Visualizzazione post con etichetta media. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta media. Mostra tutti i post

martedì 11 maggio 2010

I grassoni fanno vendere

Non che sia una novità ma la carne.. vende, come si dice in gergo giornalistico, se poi è così tanta da costituire obesità allora ultimamente vende ancora di più. Non si spiega altrimenti come sia possibile che un quotidiano autorevole come il Wall Street Journal dia spazio, molto spazio, ad articoli deliranti come questo, uscito nei giorni scorsi.

In modo apparentemente articolato, mi si passi il calambour, gli autori descrivono l'obeso: incapace di autocontrollo, preda dei propri istinti, dedito alla continua gratificazione sotto forma di intrattenimento anche (ma non solo) alimentare, il tutto per riempire esistenze altrimenti vuote.

Certo, gli autori impastano il tutto con un linguaggio pensato per sembrare ragionevole, focalizzandosi ad esempio sui costi che gli obesi rappresenterebbero per il sistema, aritmetiche che cancellano la diversità e la risputano sul piatto sotto forma di numeri: dalla sanità al maggior consumo di carburante non si risparmia nulla al buon senso. Indipendentemente da quello che fanno, dalla loro spesa energetica, dai posti di lavoro creati o da qualsiasi altro elemento di diversità, indipendentemente da quanto contribuiscono con i propri redditi gli obesi sono un costo. Un vero e proprio pallino ormai per economisti abituati a togliere gambe e braccia agli umani affinché, assomigliandosi, possano essere inseriti in insiemi omogenei soggetti a variabili e delta.

....For the uneducated, the world is an intolerably dull and slow-moving place by comparison with the excitement available at the press of a button or the flick of a switch. Why, then, move off your couch and risk the ennui of the real world? You can satisfy your appetite and occupy the vacuum of your mind at the same time, at most wriggling like a maggot in sawdust. The availability of constant entertainment is one of the causes of obesity....

L'analisi del prestigioso quotidiano finanziario ha l'ambizione di descrivere le cause dell'obesità negli Stati Uniti finendo per affermare che la cosiddetta epidemia di gente ciccia si deve alle mancanze di cui sopra associate alla disponibilità di fast food che hanno cancellato sane abitudini domestiche, come quella di cucinare e mangiare a tavola.

Se uno dei più ascoltati quotidiani del mondo oggi si produce in un articolo che trasuda pregiudizio quasi ad ogni riga - qualcosina qua e là si salva..:) - e fa letteralmente a polpette la socialità di questa razza di subumani che si ingozzano da mane a sera vuol dire che la complessità della questione obesità è ancora ben lontana dall'essere colta. Il che non impedisce, evidentemente, di prodursi in esternazioni di insofferenza per una delle più diffuse forme dell'umanità.

sabato 24 aprile 2010

Il Guardian studia e scodella. Era ora

Marilyn Wann ed altri esponenti del movimento per la Size Acceptance sono interpellati in un interessante e approfondito articolo del Guardian che consiglio a tutti di leggere.

La base di partenza dell'inchiesta/intervista è tutto un programma: "La ciccia significa incapacità di controllo e sovra-alimentazione, il grasso significa povertà e fallimento morale, una combinazione potente di odio sociale e fisico. Ciccia vuol dire una vita fatta di bibite, cibo industriale e nessun limite. L'obeso, con un indice di massa corporea oltre il 30 per cento e con i suoi rotoli di ciccia, diabete di tipo 2 e problemi cardiaci, è una sotto-razza che non può pretendere i pari diritti. Inoltre, questo genere di adulti sono responsabili per tutto quello che va dall'aumento dei costi della sanità alla creazione di una nuova generazione di bambini grassi".

Questa premessa, che il giornale britannico cita per far comprendere a chi legge quali siano i termini del dibattito attuale sull'obesità, viene via via smontata non solo dagli attivisti interpellati ma anche dai medici. Tanto che l'autrice dell'articolo, Louise Carpenter, sembra via via convertirsi alla weight diversity, elegante locuzione sulla complessità delle umane differenze.

