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giovedì 6 marzo 2014

E' Godzilla? No. E' la nuda Flabzilla

Una città minacciata da un mostro enorme che arriva dal nulla e che ad ogni passo butta giù edifici, schiaccia chiunque si trovi per strada. Ma non è Godzilla. Né un altro Kaijù



A realizzarlo ci ha pensato Kaylegh O'Keefe: si tratta di un videoclip con cui l'artista statunitense ha voluto lanciare un messaggio al mondo sfruttando uno degli scenari più battuti nell'immaginario fantascientifico, quello dei grandi mostri che emergono dalle acque per distruggere le metropoli giapponesi, i cosiddetti "Kaijù".

A breve distanza dall'uscita nei cinema di un colossal di settore, Pacific Rim, O'Keefe ha voluto infilarsi in questo contesto nel tentativo di spiazzare il pubblico, proponendo la sua singolarissima versione del mostro: Flabzilla. Una donna enorme e nuda che provoca devastazione a Londra. Se ne parliamo qui, evidentemente, è perché Flabzilla è grassa, e la sua inattesa incursione in questo specifico mondo sci-fi ottiene un effetto singolare, a metà tra l'ironico e la denuncia sociale. O'Keefe ne ha parlato a lungo sul suo blog, dove si leggono tutti i dettagli di una operazione che ha richiesto molte molte ore di preparazione.

Classificato come #fatactivism, attivismo ciccione, il video ha già raggiunto su Vimeo circa 5mila visite. Come l'autrice ha spiegato in radio, il suo scopo è sdoganare l'immagine della donna ponderalmente rilevante rendendola proprio gigantesca, di proporzioni così mastodontiche da togliere carburante all'odio iniettando ironia, comicità con in più l'afflato libertario della nudità. Qui sotto il video:

Flabzilla from Kayleigh O'Keefe on Vimeo.


mercoledì 11 dicembre 2013

Obesi nudi contro la manipolazione

"Ispirata dai grandi maestri della pittura, da Tiziano a Rubens". Così la fotografa britannica Julia Fullerton-Batten spiega una singolare serie di fotografie che ha integrato in una esposizione e che ha intitolato Unadorned, termine che in questo caso potremmo tradurre come "privo di manipolazione", che è poi il cuore del messaggio di questo lavoro. La sua idea è rileggere con la fotografia e in chiave moderna l'ispirazione dietro alcuni dei grandi capolavori della pittura nella storia. E di farlo usando modelli e modelle obesi.



"Se guardiamo agli ultimi pochi millenni - spiega la fotografa britannica - le forme femminili più ricercate erano abbondanti e, nel caso di Rubens, decisamente opulente. Solo in tempi recenti (...) la nostra società narcisistica con il supporto dei media e della pubblicità interpreta la figura ideale come quella di una donna ultrasottile, migliorata da problemi di alimentazione e chirurgia plastica".



"Io - spiega ancora - ho trasposto i capolavori di grandi artisti del passato in un contesto moderno. Modelli abbondanti di entrambi i sessi hanno senza vergogna fatto a meno dei propri vestiti e si sono presentati nudi". "I miei modelli - conclude - accettano che i loro corpi siano come la natura li ha voluti. Dimostrano onestà, sia agli altri che a se stessi, in un mondo troppo spesso dominato dalla bellezza sintetica".

L'esposizione Unadorned è a questo indirizzo.

domenica 8 dicembre 2013

Tributo ai miei fianchi

Una poesia di Lucille Clifton tradotta da Fiorenza Mormile:

questi fianchi sono fianchi larghi

hanno bisogno di spazio per

andarsene in giro

non stanno a loro agio dentro

posticini di basso profilo, questi fianchi

sono fianchi liberi.

non amano essere bloccati.

questi fianchi non sono mai stati fatti schiavi,

vanno dove vogliono andare

fanno quello che vogliono fare.

Questi fianchi sono fianchi possenti.

Questi fianchi sono fianchi stregati

li ho visti

lanciare un incantesimo su un uomo e

rigirarlo come una trottola!



