolo chi non è normoforma. L'ultima arma è quella dei problemi mentali



Siete obesi? Allora è assai probabile che soffriate di disturbo bipolare, una diffusa condizione clinica che provoca pesanti disturbi dell'umore e della personalità. A dirlo non è un'indagine statistica, anche se così viene presentata, ma una ricerca di un paio d'anni fa dell'Università di Pisa e rilanciata in questi giorni dall'Ateneo. Secondo gli studiosi esiste prova di una correlazione diretta tra obesità e disturbo bipolare.

Come fanno a dirlo? E' bastata una rilevazione dell'indice di massa corporea, BMI, di pazienti seguiti in ambito ambulatoriale per depressione.

Studiosi dell'Università di Pisa hanno rilevato che in un "campione" di 571 persone che si sono rivolte agli ambulatori, tra coloro a cui è stato diagnosticato quel disturbo mentale una certa percentuale è obesa, maggiore rispetto a quella dei normoforma. Il che evidentemente non significa alcunché presso la popolazione generale, ma solo che tra quei 571 una percentuale alta era obesa. Come dire, per capirci, che siccome molti di coloro che sono stati identificati mentre passavano col rosso sono obesi allora esiste un legame tra l'ignorare il codice della strada e l'indice di massa corporea (sì, anche in questo studio pisano l'obesità viene definita attraverso il vetusto BMI).

L'interpretazione forzosa di questi dati allunga la lista delle imputazioni con cui si possono discriminare i cicci: non siamo soltanto una mandria di gente brutta, pigra, inaffidabile, puzzolente e se maschi pure col pene piccolo, siamo anche disturbati mentalmente.

Alle cronache lasciamo le dichiarazioni dei quattro
studiosi autori di questa "ricerca" del 2011 pubblicata sul Journal of Affective Disorder. Chi vuole può leggerle in questo articolo attivamente promosso in questi giorni dall'Ateneo pisano.
(fonte foto)

martedì 24 dicembre 2013

A Natale sii buono con ciccione e ciccioni



Ecco, ci siamo, l'ora ipsilon è arrivata, Natale è domani ma già da oggi tu che mi leggi, tu che sei normopeso, puoi cominciare ad essere più buono, gentile e consapevole con i tuoi familiari, amici e conoscenti obesi. Come? Niente di più facile, seguimi:

1. Sono grassa, e lo so io meglio di te
Se c'è una cosa che io so è come è fatto il mio corpo. Tu magari non mi hai vista nuda ma io sì, e di certo anche a te sarà capitato di andare da un medico. Inoltre, poiché sono in effetti cicciona e non da ieri, perché non ci si diventa in un giorno solo, puoi star sicuro che ci sarà qualcuno, magari moltissimi, che me lo hanno fatto notare.
So che dicendomi Ma no! Tu non sei grassa! pensi di farmi un piacere, in realtà quello che mi stai dicendo è che se fossi grassa farei schifo. Quindi mi stai dicendo che sono tutte quelle cose che comunemente associ all'obesità (pigra, compulsiva, senza speranza), e che insomma faccio schifo. Riflettici ok?

2. No, non sono a dieta
Lo so lo so, da quando sei nato/a ti dicono tutti dappertutto che se metti su qualche chilo devi dimagrire e che per dimagrire devi fare una dieta. Lo hanno ripetuto tutti, addirittura intorno alle diete si è sviluppata la più impressionante filiera di business mai nata intorno al corpo degli uomini, anche, e delle donne, soprattutto.
Ma le diete fanno male e fanno ingrassare, oltre al fatto che non ci sono quasi evidenze che dimagrire migliori effettivamente la salute, tanto che ormai il discorso si è spostato sull'attività cardiovascolare, sulla "fitness", che non conosce taglie.
Ma, sia come sia, come persona cicciona puoi essere certo/a che ho ricevuto consigli dietologici da chiunque nella mia vita, anche non richiesti (soprattutto). Puoi essere certo/a che abbia vagliato a lungo la faccenda. E so che se mi mettessi a dieta forse stavolta morirei. Per quello ho adottato l'approccio HAES, per quello intendo prima di tutto star bene. Ma, soprattutto, sono fatti miei. Non ti avvicinare a Natale per criticarmi se ho preso una fetta di Pandoro, o per sorridermi con compiacenza. Sii buono/a, pensa alla tua salute e lascia a me la mia, ok?

3. Non pensare che io mi detesti
Non è che perché sono grassa passo il mio tempo a criticare come sono fatta. Sì, è possibile che abbia passato dei momenti grigi, e sicuramente non mi è mancato chi mi ha fatto notare che non rispetto gli standard sociali dei normoforma e che una figura come la mia non è apprezzata da certi stilisti. Puoi star sicuro che non ho avuto vita facile. Però sai a me piace vivere, mi piace sorridere al sole e respirare a pieni polmoni, mi piace camminare e giocare, scrivere e leggere, e sono tutte cose che il mio corpo mi consente di fare. Io adoro il mio corpo, ne sono innamorata.
Se ci riesci, non ti avvicinare a me con quel tuo fare preoccupato per dirmi che tu, che sei normopeso, ti fai schifo per due grammi di pancetta in più di quello che vorresti. So che vorresti sodalizzare, ma io sono su un altro pianeta, e quello che stai facendo è dirmi che io dovrei sentirmi malissimo per come sono fatta. Non è così. Rassegnati. E riflettici, ok?

4. Sei sicuro/a che ti puoi lamentare?
Fallo pure. Ma magari aspetta che mi sfoghi io. Soprattutto se siamo andate/i insieme a guardare un po' di vetrine, magari a provare qualche abito. No, dico, ti sei accorta di quanta scelta hai tu e di quanta ne ho io? Hai mica notato che per te c'è un intero magazzino e per me un piccolo angolo di vestiti "speciali" a doppio del prezzo e metà del colore? Un pugno di vestiti da suora (con tutto il rispetto per le suore) che non rientrano proprio nel mio gusto. Quindi ok, vieni qui, lamentati pure del fatto che quella camicetta costa troppo. Ti ascolterò. Ma prima ascolta me quando mi arrabbio perché mi hai portato in un posto che non rispetta quello che sono. E alla fine dei giochi, visto come stanno le cose, sei sicura di star bene qui?