Uno dei pregi dell'articolo è la comprensione del momento storico: "Stiamo entrando in un'era - scrive Louise - in cui si utilizzano frasi come obbligo morale o imperativo economico per trasformare i grassi in magri".

Perché si è grassi? A questa domanda Marilyn risponde così: "Calorie che entrano, calorie che si bruciano, questa è solo in parte una spiegazione del perché le persone pesano quel che pesano. Se si guardano ai dati sui gemelli identici, la componente genetica è molto ampia, come nel mio caso. Mia madre è grassa, mia nonna era grassa, e noi tutti, come famiglia, abbiamo sempre mangiato normalmente. Poi dipende dalle patologie che puoi aver avuto nella tua vita, da quali medicine tu abbia preso, o dalla tua sanità mentale. Ci sono persone che mi dicono che non si possono rompere le leggi della fisica, io spiego loro che tutti noi conosciamo almeno una persona magra sedentaria, che mangia molto, non fa esercizio fisico. E dico loro che secondo la loro equazione quella persona dovrebbe essere grassa".

Tra i pregi del pezzo anche l'approfondimento scientifico che indica, se ancora ve ne fosse bisogno, quanto dell'obesità rimanga ignoto, sconosciuto. Tanto che "i ciccioni non sono sempre ciccioni perché mangiano tanto. Vanno considerate cose come la genetica, la depressione, l'isolamento, la povertà, un metabolismo stravolto da una storia di diete yo-yo, il tutto combinato con un grado più o meno consapevole di scelta personale". E Louise ne parla con Linda Bacon, medico e ricercatrice che da lungo tempo investiga la relazione tra obesità e patologia, e viene citato il suo famoso studio del 2002: "Con il contributo di due ricercatori del Ministero dell'Agricoltura e da una celebre ricercatrice dietologa Judith S. Stern, con il finanziamento dell'Istituto Nazionale della Sanità, Bacon ha condotto uno studio clinico su 78 donne con massa grassa tra il 30 e il 45 per cento.

La metà è stata posta a dieta, con controllo delle calorie e pesate, e l'altra metà con il programma HAES (Salute Ad Ogni Dimensione) che incoraggiava il gruppo a fare esercizio e ad accettare se stesse. Dopo i primi sei mesi, gli altri sei hanno visto riunioni periodiche dei due gruppi. Al termine dell'anno, chi aveva fatto la dieta aveva riguadagnato il proprio peso senza benefici di salute. Le donne con HAES, invece, avevano colesterolo e pressione sanguigna più bassi, avevano quadruplicato le energie spese nelle proprie attività senza stare a dieta. Non avevano perso peso". Spiega la Bacon: "Naturalmente, potrebbero anche aver perso peso sul lungo termine mano a mano che HAES è entrato nelle loro vite, ma non lo sappiamo. Ciò che conta è che queste donne erano più in salute e più felici di essere quel che sono".

Insomma un bell'articolo, forse impegnativo ma, in questo senso, emblematico della complessità della questione. Una complessità alla quale non possono sfuggire i tanti che parlano di obesità e diete reiterando luoghi comuni che poco hanno a che vedere con la scienza e niente con la realtà psicologica del ciccione.

(fonte fotina)

sabato 3 aprile 2010

Link pasquali

Oltre che per leggersi i post di C.C.D. che non si ha avuto ancora il tempo di leggere :), i giorni di Pasqua possono venire comodi per leggiucchiare qua e là senza troppo impegno cose cicciose e utili.

Tra le letture di sempre, chi non l'avesse ancora fatto, rimane consigliatissimo il bel post di Medea, in italiano, già linkato da questo blog sull'origine del pregiudizio sull'obesità. In inglese, viste le polemiche che negli ultimi tempi si sono sviluppate soprattutto su Facebook, consiglio un altro articolo vitale: I am Fat. I am Happy.

Andando invece all'attualità dell'ultimo mese sono sostanzialmente due le segnalazioni che può essere utile proporre.

Del cibo come "dipendenza" ci eravamo occupati nelle scorse settimane, da qualche giorno con la complicità della concorrenza tra scienziati se ne occupa un po' tutta la stampa generalista italiana. A questo indirizzo un elenco di articoli per chi vuole approfondire ulteriormente.