(fonte originale)

domenica 24 novembre 2013

Nude e opulente, le belle donne



"Nel mio lavoro ritraggo quello che le donne abbondanti significano per me. Mi focalizzo sulla loro pienezza e femminilità, quale forma di protesta contro la discriminazione imposta dai media e dalla società odierna.
Queste donne incarnano per me una forma diversa di bellezza. Credo nella libertà del gusto, e nessuno dovrebbe essere riluttante nell'esprimere le proprie inclinazioni a questo proposito. Limitare questa libertà è vivere in una dittatura dell'estetica.
Credo che ci siano vie diverse a quello che percepiamo come bellezza, nulla che possa essere misurato, nulla di una dimensione standard.
Io fotografo le mie modelle nude e serene, per creare una rappresentazione confortevole, orgogliosa e costruttiva di sé dinanzi a chi guarda".

Così Yossi Lololi, celebre fotografo italiano, racconta il suo Full Beauty Project che, rispetto ad altre precedenti esplorazioni artistiche, aggiunge una forte componente di denuncia contro la discriminazione.



La forza della rottura con l'immaginario imposto da media, moda e business è così penetrante in queste fotografie da confondere le idee ad alcuni, esaltando invece altri. Per noi la chiave sta nell'occhio del fotografo che non cerca complicità con chi guarda ma offre una opportunità: l'esistenza pacifica di un mondo alternativo o, meglio, di un mondo più ampio, nel quale le modelle sono spogliate di ogni ricorso esibizionistico per porre al centro ciò che sono con molta più forza ed energia di quanto accada nelle immagini standard da cui siamo bombardati, anche perché del tutto alternative ad esse.



giovedì 7 novembre 2013

Quegli enormi sexy ciccioni nudi



Si arrampicano su enormi scale, sorreggono soffitti e dormono sui rami. Si ergono, si lasciano cadere, si arrotolano o si fanno guardare. Sono gli uomini grassi scolpiti da Mu Boyan, artista cinese che riscuote sempre più interesse in occidente. A noi piace parlarne qui per due motivi: ci piace il bello, e ci piace che a rappresentarlo siano uomini ciccioni.



Il rapporto dimensionale è il grosso del lavoro artistico di Mu Boyan (fonte foto: Juxtapoz), una relazione che investe chi guarda e chi viene guardato ma che vive anche del loro/nostro rapporto con l'ambiente artificiale e naturale, con gli oggetti della comunicazione, creando con il ciccione enorme e il piccolo obeso una nuova lente per osservare il nostro mondo.



Il perimetro prospettico di questa singolare angolazione è quello di un uomo che, enorme, sorregge un soffitto, come ad impedire che cada sui piccoli umani che vi si affollano intorno, o di un ciccione, improvvisamente così leggero da potersi pascere del proprio sonno abbandonandosi tra le fronde.



Dalle mani di Mu Boyan escono uomini nudi che molti considerano sexy, forse proprio perché così grandi o piccoli da essere di fatto adimensionali, portatori esclusivi di una grazia che è anche fecondità e potenzialità. Nudità che riscattano le discriminazioni imposte alla bellezza obesa nel nostro quotidiano. Persino quando cadono, o crollano, gli uomini scolpiti invocano la partecipazione di chi li guarda, espressione di una carnalità della comunicazione fatta di una prossimità uomo/sé resa possibile proprio dal nudo.



I link su questo breve post portano tutti ad ulteriori gallerie delle opere di Mu Boyan. Buona visione!

mercoledì 19 maggio 2010

Fat Discrimination, il film

Un lungometraggio per mettere all'angolo il pregiudizio e spiegare quali sono le molte vie della discriminazione contro i ciccioni. A questo e nientemeno si sta dedicando una cineasta statunitense, Jennifer Jonassen, dando spazio ad una serie di testimonianze, esperienze, talvolta tragedie. Il claim del film è efficace: "L'obesità è cultura, non una malattia".

La discriminazione colpisce a scuola, sul lavoro, nella socialità di ogni giorno, impatta sulla vita affettiva, l'autostima e la possibilità di vivere una vita serena. Non basterà un film a cancellare decenni di luoghi comuni e falsità raccontate sull'obesità, un fenomeno tuttora compreso solo a metà, ma a giudicare dal lungo trailer qui sotto è davvero un ottimo inizio.

Gli autori spiegano di aver bisogno di 20mila dollari per finire il film: tutte le info sul sito dedicato e alla loro email. Il loro concept? "La discriminazione anticiccia si rivela un attacco continuo contro le donne, i poveri, le minoranze. Scopriamo l'origine psicologica e viscerale dell'odio e della paura per il grasso mentre una potente industria rivestita di scienza da due soldi fa miliardi di dollari spingendo la gente ad odiare se stessa e acquistare prodotti. La nutrizione e l'attività fisica ti rendono sano. La dieta ti fa ammalare. La ciccia è più salutare della magrezza ossessiva. E la scienza non c'entra nulla con questo campo di battaglia morale, estetico e culturale. Ci definiscono come vogliono. Ciò di cui la maggioranza dei ciccioni ha bisogno ora è socialità e accettazione di sé".