(fonte foto)





lunedì 23 dicembre 2013

Endocrinologi, che fare?



Alle donne con una personalità ponderale dominante viene detto di tutto, le cicce di tutta Italia si lamentano per il trattamento loro riservato non solo da molti uomini ma soprattutto da molte donne. Le cose vanno forse un po' meglio per il maschio ciccione, vagamente meno ostracizzato dall'altro sesso e solo occasionalmente aggredito dai cogeneri. In entrambi i casi, cicce e cicci vivono situazioni di continuo disagio sociale che possono essere equlibrate solo dall'esperienza, dalla personalità, dalla voglia di vivere e dalle amicizie sincere. Partire in svantaggio a volte dona una marcia in più. A volte, invece, questa marcia in più non viene proprio compresa.

Qualche giorno fa sono capitato sul sito di uno studio medico che specifica essere attivo dal 1964, studio che nella sua presentazione endocrinologica si allunga anche sulla questione obesità, una illustrazione che ci dà modo di capire alcune cose dell'equivoco, anzi della confusione in cui molti ambienti medici sembrano ancora navigare (i corsivi e i grassetti sono miei):
(...) Esistono due tipi di soggetti obesi: un obeso di tipo scenico, tonico, ottimista (anche se grasso...) amante della buona tavola, gioviale etc., in cui prevale la sfera ormonica ed endocrina, a tipo anabolico del pancreas del surrene e del timo mentre il meccanismo funzionale tiroideo ed ipofisario sono per lo più normali; l’altro tipo di obeso, dove sono rallentati i processi metabolici e la funzione tiroidea, e trattasi quindi di un obesità a tipo atonico, flaccido, svogliato, che davanti a tutti invoca il carattere ereditario della sua obesità, passa il tempo nella noia e talvolta con scatti d’ira sfoga acuti sensi d’ansia che si accompagnano quasi sempre con un senso di inferiorità per tutta la vita. Questo soggetto ha la pressione arteriosa quasi sempre bassa, mentre il primo tipo di solito presenta una pressione sanguigna regolare o da iperteso.

I soggetti obesi, sia uomini che donne, soprattutto dopo una certa età, si sentono una personalità importante solo a tavola, e sfogano le loro carenze ormonali compensandosi con una alimentazione esagerata che progressivamente aggrava il loro stato di obesità e può provocare guai seri all’organismo (...)

L’endocrinologia e la dietologia endocrinologica oggi possono portare a totale guarigione soggetti obesi anche seriamente a rischio, e bambini e soggetti giovani che, non curati, si svilupperebbero da adulti in soggetti obesi. (...) Le diete ipocaloriche insieme alle cure farmacologiche appropriate e ai moderatori dell’appetito sono considerati strumenti validissimi per la cura delle patologie in questione. C’è da dire che è importante (e quasi sempre manca) la determinazione e la partecipazione del soggetto alle cure a lui prescritte per il raggiungimento dei risultati sperati (...)".
Come molti bambini ciccioni anche io ho conosciuto l'endocrinologo in giovane età. E' un medico prezioso, perché tiene sotto controllo e monitora lo sviluppo dei bambini e degli adolescenti da molti diversi punti di vista. E commina diete. Diete. Diete. Già. Proprio come lo studio medico qui sopra, il mio endocrinologo era sinceramente convinto che con una dieta e il successivo dimagrimento si potessero prevenire una serie di insorgenze possibili. Di quelle diete intervallate da deludenti visite di controllo io come tanti altri non ricordo che periodi di magra e sofferenza, di scarsa riduzione ponderale e di recupero rapido dei chili al primo calo nell'attenzione genitoriale.

All'epoca però, e parliamo - caugh caugh - ormai di decenni fa, è comprensibile che non si lavorarasse su alternative per ottenere una riduzione del peso o spingere per uno stato di benessere. Si sapeva ancora poco, per dire, dei benefici cardiovascolari dell'esercizio fisico, non esisteva ancora l'HAES, né si conoscevano gli effetti del fallimento di una dieta; si andava per esperienza più che per rilevazione scientifica, si sperava in una sorta di magica riduzione di peso, perdipiù permanente. Per qualcuno, rarissimamente, sembrava funzionare, e così si sperava che potesse funzionare per tutti. Oggi, però, con tutto quello che sappiamo, con tutte le ricerche, le rilevazioni e le analisi che sono state condotte, con la bocciatura universale del dietismo, è davvero singolare leggere su un sito come quello citato che il soggetto spesso non collabora. Tanto singolare che qualcuno potrebbe persino trovarlo offensivo. E' un'espressione che ha due facce: la prima è data dall'alleggerire ancora una volta le insufficienze del proprio approccio terapeutico incolpando della solita pigrizia e mancanza di volontà l'obeso, in effetti ammettendo così l'incapcità di comprendere fino in fondo ciò che si vuole curare; il secondo è quello di riverberare persino in e da un contesto medico il pregiudizio che già tante vittime obese miete ogni giorno.

La speranza, evidentemente, è che proprio gli endocrinologi italiani, quelli che più di ogni altro medico hanno a che fare con cicci e cicce fin da piccoli, riescano presto a superare approcci datati e seppelliti da anni di fatti ed evidenze. E che riconoscano quella marcia in più, anziché prendersela con un paziente poco collaborativo.

mercoledì 18 dicembre 2013

Mangi e come mangi Quando Grassa?



Mangiare in pubblico non è solo mangiare se non sei normopeso. E' Mangiare Quando Grassi.

MQG significa analizzare approfonditamente il buffet ad un party, sapendo che gli altri ti guardano, odiando il fatto che la cosa abbia rilevanza ma sapendo che ce l'ha. Scegli l'antipastino di sedano perché ti piace o perché già sai come ti guarderanno le persone se afferri i biscotti? Perché, ovviamente, sei tremenda, pigra e terribile se scegli i biscotti.