Infine segnalo un articolo di Panorama, L'obesità è contagiosa, che ha il pregio non solo di descrivere alcune delle ultime novità scientifiche del cicciomondo ma anche di farlo comprendendo che la questione obesità non può essere ridotta ad un luogo comune. L'unico difetto del pezzo lo trovo nel credere ancora che possa esservi una chiave di volta, una sorta di "causa primaria", capace da sé di disvelare il grande mistero dell'obesità.

E, con questo, Buona Pasqua!!!

giovedì 1 aprile 2010

Quelle curvy nude che piacciono tanto


Che si possa essere tondeggianti e belle è una verità che un numero crescente di uomini e donne stanno scoprendo, che oltretutto si possa trasformare questa virtù in spettacolo e moda...beh quella è una verità che si sta affermando nonostante certe polemicucce. E così, mentre si organizza su Facebook un gruppo di modelle curvy, quelle a cui Vogue Italia dedica un intero sito, su Sette del Corriere della Sera esce una delle primissime iniziative delle cicciotelle consapevoli della propria bellezza residenti in Italia.

Ne parla TgCom ricordando come non sia certo la prima volta che delle modelle curvy posano nude, ma specificando che è la prima volta che ciò avviene con sole protagoniste che lavorano e operano nel nostro paese. La nudità, evidentemente, non è soltanto il mezzo con cui dimostrare l'altra bellezza, quella che continua a sfuggire a molta parte dei media e della tv, ma è anche una prorompente affermazione di libertà.
Alessandra Mareschi è una studentessa che vive a Torino, per lei la carriera di modella è stato un punto di svolta: "Mi ha fatto sentire finalmente bella modo mio, senza più bisogno di omologarmi a un modello".

Anche Alessandra Minelli, neolaureata napoletana, mostra con orgoglio le sue rotondità: "Mi piace dimostrare come un fisico sinuoso possa essere femminile e sensuale".
Su Facebook, invece, si vanno organizzando le protagoniste di Curvy CAN, iniziativa pensata più in generale per combattere ogni genere di disturbo alimentare partendo dalla considerazione di sé, dalla bellezza diversa, dal rifiuto della ossessione della magrezza quale modello di riferimento. Ad animare la pagina sei modelle "plus size", pronte a dimostrare fatti e foto alla mano che "plus" è bello.

martedì 30 marzo 2010

L'offesa e il razzismo [newsflash]

Finisco ancora una volta su Google News e da lì su IlGiornale per scoprire questo articolo che se la prende con una sentenza della Cassazione su insulti e razzismo.

Se il punto dell'editoriale è piuttosto chiaro, assai nebulosa e un filino preoccupante è la conclusione:
Gli studiosi, ebbene sì ci sono anche gli studiosi dell’insulto, o meglio gli studiosi comportamentali, hanno individuato 14 categorie di insulti. Tra i più diffusi ci sono maiale, stupido ma, sorprendentemente, anche ciccione. Ecco, «italiano ciccione» suona meglio, fa sentire in colpa, forse, ma eviterebbe alla Cassazione di cercare in pelo nell’uovo. E farci andare di traverso anche la Pasqua.
Che ciccione venga usato come insulto temo che sia nell'esperienza comune, che "italiano ciccione" suoni meglio di "italiano di m***a", però... beh su quello avremmo qualcosa da ridire.

Un'altra microsegnalazione da par condicio riguarda questa volta LaStampa: in un articolo su una nota vicenda di cronaca, il giornalista utilizza l'espressione "ciccione trasandato" con un chiaro intento descrittivo esplicito: vuole che chi legge capisca subito di chi si parla. Ma ahilui cade implicitamente in un luogo comune associando un termine concepito come deteriore, "ciccione" (e non, chessò, "obeso"), ad un altro termine ugualmente deteriore. Avesse scritto "ciccione E trasandato" forse non avremmo storto il naso. Anche da queste piccole cose, evidentemente, si coglie la pervasività della cultura antiobesità in questo paese e quanto ripida sia la salita che dobbiamo percorrere.

mercoledì 24 marzo 2010

I cicci sbancano anche in Medio Oriente


E' una notizia ghiotta, interessante, persino importante. Per la prima volta un giornale femminile nel mondo arabo ha voluto approfondire la questione della libertà dimensionale e ha dato ampio spazio alla questione della Size Acceptance.