Buona visione.

lunedì 3 maggio 2010

Nude, nudi, liberi in ogni forma

Se devo essere sincero da tempo mi ero un po' stancato delle fotografie di Spencer Tunick: l'ottima idea iniziale, quella di spogliare uomini e donne per farne tribù alla conquista di spazi imprevedibili, alla lunga sembrava essere stata svuotata dalla ripetizione, dalla ridondanza. Il suo ultimo set di foto, invece, credo che vada valorizzato, tantopiù su queste pagine.


Come si può vedere da queste immagini, l'umanità vista da Tunick è la più varia. Non sono soltanto nudi, sono corpi di ogni forma, età e dimensione: l'assenza normalizzatrice degli abiti, la collocazione di quelle figure tra aiuole e scoscese generalmente solcate da un'umanità velata e quindi più solitaria, torna a dar vita ad una liberazione collettiva che era forse nel disegno originale dell'artista. E' ottenuta, o riconquistata, trovando il filo che lega le diversità delle donne e degli uomini che partecipano al gioco e che, così facendo, ci prendono per mano: con il clic di una fotografia non solo si ritrova quel filo perduto, viene anche annichilito l'ostracismo esclusivista della bellezza mainstream in quanto secondario e periferico comunque lo si guardi.


Il risultato non è altro che un'affermazione di stato, essere senza bisogno di giustificazioni, spogliato, appunto, dalle sovrastrutture tessili e psicologiche con le quali di solito tendiamo ad avvilupparci, nasconderci e, almeno un po', tradirci.

mercoledì 21 aprile 2010

Il Posto dei Ciccioni

Artisti di ogni epoca e latitudine hanno saputo riconoscere la straordinarietà dell'obeso, sono stati attratti dalla sua morbidezza, dal modo in cui occupa lo spazio. Al di fuori delle mode, l'arte continua a servirsi anche oggi di tutte le forme dell'umanità, riconoscendo in tutte la bellezza dell'unicità ed esplorandone il mistero senza tabù di sorta. La nuova videopillola di C.C.D.:

lunedì 29 marzo 2010

Bob, Tekken 6 e il ciccio che spakka


È vero, non fanno altro che picchiarsi l'un l'altro in un vortice di effetti speciali, ma tra gli esotici personaggi di Tekken ha fatto il suo debutto nientemeno che Bob, biondino di centosessanta chili capace di stendere a cazzotti e calci volanti anche il più temibile picchiatore professionista. Una novità non solo estetica per uno dei più noti e giocati videogame di tutti i tempi, una scelta che infiltra l'obeso nel regno dei lottatori tutto muscoli e coreografie, fin qui insidiati solo da pesanti tradizionali per eccellenza, i già sdoganatissimi lottatori di Sumo.

Nella sua ultima incarnazione, Tekken aggiunge nuove spezie: ai vari Jin o Eddie, esegeti di arti marziali prive di filtro, affianca il colosso buono, capace fin dalla spettacolare introduzione dei titoli di macellare a manate e giravolte i ceffi brutti e cattivi del mondo emerso.

Bob è un ragazzone di strada quando avvolto in jeans che ne raccontano le forme senza esitazioni, ma è anche un esplosivo adolescente quando indossa bretelle e top sopra pantaloni attillati; sulle varie piattaforme di gioco presta la sua morbidezza anche ad improbabili tutine rosa o completi dandy decisamente passé. Ad ogni modo, in quel teatro visionario, Bob è un obeso che cammina a testa alta, che si fa rispettare con i pugni (è quella la moneta delle terre di Tekken), soprattutto è uno squartatore di pregiudizi che si materializza sulle joystick di milioni di utenti: a loro, giovani o meno, propone la nova accecante di un codice fantastico dal quale l'obeso può non essere estromesso, e che anzi possa abitare con pari dignità, coprotagonista a tutti gli effetti, grosso buono e potente e per questo temibile e rispettato.