MQG significa allontanarsi dal buffet, per non ricevere consigli non richiesti sul tuo cibo, e non mangiare vicino ai piatti di portata. Altri possono star lì, magari attardarsi in cucina perché è là che c'è la conversazione e la socializzazione. Ma non tu, perché tu stai Mangiando Quando Grassa, e stare vicino ai buffet e sgranocchiare tutto senza pensarci è chiaramente quello che ti ha reso grassa.

MQG significa dover sopportare l'inevitabile appunto di qualcuno che vuole congratularsi per la scelta del sedano, o perché hai preso una insalata, o magari per aver evitato i dessert o qualunque cosa tu abbia fatto che la società dice che ti renderà magicamente magra. Perché, è ovvio, tu sei a dieta. Non può essere che tu normalmente mangi così, altrimenti non saresti grassa no?

MQG significa chiedersi se spiegare l'universo a chi commenta le tue scelte di cibo o limitarsi a bofonchiare un grazie sperando che la cosa finisca là. Perché, ovviamente, quella persona è gentile. E dovresti accogliere con gratitudine le sue congratulazioni.

MQG significa doversi sorbire chi ti vuole aiutare suggerendo di contare le tue calorie con una nuova bellissima app per il tuo smartphone e sai io ci ho già perso cinque chili e bla bla bla. Significa chiedersi se gli dirai o meno che sì, tu già SAI quali sono le calorie di quasi ogni cosa. Perché già hai passato anni della tua vita tentando di non essere grassa, facendo dieta e riprendendo il peso, facendo esercizio e ingrassando comunque, rimandando tutto, dallo sposarti a visitare un medico, fino a quando non fossi dimagrita. Non dici nulla. Perché ovviamente una dieta non l'hai mai fatta, se l'avessi fatta - ovvio no? - saresti magra.

MQG significa dover combattere con l'ansia, perché temi quelli sguardi e quei commenti ancora prima di andare ad una festa o ad una cena o ad un evento. Significa tentare di non cadere nella trappola del dieta-pensiero, perché le diete non funzionano. Sarai ancora grassa, ma con in più l'effetto di sentirti un fallimento. Per l'ennesima volta.

A quel punto fai un respiro profondo e tenti di riportare alla realtà i tuoi pensieri. Perché la tua salute dipende anche dall'esercizio mentale di reagire e osare sfidare il Mondo con la tua dimensionalità.

E tutto questo perché non è ovvio ciò che dovrebbe esserlo: Mangiare Quando Grassi è solo mangiare. Forse il Mondo potrebbe farsi il favore di rendersene conto.

(via Shakesville)
(fonte foto)

giovedì 5 dicembre 2013

I medici si fermavano alla ciccia

"Credo che tutto sia accaduto quando ho compiuto dieci anni. Ho iniziato ad ingrassare rapidamente, anche se ero una bambina attiva. E in più mia madre controllava molto quello che mangiavo perché soffrivo di diverse intolleranze. Il fatto di aumentare di peso era poco comprensibile. L'unica risposta dei dottori che abbiamo visto in quegli anni è stata sempre la stessa: mangiare meno, fare più esercizio.

Mia madre per anni ha tentato di spiegare ai medici che mangiavo bene, che mi muovevo, ma anche con la pubertà niente è cambiato, ogni specialista consultato diceva sempre le stesse cose, giustificando persino alcune irregolarità tiroidee con il peso.

Se mi sono salvata, se verso i venti anni ne sono venuta a capo, lo devo a mia madre. Lei non ha mai gettato la spugna e nonostante io mi opponessi mi ha trascinato davanti a molti diversi dottori, che io ho iniziato ad odiare, anche perché venivo definita pigra e irrimediabilmente attratta dal cibo. Credo di averla odiata mia madre, almeno fino a quando l'ennesimo medico anziché guardare la ciccia ha guardato la persona, e ho così scoperto di soffrire della sindrome dell'ovaio policistico e anche della sindrome di Cushing.

Quel dottore, quel grandioso medico che ha usato la medicina invece del pregiudizio, mi ha spiegato che se non lo avessimo scoperto, se non avessi iniziato a trattare quelle patologie e fossi andata avanti, in futuro avrei avuto quasi sicuramente problemi cardiaci, non avrei potuto avere figli e altro ancora.

E' triste che ci siano voluti decine, e intendo decine, di medici per riuscire a trovarne uno che non attribuisse il peso al mio carattere e viceversa - via PSP)".

giovedì 28 novembre 2013

Quelli che... Jannacci feat

Sull'aria della canzone di Jannacci, per riderci su... :)

Quelli che "L'imperfezione è la vera bellezza" e poi si fotografano controluce e un po' mossi... oh yeah...

Quelli che "L'obesità è un costo sociale perciò bisogna combatterla" e poi si fumano un pacchetto di sigarette per combattere il vizio del cibo... oh yeah...

Quelli che sono il pacchetto di sigarette.

Quelli che "Non parlo dell'estetica ma della salute" e poi si scopre che fanno le estetiste... oh yeah...

Quelli che "Non parlo della salute ma dell'estetica" perché sono naturopati da 100 euro a visita... e vabbeh, ci provano...

Quelli che "Non parlo né della salute né dell'estetica ma solo del tuo stato mentale" ma sono solo le vocine del cervello... eh sì...

Quelli che "Basta fare jogging per un'ora ogni giorno in mezzo al traffico"... oh yeah...

Quelle che "Se dimagrisco perdo le tette ma poi vado a farmele mettere posticce con la chirurgia plastica"... oh yeah...

Quelli che "Però se tu dimagrissi, perderesti tutta la tua bellezza, che è prevalentemente interiore"... oh yeah...

Quelli che "Una donna magra da presentare agli amici, una donna grassa da portare a letto" perché con il testosterone non si discute... oh yeah...