L'articolo, disponibile qui, è una diretta conseguenza del lavoro del chapter locale di ISAA, associazione internazionale per la Size Acceptance, la cui presidente Fatima Parker (nella foto) è stata appunto intervistata dal magazine femminile.

In un messaggio diffuso alla comunità, Fatima spiega che non solo è stato citato il suo pensiero sulle donne felici di essere obese e gli ultimi dieci anni di attivismo ma anche sono state intervistate diverse donne che sono impegnate sulla Size Acceptance. In più, e questo è estremamente rilevante anche per la localizzazione dell'articolo, a parlare sono stati anche gli uomini che, sposati con donne di importanti dimensionalità, hanno spiegato di trovale belle, generose, gentili e sexy.

"Sono felice - continua Fatima nel suo messaggio - di vedere come anche lo psicologo intervistato abbia dato una connotazione positiva alla Size Acceptance e all'importanza della stima di sé per mantenere una buona salute. E di come sia stata invece stigmatizzata l'ossessione della magrezza, che causa una ridotta stima di sé e dell'immagine del proprio corpo".

venerdì 19 marzo 2010

I ciccioni "occupano" il New York Times


Questa volta è nientemeno che il più prestigioso quotidiano statunitense a dedicare un ampio servizio alla discriminazione contro i ciccioni, un articolo scritto da una giornalista che da anni si occupa della questione. Non sono solo i contenuti ad essere rilevanti, dunque, ma anche la forma, e lo spazio dedicato alla questione, così come il linguaggio utilizzato: la scelta delle parole è tanto più importante quanto più chi legge è condizionato dal culturame dell'esclusione.

E così Harriet Brown nel suo "essay" ripercorre tappe che chi segue C.C.D. già conosce, dallo studio a Yale sui medici ed infermieri che non riescono a relazionarsi in modo professionale con gli obesi alla discriminazione sul lavoro, che non riguarda soltanto i licenziati o i licenziandi ma anche chi cerca un'occupazione, disoccupati o inoccupati che siano.

Allo stesso modo Harriet affronta i progetti con cui si vorrebbe misurare la massa grassa alle matricole di certe università e via dicendo. Soprattutto, però, l'articolo ha il pregio di sottolineare la gravità dello stigma anti-obeso. Si tratta di un fenomeno che rientra nell'esperienza di molti: il pregiudizio, l'offesa e l'aggressione contro gli obesi è talmente condivisa, pubblicizzata e ripetuta dentro e fuori dai media, scuole, aziende, che attaccare chi è obeso in pressoché qualsiasi ambiente significa farla franca e persino ottenere l'approvazione del prossimo.

Questo, concludiamo noi, non è solo un comportamento diffuso anche qui in Italia dove l'ideologia normodimensionale non è meno pressante e deviata che negli Stati Uniti ma è anche il segno di una società che indulge in comportamenti deteriori che la rendono più piccina, meno interessante e in definitiva meno stimolante per tutti, non certo solo per gli obesi. Articoli come quello di Harriet possono fare la differenza, speriamo di leggerne ancora e di più, magari non solo negli States.

mercoledì 10 marzo 2010

E i ciccioni finiscono sui giornali

E' buffo: ho appena finito di scrivere una mail a Marilyn Wann di Fat?So! ed ecco che ti esce un articolo di Federico Rampini su Repubblica.it in cui si parla proprio di lei, uno dei leader del movimento per la Size Acceptance negli States, fondatrice tra le altre cose anche di FatStudies, un gruppo su Yahoo nel quale si passa al setaccio tutto quello che succede, si dice e dicono su obesità e dintorni.