Sarebbe probabilmente ingenuo voler leggere nell'epifania tekkeniana di Bob il Grosso qualcosa di diverso dal tentativo degli autori della popolarissima saga di caratterizzare nuovi personaggi per soddisfare platee mai sazie di novità, la realtà è che, quale ne sia la motivazione, la fucina creativa di Tekken aggiunge in questo modo una innovativa dose di modernità culturale ai molti riferimenti rogue fantasy sci-fi e persino medievali dei quali è solita pascersi. Se ne potrebbe parlare come di una rara rivincita per i ciccioni del mondo ricco e videoludico ma forse, vista la popolarità di questo titolo, qualcuno potrebbe persino considerarla una speranza vera e propria, o il seme di una pianta capace di strappare l'immaginario obeso dal fango della maldicenza e del pregiudizio per sospingerlo verso il cielo e consegnarlo così alla luce riparatrice del sole.

venerdì 12 marzo 2010

Il falò dei libri di dieta

Riappropriarsi della propria immagine, del diritto alle proprie scelte e della propria serenità: questo l'obiettivo dichiarato di un'artista attivista e femminista della scena statunitense, Brenda Oelbaum, già nota per No Shortage of Diet Books (vedi foto), che il prossimo 22 marzo terrà un evento dal titolo Great Diet Rip Up, un modo innovativo per sbranare letteralmente quei libri di diete e dintorni che a detta dell'artista deludono le folle, illudono alla magrezza come soluzione di ogni male, rendono infelici ciccioni e ciccione di mezzo mondo.

La stessa Brenda ne parla in una pagina dedicata su Facebook, spiegando che si tratta di un evento "che avvicina chi cerca di risolvere i propri problemi di peso, immagine o cibo, i professionisti della salute e la nostra comunità (quella dell'attivismo anti-discriminazione, nda.) in una dimostrazione creativa di supporto e sostegno ad ideali di fisicità positivi, con al centro l'individuo".

"L'industria della dieta e quella della bellezza, e gli standard culturali attuali - continua - promuovono pratiche alimentari insane e insoddisfazione per la propria fisicità in gente di ogni età, sesso, etnia e censo. Il Great Diet Rip Up reagisce contro la vergogna, le accuse e le contraddizioni insite negli standard culturali di salute e bellezza. Le diete non sono efficaci per la maggiorparte delle persone. Ripetere tentativi di dieta uccide la stima di sé, la salute e il benessere".

L'iniziativa dell'artista si terrà nel suo atelier dove inviterà tutti a fare a pezzi una riproduzione della Venere di Willendorf realizzata incollando e mettendo insieme centinaia, migliaia di libri di diete, libri che verranno strappati in un brivido di liberatoria violenza dai presenti.

(fonte foto)

lunedì 22 febbraio 2010

Donne, nudità, orgoglio e size acceptance


"La donna americana mediamente pesa il 25 per cento in più delle modelle che vestono gli abiti che vengono commercializzati per lei. Si tratta di una imponente industria costruita attorno al vendere alle donne modi per avvicinare i propri corpi ad una fantasia. Il messaggio è il tuo aspetto non è il migliore, ma se compri il nostro prodotto ti ci puoi avvicinare".

Così Leonard Nimoy, celebre attore e regista e da lungo tempo raffinato fotografo, ha descritto a suo tempo il Full Body Project, un lavoro nel quale vengono presentate immagini di donne senza veli, donne di grandi dimensioni che non hanno alcuna intenzione di nascondere la propria femminilità, rivendicando al contempo il proprio diritto a conquistarla ed esporla a proprio piacimento. Si tratta, evidentemente, di un lavoro liberatorio per chi ne è coinvolto ma soprattutto per il pubblico, una spina nel fianco agli ideali di bellezza e magrezza che sconvolgono la vita di milioni di persone in tutto il mondo.

"Le donne in queste pagine - ha anche dichiarato Nimoy - presentano con orgoglio i propri corpi. Si accettano e rispettano se stesse ed io spero che questi sentimenti possano trasmettersi ad altre".

venerdì 19 febbraio 2010

Cuori grassi, cuori sexy, cuori veri

«Estetica? Io sono grosso! Sono Bellissimo! E anche molto sexy! Quarant'anni e mai una malattia!»

Così Perdido, espertissimo tra le altre cose di fumetti, sul suo blog Perdido Pulp Blues inizia a raccontare con stile e intelligenza di Cuori Grassi, un fumetto di Mauro Talarico che ha un ciccione per protagonista, "Rocco Bonetti, il giovane e paffuto protagonista di Cuori Grassi, lo straordinario fumetto (comico con retrogusto acido) di Mauro Talarico, sicuramente uno dei titoli italiani più originali e fuori dal coro delle ultime due decadi".