Quelle che "Non so perché gli uomini ti guardano per la strada, forse è perché sei bella dentro"... sì, in effetti me lo dicono anche i detenuti... oh yeah...

Quelli che "Mi piacciono quelle come te". E le altre di migliaia, ti piacciono tutte?... oh yeah...

Quelli che "PERO' di viso sei bella" perché sono bravi solo a dividere e non sanno moltiplicare... oh yeah...

Quelli che "Se ho mangiato l'abbacchio e il tiramisù, temo che il TUO colesterolo aumenti"... oh yeah...

Quelli che "Digiunare rende liberi" come dicevano ad Auschwitz... oh yeah...

Quelli che "Bisogna accettarsi"... le querce prima delle betulle... oh yeah...

Quelli che non sanno che la testa è la parte più pesante del corpo... oh yeah...

Quelli che ti invitano a cena e poi ti parlano di dieta, un classico non gradito di sempre... oh yeah...

Quelli che "Devi stare attenta a ciò che mangi, ne va della tua salute" e poi si scopre che hanno mal di testa, sciatalgie, diverticoli, coliti spastiche, influenze con 40 gradi di febbre e tu... NOOOOOOOOOOOOOOO!

OU YEAH!

Pralina Tuttifrutti per Cicciones


lunedì 18 novembre 2013

I cicci non ti piacciono? Non lo hai deciso tu

Sono i media, la pubblicità e ciò che viene premiato perché definito "bello" o "accettabile" a determinare le preferenze estetiche della popolazione e spesso le turbe comportamentali legate al peso corporeo. La notizia non è nuova, anzi è addirittura sapere comune, ma uno studio condotto tempo addietro presso la Durham University britannica getta nuova luce per comprendere la natura dell'odio anticicci.

I ricercatori hanno sottoposto un campione di donne ad un singolare esperimento, presentando loro immagini di altre donne di ogni forma e peso. E hanno scoperto che più si viene esposti ad una dversità delle forme, più si modifica la percezione di ciò che è bello o accettabile dal punto di vista estetico. Sottoposte ad un insieme di immagini positive con soggetti obesi, le donne del campione analizzato hanno preso ad apprezzare volti e forme sovrappeso che prima non apprezzavano.

Gli studiosi hanno spiegato che ciascuno ha una propria "preferenza" dovuta a molteplici fattori. Come dimostrano ricerche precedenti, infatti, la percezione di chi è "bello" può essere modificata da considerazioni sulla salute delle persone così come dalla percentuale di "successo" che viene associata ad una certa forma fisica. L'idea degli scienziati della Durham University è stata di verificare se e in che modo questa preferenza "di base" possa essere modificata.

La dimostrazione che ciò è possibile, e che accade, è stata ottenuta sottoponendo nuovamente il campione ad immagini di successo e bellezza standard, quella normoforma legata alla moda e al successo economico che qui si è lungamente stigmatizzata, e le preferenze sono nuovamente cambiate in senso anticicci. "Nel nostro studio - spiegano i ricercatori - ai partecipanti viene assegnato un valore di preferenza del corpo magro verso quello grasso, vengono poi sottoposti ad una manipolazione e successivamente viene rivalutata la loro preferenza". I risultati non sono definitivi, ma sembrano indicare in modo evidente come la pressione mediatica condizioni le scelte di tutti.

In questa sede non ci interessa neppure lontanamente indagare su chi cosa e perché sia considerato bello o brutto, ma quanto rilevato dagli scienziati aiuta tutti a capire la natura della discriminazione contro i cicci e le cicce di mezzo mondo, repulsione declinata spesso in ostilità e talvolta in odio, ma anche in minori salari o sfruttamento parasanitario. Si tratta di un primo studio, preliminare, che "ci permette di ragionare - come han detto i ricercatori - sul potere dell'esposizione a corpi supermagri. Ci sono prove che essere circondati continuamente attraverso i media da celebrità e modelle molto magri contribuisce ad un rapporto non sano di ragazze e donne con il proprio corpo. Sebbene ancora non si possa sapere se una breve esposizione ad immagini di donne più in carne possa cambiare le preferenze sul lungo periodo, il nostro studio indica certamente che mostrare più modelle normali potrebbe ridurre l'ossessione delle donne per la magrezza". La domanda viene da sé: quanto potremo sopportare, e quanto potranno sopportare le donne del mondo occidentale, prima di inchiodare i media alle proprie responsabilità?

(fonte immagine)

domenica 30 maggio 2010

Sondaggio/ Cari cicci, ci fate schifo


Quando un mese fa abbiamo pubblicato l'ultimo sondaggio in home page si era nel pieno di una discussione molto stimolante sul blog sull'approccio "estetico" all'obesità, sulla nostra capacità di percepire l'identità degli altri prima della loro dimensionalità, sulle aspettative di forma generate da media e così via. Il sondaggio, diciamo la rilevazione casuale sui visitatori del sito e su quelli che vi arrivano via Facebook, aveva quindi un qualcosa di provocatorio nel sintetizzare grandemente i termini di quella discussione. E i risultati hanno espresso una sintesi di notevole interesse.

Alla domanda Se vedi un ciccio/a cosa pensi? 8 persone su più di 100, vale a dire il 7 virgola qualcosa dei rispondenti, ha dichiarato "Ma che schifo!".
Si tratta di una percentuale rilevante di coloro che hanno partecipato, utenti che leggono e seguono questo blog e/o i post su Facebook, ed è in questo senso ancora più interessante, prima ancora di essere preoccupante. Qualcuno dirà che tuttosommato sono pochi, una minoranza, ma è anche una minoranza (12 per cento) anche chi ha risposto "Wow!" a quella stessa domanda. Nell'insieme sono circa il 20 per cento delle risposte.