Il motivo dell'ottimo pezzo di Rampini è nell'appello che Marilyn ha pubblicato sul Daily Mail con il contributo di un'altra testa pensante del movimento, il professore di diritto Paul Campos, un appello ai ciccioni affinché si diano una mossa e si assumano la responsabilità di una battaglia politica che li riguarda e non può più essere rimandata.

L'articolo che hanno pubblicato lo si può leggere qui: parte da quanto accaduto a Kevin Smith per raccontare lo "stigma sociale" a cui è sottoposto oggi l'obeso:
Fatter people are less likely to be hired, are paid less, are less welcome as college applicants, are denied medical treatments, are likely to be charged double when we fly on airplanes, are unwelcome as customers seeking to buy clothes and are discriminated against constantly in countless ways. If you're judged fat, you're a second-class citizen at best, untouchable - even less than human.
Il titolo dell'articolo è esplicito: "Fatties, it's time to fight back: If you're judged obese, you're a second-class citizen at best" (Ciccioni, è ora di reagire: se vieni ritenuto obeso, nel migliore dei casi sei un cittadino di seconda classe).

La speranza, evidentemente, è che anche da noi la battaglia per una società più inclusiva possa trovare spazio sui grandi quotidiani, uno dei modi migliori per dar vita ad un dibattito non più rinviabile. Grazie a Rampini, forse, qualcosa ha iniziato a muoversi.

Qui sotto un video con il collegamento di Rampini dagli USA:

lunedì 8 marzo 2010

La pancetta alla moda, nella Moda


Dove eravamo rimasti parlando di immagine, moda e pancetta? Vogue Italia, braccio nostrano del celebre magazine di stile e moda, ha da pochissimo lanciato il proprio sito italiano, dando uno spazio alla moda curvy, abbondante almeno quanto la gentile cicciosità che prorompe da quelle pagine.

Interviste, profili, news e persino un blog dedicato si concentrano su una delle tendenze più intriganti del mondo della Moda, checché ne dicano certi stilisti rimasti ad un tempo che appare sempre più remoto. Un segnale ulteriore di un cambiamento che sembra inarrestabile.

Belle le dichiarazioni di alcune modelle e attrici riportate dal sito, come la bellissima Liv Tyler (nella foto) ("I miei agenti non fanno che ripetermi che otterrei più ruoli se solo dimagrissi. Ma non ci sto, non condivido il loro standard di magrezza. Mi piaccio così come sono") o Lizzie Miller ("Il mio corpo è perfetto. Faccio perdere la testa agli uomini e sono orgogliosa della mia pancetta. Anche perché sono molte le donne che rientrano nella mia taglia, dalla 46 in su").

Segnalo la cosa qui velocemente non tanto perché affezionato al mondo della Moda, dichiaro anzi la mia assoluta incompetenza, ma perché non vorrei che venissero sottovalutate novità destinate a contribuire ad una nuova consapevolezza delle diversità, e ad una società più intrigante e felice.

(fonte foto)

mercoledì 3 marzo 2010

L'obesità è mia e la gestisco io


Ci sono ahimé molti casi in cui persone costrette su una sedia a rotelle sono destinate a rimanervi tutta la vita, perché non esistono cure in grado di risolvere la loro condizione. Ci sono altri casi, questa volta di persone obese, destinati a non cambiare per motivi analoghi: non sempre vi sono cure sufficienti. In entrambe le situazioni le persone vengono discriminate per quello che sono, ma in un solo caso questa discriminazione è illegale.

Da qui parte un interessante e provocatorio post di Big Fat Blog, che indaga sui motivi di questa "discriminazione nella discriminazione" negli States, un modo in più per consentire a tutti, anche a chi obeso non è, di comprendere cosa c'è in gioco quando si parla di emarginazione. Va detto che si tratta di un post dai contorni ambigui, l'autrice non sembra a mio parere tenere in debito conto le difficoltà di un gruppo di persone disabili di cui mi sembra non conoscere/riconoscere molte cose, ciò nonostante penso sia il caso di proporlo se non altro per discutere sulla cosa.