"Le paradossali avventure di Rocco Bonetti - scrive Perdido - esasperano l'odissea dell'obeso nella moderna società schiava dell'immagine per lasciare emergere quanto questa stia perdendo in fretta il suo elemento più prezioso: l’umanità".

(...) "Ci voleva una discreta dose di intelligenza, oltre che di coraggio - continua - per mettere in scena l'eterna guerra di un obeso con il cibo senza scadere nel più ottuso dileggio o nel più irritante dei moralismi. Mauro Talarico è riuscito, invece, a parlare in modo affettuoso di diete intollerabili, di personalità complessate e dei mille crucci, piccoli e grandi, che spesso assillano le persone sovrappeso. E se l'ironia pungente è a tratti corretta da una goccia di malinconia, l'affresco complessivo è allegro e ottimista. Ai ciccioni, insomma, si può voler bene. Molto più che agli snelli e palestrati compagni di scuola di Rocco, tutti svenevoli manichini dall’encefalogramma piatto" (...)

(...) "Rocco vive con i genitori, va a scuola, e porta avanti una surreale storia d’amore con la sua bilancia, che chiama Marilyn. Bilancia che altro non è se non la voce della sua coscienza. Un grillo parlante tecnologico che a volte si trasforma in una sexy-donna dalla forza erculea, in grado di portare in collo il monumentale amichetto. Il padre Mario, principale responsabile dei geni che hanno fatto del figlio un obeso sin dagli anni più verdi, è in grado di comprenderlo fino a un certo punto. L'età matura e una paciosità di fondo non gli fanno vivere la propria forma fisica con lo stesso tormento da adolescente che invece strazia Rocco, e le crisi frequenti del figlio gli appaiono spesso come delle vere e proprie esplosioni di follia. Intorno a Rocco e al padre danza una piccola folla di personaggi esilaranti, molto spesso a tesi, che svolgono un funzionale ruolo di coro alle tribolazioni epiche dell'eroico ciccione alla ricerca del suo ruolo nel mondo. La madre di Rocco, longilinea e ancora piacente compagna di Mario, suggerisce in modo candido che l'amore non è negato a nessuno al di là dei cliché estetici. Lo stolido e reazionario nonno, classico portatore dell'idea di “una nuova guerra” come paradigma educativo per le nuove generazioni comodiste. Il possente pizzaiolo Gino, eterna tentazione alimentare e voce dell'orgoglio ciccione" (...)

(...)"A una lettura superficiale, Cuori Grassi potrebbe essere scambiato per un mero sfottò nei confronti della gente con problemi di peso, ma la realtà è ben diversa. Il fumetto di Talarico esprime solidarietà e tenerezza senza indugiare nel patetismo, ma ricorrendo abbondantemente alla spezia dell'ironia. Il mondo snello e salutista che circonda Rocco (e a volte lo assedia) è marcio, insensibile, truffaldino e sovente crudele"(...)

(...) "L'idea stessa della forma fisica perfetta è presentata come un'utopia discutibile. Chi è bello, spesso è anche stupido. Chi teorizza in modo fanatico la necessità assoluta della magrezza, è in realtà un frustrato che non ha saputo assaporare la vita e riempirsene il cuore. Sì, fino a renderlo grasso. Gonfio e
palpitante di gioia di vivere. Il ciccione potrà non essere agile, ed essere bersaglio di facili scherzi. Ma è capace di interrogarsi, di soffrire, e quindi di essere a buon titolo chiamato uomo" (...)

giovedì 10 settembre 2009

Il cinema si fa obeso

Dovremo attendere ancora pochissimo prima di vederlo al cinema: è Gordos, un film di Daniel Sanchez – Arévalo che, dalle prime impressioni leggendo critiche e guardando il trailer, contribuisce a "socializzare" la questione obesità. Impossibile esprimere un giudizio prima di vederlo ma ho la sensazione che qualsiasi cosa contribuisca a "normalizzare" l'obesità, e punti a scherzarci sopra, sia utile ad una maggiore comprensione della complessità della questione, che è poi la complessità dell'individuo.
Qui ho trovato quella che mi sembra una buona presentazione-recensione del film in italiano, qui sotto invece il trailer in spagnolo:

mercoledì 28 gennaio 2009

Anche le auto sono ciccione

Fanno sorridere, sono la provocazione di un artista austriaco. Qui una Ferrari (credo) ;)