Perché considerarle insieme? Perché da queste risposte emerge ancora pesantissima la radicalizzazione del dibattito sulla pinguedine degli umani: se c'è chi premia il ciccio/a al suo solo apparire, per il solo fatto di essere, esattamente dall'altra parte c'è chi fa lo stesso esprimendo un giudizio sulla forma, coloro a cui il ciccio/a fa "semplicemente" schifo. Ad avvicinare o essere avvicinati da una importante dimensionalità, una persona su cinque non esprime sorpresa, curiosità o quello che esprime con chiunque altro, esprime invece una sensazione, diremmo quasi un sentimento, estremamente preciso. Da lì parte per una successiva, eventuale, conoscenza della persona.

A mitigare questa radicalizzazione è il 33 per cento dei rispondenti, coloro che hanno dichiarato "Non penso nulla di particolare", una maggioranza relativa che sembra poter contribuire maggiormente ad una crescita del dibattito sull'intera questione. Chi ha risposto si è infatti interrogato e si è risposto di non avere pre-giudizi sull'opulenza dimensionale, che è forse il miglior punto di partenza, appunto, per costruire una società più accogliente e stimolante. A questi voti si possono aggiungere con una correzione anche quelli di chi ha risposto "Mmmhh, interessante!", una risposta al 22 per cento e che, viste le altre opzioni, sembra aver solleticato chi prova una attrazione istintiva verso i cicci e le cicce. Non si tratta di una risposta vicina a quella "Wow" ma, per molti versi, di una posizione antitetica: anziché rimanere a bocca aperta dinanzi al ciccio/a, chi ha risposto trova la diversità rispetto alla normoforma un ambito identitario da indagare.

Discorso a parte, infine, riguarda quei 26 utenti, ben il 24 per cento del totale, che a quella domanda hanno risposto "Oh MioDDIO dimgrisci!". Si tratta di utenti che esprimono un atteggiamento molto diffuso nella società, il fatto che qui si fermi al 24 per cento si deve probabilmente alla natura specifica di questo blog nonché alla presenza delle altre opzioni di risposta. In generale, si tratta di un atteggiamento che va oltre il pre-giudizio, perché utilizza il pregiudizio per dare forma ad un mondo intero: è l'approccio di chi ritiene che il ciccione debba e possa dimagrire, e se non lo fa è perché non sa contenersi, controllarsi o è depresso all'inverosimile, è uno sfigato o una di quelle tante zecche di cui si è lungamente parlato. E' il complemento di chi accoglie l'altro con quel "ti vedo dimagrito" che va per la maggiore, e che tutti i cicci sperimentano regolarmente.

Quei 26 rispondenti non sembrano cioè interessati alla complessità, né a comprendere l'ampiezza delle dimensioni umane, quelle psicologiche assai prima di quelle fisiche, né a mettere in discussione gli slogan diminuenti di media, moda e dietismi approfondendo l'aspetto scientifico della questione. Sono invece interessati a sintetizzare tutto il mondo di cui ci sforziamo di parlare e ridurlo ad una espressione il cui primo effetto è creare una distanza tra le persone, ed elevare la propria a detrimento dell'altra.

La speranza però, visto che su questo blog a questo sondaggio hanno risposto, è che tra di loro vi sia chi è comunque disposto a mettere in discussione certe determinazioni. E confrontarsi su queste, come sta avvenendo qui nei forum in queste settimane. Non c'è che da guadagnare dalla discussione di persone che non pretendono di aver ragione, pretendono solo di accrescere la propria comprensione del mondo. Una bella sensazione no?

mercoledì 28 aprile 2010

La pestilenza del grasso

"Quando qualcuno dimostra un pregiudizio verso una persona obesa, in realtà esprime un pregiudizio verso l'eccesso di cibo e la pigrizia. E' un pregiudizio sano e significativo, da stimolare".

Questa cosa l'ha scritta un autore/blogger/giornalista statunitense, Micheal Fumento, nel 1998 in un essay che viene citato dieci anni più tardi dalla dott.ssa Lauren Polly Henson dello Smith College nel sommario di uno studio fondamentale sul modo in cui i medici e i professionisti della medicina vivono il rapporto con le persone grasse.

"L'obesità e la morale finiscono per coincidere - spiega Hanson - quando l'obesità viene inquadrata come disordine morale. Quando si ritiene che gli obesi siano perduti nel tentare di risolvere il problema obesità. Il concetto di una grassezza morale porta con sé un insieme di ripugnanza e disgusto, come se l'obesità fosse una sozza pestilenza o una patologia che possa essere distrutta".

L'origine del pregiudizio, spiegava la Hanson che pure si occupava del suo impatto su una specifica categoria di professionisti, non è soltanto limitato agli effetti di una cultura deteriore ma è anche alimentato da prese di posizione che finiscono per giustificarlo. Pre-giudizio, però, significa giudicare "a priori". Dove la parte più grave della locuzione non è neppure la posizione aprioristica ma il fatto stesso di voler esprimere una qualche forma di giudizio.

E' decisivo ricordarsi e ripetersi che, prima di tutto, a monte di ogni altra considerazione, l'individuo di importanti dimensioni ha tutto il diritto di essere quello che è in una società che almeno sulla carta è libera. Il corpo della persona è inviolabile così come lo è la sua identità. Di tutto il resto si può discutere. Di questo, sinceramente, proprio no.

mercoledì 14 aprile 2010

Quel brutto grassone che divenne una star

Per lungo tempo, per anni, si è isolato nella sua stanza, insultato e offeso perché la sua forma non era quella dei suoi coetanei. E là, in solitudine, ha coltivato un talento che è ora esploso come una supernova, forte di una voce dirompente e straordinaria.

Lui è Lin Yu Chun, taiwanese di 24 anni e 115 Kg. che siti come "Celebrities with disabilities" o "IlSole24Ore" chiamano Little Fatty (piccolo ciccione), un giovanissimo cantante che ha subito fatto sapere quanto ha sofferto per l'esclusione riservatagli da una società semplicemente incapace di accettarne le forme.

Il suo talento è emerso nel corso della versione taiwanese dello show X-Factor, cosa che ha immediatamente portato alla mente di tutti i cronisti le storie di Paul Putts e Susan Boyle, altri due obesi, due diversi che per tanti anni hanno subito la discriminazione per le proprie forme. E che solo grazie a questo talent show ora possono regalare al mondo la propria arte.