"Dopo tutto - si legge sul post di CarrieP - si ritiene spesso, a torto o a ragione, che le persone in carrozzina richiedano più attenzione medica di una persona qualsiasi. Seguendo questo ragionamento, vorrebbe dire che la spesa sanitaria per loro è più elevata. Inoltre, ottengono specifici privilegi come parcheggi riservati, rampe di accesso ai luoghi pubblici, aree comode per sedersi ed accedere quasi ovunque. Ed è certo che soffrano una discriminazione sul lavoro proprio come succede agli obesi. Ma nel loro caso la discriminazione è illegale su tutto il territorio degli Stati Uniti". Una illegalità, aggiungerei, alla quale però tanto negli States quanto da noi in Italia non sempre corrispondono comportamenti conseguenti, anzi...

"E allora - continua CarrieP - perché mai sarebbe giusto che i ciccioni siano messi all'indice per il peso dei loro costi sulla Sanità, che siano ritenuti infantili perché chiedono che le compagnie aeree diano loro ospitalità in modo possibile sui loro aerei, e perché viene loro detto di buttarsi dal balcone quando denunciano le discriminazioni?"

"Evidentemente non è giusto, gli obesi sono membri importanti e significativi della società. Contribuiamo al nostro lavoro e alla nostra comunità come tutti gli altri. Non siamo infantili nel richiedere trattamenti specifici, ma meritiamo lo stesso rispetto di chiunque altro. I nostri corpi sono i nostri corpi. E siamo noi gli unici a decidere cosa farne. Questo mondo è anche il nostro mondo, abbiamo il diritto di essere rappresentati e accolti come chiunque altro. Qualsiasi cosa meno di questo semplicemente non è accettabile".

Per fortuna, diciamo così, CarrieP conclude la sua esternazione con un post scriptum: "non voglio gettare fango a chi si muove in carrozzella, sono certa che vi sono sfide e frustrazioni di cui non so nulla. Il punto è che tutti abbiamo il diritto di essere trattati con il medesimo rispetto".

Di mio non credo che si possano fare parallelismi felici tra le due diverse condizioni citate, davvero numerose sono le differenze, e generalizzare è pericolosissimo. Credo però che confrontarsi anche su questo possa essere utile ad una società più interessante ed inclusiva, e più interessante perché più inclusiva.

venerdì 26 febbraio 2010

Se la tv parla di obesità e discriminazione


No, non succede in Italia ahimé, ma negli States il Size Acceptance Movement è ormai presente sempre più spesso nelle trasmissioni dedicate all'obesità, a dimostrazione non solo dell'importanza che ha assunto nel tempo ma anche della nuova sensibilità che va imponendosi sull'argomento. Un esempio, il più recente, è il talk show FaceOff di ABC (qui una presentazione breve) nel quale per una volta le istanze cliniche sono state poste in secondo piano rispetto ad una questione assai più urgente: la serenità, la felicità delle persone e la pienezza dell'esistenza.

Il titolo della tramissione, "E' ok essere grasso?", è stato sufficiente a scatenare il dibattito tra sostenitori della libertà dimensionale ed oppositori. Si tratta di una domanda provocatoria che, in realtà, ne racchiude numerose altre, come osserva BigFatBlog:
- si può consentire ad una persone di avere e mantenere un corpo più ampio della media?
- essere grassi rappresenta un problema di salute?
- può una persona con un problema di salute scegliere di non occuparsi della cosa?
- l'obesità è causata dalle scelte di vita?
- si può imporre a qualcuno di fare scelte che non aumentino le possibilità di avere un maggiore bisogno di cure in futuro?

Come si vede, dunque, dietro questa domanda c'è una questione di civiltà, di quanto cioè ci si può legittimamente spingere nell'invadere il privato delle persone, e per privato si intende la loro intimità, il loro modo di relazionarsi al mondo, il loro modo di vivere e di intendere la propria vita. Ci vuole attenzione, discrezione e rispetto, perché l'altra faccia della medaglia si chiama razzismo, una parola che vuol dire esclusione, infelicità e che si traduce in una società più piccola, infelice e ricolma di dolore.

