
E se dimagrire fosse impossibile? E se l'obeso fosse com'è per ragioni indipendenti dalla sua volontà? Se mangiare e fare sesso fossero geneticamente correlati?
Non sono domande casuali, sono domande alle quali la scienza inizia a rispondere. Affermativamente. Cambiando radicalmente lo scenario dell'obesità e ponendo un argine deciso a quella valanga di luoghi comuni con cui si travolge con leggerezza la socialità dell'obeso.
Basta dare un'occhiata a quanto emerso solo negli ultimi giorni.
La prima notizia
riportata da varie fonti arriva dall'Università di Navarra: uno studio condotto su 180 persone ha dimostrato come
il recupero del peso originario dopo una dieta possa avere origini genetiche. "Stando ai risultati, in alcuni soggetti sovrappeso od obesi sarebbero proprio i geni a intralciare i progetti di dimagrimento: alcuni specifici geni sarebbero più spesso associati a una maggior difficoltà nel perdere peso e a un’inevitabile tendenza a rimetter su chili appena si smette di stare a dieta".
Una soluzione, dunque, potrebbe risiedere nella
dieta permanente, un regime alimentare controllato, probabilmente poco compatibile con una vita felice, ma magari capace di mantenere la riduzione del peso. Ebbene, anche questo è assai più complesso di quanto si è pensato, e ancora una volta per ragioni genetiche. Un altro studio,
citato più volte in questi giorni, dimostra la difficoltà sostanziale di modificare tutta una serie di abitudini. In particolare, hanno spiegato gli scienziati dell'
Addiction Institute of New York, le nuove conclusioni sono dovute alle nuove tecniche di imaging clinico. "Hanno permesso - spiegano - di osservare i cervelli di pazienti con abitudini compulsive (...) e di verificare in tempo reale come i sistemi di ricompensa cereberale basati sulla dopamina chiedano sempre di più mentre
cedono i centri di controllo dell'esperienza". Come a dire, cioè, che vi sono tutta una serie di persone, e vengono elencati grandi mangiatori, tossicodipendenti ed altri, che vivono
una difficoltà se non impossibilità strutturale di cambiare i propri comportamenti che offrono questa "ricompensa", e tra questi comportamenti viene citato anche quello sessuale. "Quello che succede - spiegano i ricercatori - è simile per vari tipi di dipendenza, dalla cocaina al tabacco al cibo. Questo spiega perché voler cambiare sia probabilmente il primo passo per rompere un'abitudine, ma alterare gli ingranaggi neurali del cervello è la vera sfida".
A queste novità si potrebbero aggiungere le sensate considerazioni sull'
origine genetica dell'obesità, cose già note che
vengono ulteriormente approfondite da scienziati come David Pierce dell'Università dell'Alberta, che spiega la natura storica di molta obesità e la necessità dell'umanità di un tempo di poter "mettere via" le risorse dei periodi di abbondanza in previsione di quelli di magra. Ma più interessante, probabilmente, il recentissimo studio secondo cui
un obeso su venti lo è per una modifica genetica, un DNA diverso che spingerebbe il suo organismo ad ingrassare.

Una rilevazione
dovuta agli studi dell'Imperial College di Londra e di una serie di centri di ricerca europei. "Ricerche precedenti - spiegano gli scienziati - hanno identificato numerose varianti genetiche che contribuiscono all'obesità, la maggioranza delle quali sono mutazioni specifiche nel DNA di una persona che modificano la funzione di un gene. Questo è invece il primo studio a dimostrare chiaramente che l'obesità in individui altrimenti fisicamente sani può essere causata da una rara variante genetica nella quale una sezione del DNA di una persona viene a mancare". In questi casi la possibilità che si diventi obesi è di
50 volte superiore alla norma.
Mi fermo qui. Mi sembra però ovvio che sull'obesità non solo non sia stato detto tutto ma anzi che fin qui sia stato detto pochissimo. Ora che il tema è all'attenzione dei governi di mezzo mondo iniziano a fioccare nuovi studi sulla sua origine e le sue caratteristiche. E molte ancora ne vedremo amici miei. Per questo, peraltro,
questo blog è nato, perché non è più tollerabile subire una penalizzazione sociale pesantissima per una caratteristica che, è sempre più chiaro, ha origini spesso genetiche e cure spessissimo al di fuori della possibilità di scegliere.
Non che qui si ritenga necessario assolvere alcuno per scelte di vita personali e
indiscutibili a prescindere, ma cancellare qualche insulto a colpi di scienza non guasta, non foss'altro perché l'obeso combatte con una conventio ad excludendum basata prima di tutto proprio sull'ignoranza.
Uno dei più odiosi luoghi comuni che viene scagliato contro l'obeso da ogni dove, sul lavoro, persino in famiglia, è che se volesse potrebbe facilmente dimagrire. Da questo discendono non solo
insulti ed emarginazione, con conseguenze pesantissime sulla personalità dell'individuo, ma anche la scarsissima considerazione sulle capacità di autocontrollo dell'obeso. E da qui discende, a sua volta, una più difficile carriera lavorativa, minore credibilità sociale e via peggiorando. Vogliamo davvero continuare a subire tutto questo? Penso che la Scienza possa dare una mano ad evidenziare come
il pregiudizio antiobeso sia in tutto e per tutto razzismo.
(fonti foto
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