Lin ha sottolineato quanto questa discriminazione abbia pesato nella sua vita: "la nostra società offende moltissimo chi è grasso. Ora ho più fiducia in me stesso per perseguire una carriera di cantante". Fiducia, una percezione che determina spesso la differenza tra il fare e il non fare, l'osare o non osare, e che può decidere l'intero destino di una vita. Ed è proprio la fiducia in se stessi ciò che la società spesso strappa agli individui obesi. Non a Lin, però, che l'ha recuperata - ha dichiarato - proprio dopo aver visto Susan Boyle. Ora con la sua riscossa sta lasciando di stucco il mondo intero dopoché "sono stato escluso in passato da altri show per il mio aspetto fisico". Quanto ancora dovremo aspettare prima che uno come lui non debba rincorrere una riscossa e possa semplicemente vivere serenamente il proprio aspetto?

Qui di seguito, per chi non l'avesse ancora ascoltata, la sua straordinaria interpretazione di "I Will Always Love You".

giovedì 8 aprile 2010

La Cabalà: cari obesi, siete pure egoisti


Credevo fosse l'esagerazione di una interpretazione di parte, invece l'idea che la Cabalà attribuisca all'egoismo dilagante la crescente diffusione dell'obesità non è la sparata di un singolo, è una tesi che trova posto in rete in diversi blog e in diverse lingue ormai da più di un anno. E, ahinoi, con tutto il rispetto del caso, va affrontata senza ulteriori rinvii. Leggo:
Ė innegabile che alcune persone siano in sovrappeso per fattori ereditari, genetici. Ma questo risponde solo al 20% di tutti i casi, secondo il nutrizionista John Tickell. L’altro 80% è costituito da persone in sovrappeso semplicemente perché mangiano troppo – e questa tendenza sta crescendo in modo drammatico negli ultimi 20 anni.

Perché? Tickell pensa che “Tutto dipende dall’atteggiamento; tutto dipende dal cervello umano.” Ė lui che determina se la persona sarà magra o grassa, se mangerà del cibo sano o no.

E Medicine Health ha espresso un’opinione simile, dichiarando che alcune ragioni per le quali le persone si abbuffano potrebbero essere le seguenti: “Depressione, mancanza di speranza, rabbia, noia e molte altre che non hanno niente a che fare con la fame”. In altre parole, “I sentimenti delle persone influenzano le loro abitudini alimentari, causando eccessi”.

La Kabbalah è ancora più precisa quando si tratta del fattore colpevolizzante – è il sentimento di vuoto interiore che nasce dalla mancata capacità di appagare il nostro egoismo crescente. Siamo costretti a compensare questo vuoto dentro di noi, la mancata realizzazione e la sensazione di futilità, in qualsiasi modo possibile – uno di questi è il cibo.

In altre parole, l’epidemia dell’obesità, che oggi dilaga nel mondo, è un altro sintomo della vacuità che avverte l’uomo moderno.
Qualcosa del genere, che parla di alimentazione ma non certo di obesità ed anzi soprattutto di equità nella distribuzione del cibo e di ricchezza spirituale, si può leggere qui in inglese.

Non volendo in nessun modo avventurarmi nella lettura della Cabalà di cui sono profondamente ignorante, trovo però singolare il parallelo che viene fatto tra vuoto spirituale e stomaco troppo pieno. Vi può senz'altro essere un fattore psicopatologico o persino un disordine spirituale in molti di coloro che sviluppano disturbi dell'alimentazione ma sostenere che
"il tasso di obesità e di sovrappeso che oggi continua a crescere é solo il segno evidente che la gente desidera ardentemente un appagamento che non le arriva – l’appagamento spirituale. Se realizzeremo questo, se impareremo come appagarci, non avremo più bisogno degli “extra” esterni"
lo trovo sinceramente presuntuoso, generalizzante e fuori luogo. Le cause psicologiche dell'obesità sono senz'altro numerose, così come altre cause, così come le cause in generale delle diverse forme dell'umanità. Affermare che se una parte dell'umanità è cicciona è perché è "vuota dentro e quindi mangia troppo" - mi si passi la forzatura ma che è una forzatura fino a un certo punto - lo trovo offensivo e frutto di pregiudizio molto più che di riflessione. Tutto ciò, senza voler ignorare le mie numerose carenze, mi fa sinceramente dubitare che la Cabalà possa essere interpretata in questo modo.

(fonte foto)

lunedì 8 febbraio 2010

Obeso? Datti una regolata, stai uccidendo la Terra


Leggo ancora una volta che i ciccioni accelerano l'entropia del pianeta consumando di tutto e di più, che sono cioè tra le cause di disastri come il riscaldamento globale e l'esaurimento delle risorse. Questa volta lo leggo sul Corriere della Sera, ma sono notizie spacciate in modo simile un po' ovunque, secondo cui l'obesità fa male all'ambiente.
«Nel mondo oggi più di un miliardo di persone sono sovrappeso e 300 milioni sono obese, e si prevede che il loro numero aumenti nei prossimi anni» dicono i ricercatori. «Come conseguenza, si avrà un aggravamento delle condizioni di salute di fette sempre più ampie di popolazione. Ma non solo. A rimetterci sarà anche l’ambiente, perché aumenteranno le emissioni di gas serra in atmosfera, i principali responsabili dei cambiamenti climatici in atto».
In buona sostanza, un maggior consumo di prodotti alimentari si tradurrebbe in una "rapina" ai danni della produzione e soprattutto dell'ambiente spesso devastato dalla produzione stessa, mentre l'equazione sul trasporto è che una persona obesa pesa di più, quindi per il suo trasporto serve una maggiore quantità di energie.

Il Corriere parla di "nuova prospettiva" raccontando gli studi di Phil Edwards e Ian Roberts, due epidemiologi della London School of Hygiene & Tropical Medicine, pubblicato sull’International Journal of Epidemiology, ma di nuovo c'è ben poco. Sono anni che studi di settore concentrano la loro attenzione, anche in Italia, su quanto "costano" gli obesi. Come se gli obesi fossero davvero una categoria uniforme, omogenea, resa tale dal proprio peso. Il fatto che l'obeso possa o meno essere uno che adotta tecnologie pulite nel proprio privato e sostenga una produzione energetica avanzata e pulita nel pubblico, sostenga il riciclaggio e, perché no?, educhi i propri figli e conoscenti ad un rispetto generale dell'ambiente passa, evidentemente, in secondo piano.

Il motivo è ovvio. E' più facile trasformare una popolazione del tutto disomogenea come gli obesi in un campione utile anziché ragionare sull'impatto dei diversi comportamenti sull'ambiente. L'obesità non è un comportamento, secondo l'OMS è una malattia, può essere considerata un particolare (ma non straordinario, vista la diffusione) stato psicologico e clinico, ma in qualsiasi caso è e rimane un fatto privato del cittadino. E' il cittadino ad essere leggero o pesante sull'ambiente, è cosa fa degli scarti che produce, quali tipologie di auto o casa acquista, se usa o meno i mezzi pubblici (inadeguati per gli obesi in buona parte del mondo ricco), il suo lavoro e il suo impegno politico: è questo a fare la differenza non quel che dice la bilancia. Pretendere che a farla sia il peso o l'approccio privatissimo verso il cibo, in pratica facendo a pezzi una categoria dell'esistenza per spendere il ricavato sul mercato degli studi di settore e della superficialità politica, è intollerabile. Eppure avviene di continuo, alimentando con faciloneria nuove discriminazioni e nuove indebite pressioni sulla vita privata delle persone.

Non ho nulla in contrario che si studi la fenomenologia dell'obesità, ritengo però pericoloso e deviante che si continui a considerare gli obesi come un insieme coeso inducendo perdipiù la suggestione che, se gli obesi non ci fossero, tutto andrebbe meglio, a iniziare dall'ambiente. Come dire che se gli alti fossero tutti più bassi si risparmierebbe assai nella produzione di cotone, si potrebbero realizzare edifici più bassi e sedie più piccole. Qualcuno ha davvero voglia di calcolare cosa significherebbe per l'ambiente? E, se sì, a quale scopo? Siamo sicuri che sia uno scopo a cui una società civile debba interessarsi?

Attenti ciccioni miei e ciccione mie, vi stanno già oggi facendo la festa, mescolando ripetutamente scienza da quattro soldi e informazione acritica. Estote parati, il peggio sta arrivando.

(fonte foto)

lunedì 27 aprile 2009

Sorpresa! L'obeso in salute


Sono cose note a molti obesi ma ahimé ignote ai media, vale dunque la pena di riportare un articolo che segnala ancora una volta come l'obeso in salute non sia una rarità, che il moto e l'attività fisica sono di fondamentale importanza per tutti, obesi compresi, e che - guarda un po' - si può essere obesi e sani (e, non ditelo in giro, persino felici!)


Un Obeso che sta bene
by Edoardo Capuano


Il tuo peso è un indicatore affidabile della tua salute generale ? Nuovi studi medici mostrano che non lo è. Uno studio pubblicato il mese scorso sulla rivista Archives of Internal Medicine ha messo a confronto peso corporeo e rischi di complicazioni cardiovascolari di oltre 5,400 adulti. Metà delle persone in sovrappeso ed un terzo delle persone obese erano “metabolicamente sani”, con ottimi livelli di colesterolo “buono”, pressione, e zuccheri nel sangue.

Allo stesso tempo, una persona magra su quattro nello studio aveva almeno due fattori di rischi cardiovascolari tipicamente associati con l'obesità.

Ciò non significa che essere obesi sia di per sé salutare.

Significa solo che praticare attività fisica in modo regolare è molto più importante per la propria salute del semplice indice di massa corporea. Questi nuovi studi mostrano che persone sovrappeso con buona performance durante test aerobici sono più al sicuro da rischi cardiovascolari delle persone magre ma fuori forma.

Questi dati seguono studi dello scorso autunno da parte del Center for Disease Control and Prevention e del National cancer Institute, secondo i quali le persone sovrappeso sembrano avere una vita piú lunga delle persone con un peso normale.

Lo scorso dicembre, uno studio nel Journal of the American Medical Association sui tassi di mortalità tra 2,600 adulti oltre i 60 anni di età mostrò che le persone in sovrappeso (ma non obese) in genere vivono più a lungo delle persone magre. Le persone obese, secondo i risultati dello studio, muoiono prima sia delle persone magre che di quelle in sovrappeso.

Stephen Blair, uno dei coautori dello studio e professore della Arnold School of Public Health presso la University of South Carolina, sostiene che non dobbiamo focalizzare la nostra attenzione solo sul peso di una persona per determinarne la salute, ma anche sull'importanza dell'esercizio fisico.

Fonte primaria: New York Times
Fonte: scinico.org

fonte foto

Obesi attenti, siamo alle minacce

L'obesità inquina e danneggia l'ambiente. E' questo il messaggio che viene trasmesso in questi giorni e che nelle prossime settimane troverà richiami e approfondimenti su tutti i media. Scrive ProntoConsumatore:

L’obesità inquina. Sembra un’affermazione apocalittica, ma è quanto è emerso da uno studio britannico condotto dal Dr Phil Edwards e dal Dr Ian Roberts della London School of Hygiene and Tropical Medicine, pubblicato sull'International Journal of Epidemiology.
Combattere l’obesità non soltanto comporta mantenere un buono stato di salute e un bell’aspetto, ma anche avere cura e rispetto per l’ambiente.
Secondo lo studio inglese essere in forma aiuta il nostro pianeta in quanto la produzione di cibo è strettamente legata alle emissioni di gas serra, che causano il riscaldamento globale.

I benefici derivanti da una popolazione in forma sono stati stimati così: a grandi linee, una nazione “magra” consuma quasi il 20% in meno di cibo - producendo quindi meno gas serra - rispetto a una popolazione come gli Stati Uniti, in cui il 40% degli individui è obesa.
Gli alti tassi di obesità - presenti soprattutto nei paesi più ricchi - sono la causa di 1 miliardo di tonnellate di emissioni di gas serra ogni anno, rispetto ai paesi con una popolazione più in forma.
Si tratta, naturalmente e tanto per cambiare, di castronerie pseudoscientifiche. Non solo è evidentemente una generalizzazione inaccettabile associare un maggior consumo di cibi (qualsiasi cibo? di qualsiasi natura?) allo stato di obesità, ma il fatto che i responsabili dello studio dicano poi che l'obeso impatta sull'ambiente perché utilizza di più l'automobile la dice lunga sui condizionamenti a cui loro stessi non hanno saputo sottrarsi.

Eppure non è questo l'aspetto più grave di questo studio. La ricerca assume come base di partenza l'essere obeso: misurando anche se malamente quanto "pesi" sull'ambiente il ciccione di fatto lo si espone ad una nuova discriminazione. Si rafforza l'idea, cioè, che una condizione così specifica, intima e propria dell'individuo che la vive, proprio come l'essere alti o bassi, biondi o calvi, possa essere sottoposta a misurazione. Che abbia cioè un senso indagare su quel che fanno i ciccioni, come se ci trovassimo dinanzi ad una classe di persone omogenea, come se i comportamenti e gli atteggiamenti rispetto a tutto, dal cibo all'ambiente, dalla raccolta differenziata all'ecoturismo, dalla conservazione allo studio del clima, potessero essere suddivisi tra magri e obesi. Una follia generalizzante e superficiale che è foriera di sventure ulteriori per questa società malata.

Attenzione a noi tutti, è da questa pseudoscienza che spesso la politica (e il mercato, si veda l'esempio di UAL) parte per provvedimenti che restingono le libertà individuali. Come se non bastassero le discriminazioni già subite dai ciccioni, si buttano soldi in studi di nicchia, destinati ad alimentare ulteriormente la superficialità dei media che cavalcano, ora e sempre, la crociata fascista dell'anticiccia.

giovedì 15 gennaio 2009

Perché parlare (e lottare) è importante

Scrive Marly nel commentare un altro post:

(...) tutte le discriminazioni di cui parli, non sono cosi gravi.(...) Per quanto riguarda i mezzi pubblici, perche' le persone obese dovrebbero pagare un solo biglietto se occupano due posti? E' brutto, a tuo dire, che una persona obesa venga considerata anzitutto un malato che un individuo, pero' poi dev'essere trattata da malato godendo di agevolazioni e privilegi? Un po' contraddittorio...
Vorrei solo ricordare che l'obesita', in quanto malattia che inevitabilmente ne porta altre (diabete, infarto, ictus, ecc...), costa al servizio sanitario nazionale tantissimo, ogni anno.
Quindi... non credo sia il caso di lamentarsi dei diritti mancanti.
L'obesita', nelle mille sfaccettature che puo' avere, e' comunque una malattia curabile e non e' giusto che lo Stato debba pagare ancor di piu' di quello che gia' paga per chi non si cura.
E mi spiace davvero di essere stata molto rude nelle mie parole, ma in quanto ex obesa e in quanto persona che ha faticato a dimagrire e che ci e' riuscita anche grazie all'aiuto degli altri, non mi piace molto sentire tutto quest'astio verso il prossimo...


Cara Marly, secondo me non sei stata rude, è chiaro che chi è coinvolto nella cosa abbia sentimenti profondi, siamo fatti di carne e sangue. Detto questo non so bene dove tu abbia letto parole di astio, mi sembra che anzi si stia dibattendo proficuamente su una questione che tutti sentiamo profondamente.

A me pare che non consideri nella tua ultima risposta la condanna sociale a carico del ciccione e della cicciona di cui abbiamo parlato, e che però è centrale, né il fatto che chiedere di essere trattati da individui e non da malati non significhi chiedere di essere trattati da privilegiati. Sostenere questo probabilmente aiuterebbe chi volesse combattere la pari dignità dell'obeso, ma significa anche obiettare a tesi che non sostiene, credo, nessuno.

A mio avviso quando si parla di pari dignità non si intende togliere qualcosa a chi non è obeso, né togliere l'entusiasmo a chi non voleva esserlo ed essendolo è riuscito a cambiare la propria situazione. Ciò che invece si vuole fare è riuscire a superare il pregiudizio secondo cui l'impiegato obeso rende meno, che l'uomo o la donna obesi siano dei deboli o non abbiano carattere, che essere obesi significhi prima di tutto essere obesi anziché individui. Questi sono solo alcuni esempi, ma credo siano sufficienti a comprendere che non si parli di "poca cosa".

E' bene rendersi conto che viviamo in un ambiente che considera il ciccione un "individuo diminuito", qualcuno meno degno di rispetto, attenzione e cortesia di chiunque altro. Si attribuiscono al ciccione e alla cicciona comportamenti e caratteristiche che sono invece altamente variabili e che dipendono da individuo ad individuo e che sono ciò che rende tutti, cicci o meno, diversi.



Dal mio punto di vista proprio la difficoltà di slegare la questione della discriminazione dai dibattiti sulle diete segnala la lunghissima strada che rimane da fare per affermare la pari dignità del ciccione nella società contemporanea.

Quando la Corte Suprema canadese ha sentenziato che far pagare due posti in aereo ad un ciccione anziché uno sia un atto discriminatorio credo che abbia dato un segnale importante: non si tratta di far subire "costi maggiorati" alla compagnia aerea, si tratta soltanto di capire che le forme dell'umanità sono tante e sono varie, e tutte degne di rispetto.

Come non lamentarsi dei diritti mancanti quando schiere di ciccioni fin dalla più tenera età sono emarginati, sbeffeggiati, calunniati? E' necessario a mio avviso chiedersi perché e fare tutto ciò che si può perché tutto questo giunga ad una conclusione e si apra una nuova era di eguaglianza.

Paolo aka CicciOne