Il dibattito è disponibile al link sopra, naturalmente in inglese, sarebbe utile tradurlo in effetti, ma consiglio chi è in grado di seguirlo, se non altro perché qui da noi questo genere di discussione in televisione è ancora fantascienza.

(fonte foto)

giovedì 28 gennaio 2010

I cicci si auto-tutelano così



Iniziative web per consentire a obesi e obese di trovare amici della stessa taglia o persone che ne sono attratte ce ne sono molte, anche in Italia, più rare sono invece le occasioni nel mondo reale, limitate nel nostro paese soprattutto a qualche serata o qualche pizzata nel migliore dei casi. Eppure, bistrattati, emarginati o giudicati perché sono ciò che sono, gli umani di grossa taglia iniziano com'è comprensibile a fare quadrato, a creare ambienti adatti dove vivere in serenità la propria dimensione e la propria socialità.

Qualcuno, parlando di luoghi come il Club Bounce di Long Beach, in California, accenna all'ipotesi di un ghetto: in realtà se molti obesi si battono perché ritengono di meritare il medesimo rispetto e i diritti di chiunque altro, non è possibile vivere tutta la propria esistenza come una grande battaglia. Creare spazi dove vivere e viversi serenamente è una risposta inevitabile alla discriminazione, ed un modo per ridurre le pesanti conseguenze psicologiche che molti subiscono per l'attuale stato delle cose. In verità non ci si può che augurare che anche nel nostro paese, dove gli obesi superano il 10 per cento della popolazione (dati OMS), si creino nuovi spazi di associazione e divertimento liberi da discriminazioni e indebite pressioni.

Di interesse anche il fatto che del Club Bounce e di questa nuova tendenza abbia parlato in questi giorni un giornale di rilievo nazionale, IlSole24Ore. Racconta il titolare del locale: "Fa piacere trovare un posto dove andare la sera, senza doversi preoccupare della gente che fa commenti sgradevoli. In alcuni locali capita addirittura che rifiutino l'ingresso a una cliente perché grassa; a me è successo a Hollywood". E aggiunge: "Da noi invece nessuno riceve un trattamento speciale; ogni singolo cliente è uguale agli altri e non esiste assolutamente nessun tipo di discriminazione".

"La triste realtà è che noi obesi siamo ancora ghettizzati - continua - e la colpa è soprattutto dei media. Così capita spesso che disertiamo i club normali per la pressione e gli sguardi di amici e avventori. Non siamo accettati in tanti ambienti: dalle linee aeree, che non installano sedili adatti alle nostre misure o ai ristoranti che non pensano ad ambientazioni ed arredamenti calibrati".

Non parlerei quindi di ghetto, che pure piacerebbe a tanti che in mancanza di una propria igiene civica manifestano aggressività contro gli obesi, parlerei invece di auto-tutela e di speranza. Il Club Bounce ha già diversi omologhi negli Stati Uniti, a quando locali all-size anche in Italia? Per gli imprenditori del settore l'occasione è ghiotta.

domenica 24 gennaio 2010

CCD su Repubblica delle Donne

L'ultimo numero del celebre magazine di Repubblica propone un articolo sui diritti degli obesi per realizzare il quale, e di questo ringraziamo di cuore l'autrice, anche Ciccioni contro la discriminazione è stato consultato, un articolo disponibile sul sito del magazine e che proponiamo qui sotto, un pezzo che apre una breccia nel silenzio mediatico sulla vicenda che tanto ci sta a cuore.

IL MIO GROSSO GRASSO VICINO
di Gina Pavone















venerdì 16 ottobre 2009

Multe per le fotografie ritoccate


La causa della bassa stima di sé di molti obesi e obese sarebbe dovuta secondo alcuni parlamentari al bombardamento di immagini ritoccate da parte dei media: ricomposte con Photoshop e altri software, fotografie di donne e uomini di bell'aspetto vengono alterate per dar loro l'apparenza di divinità irreali, creando così un immaginario di riferimento basato su standard fuori portata per gli umani che vedono e comprano. Da qui, questo il ragionamento, una serie di problematiche sociali: queste immagini rappresenterebbero una sorta di inganno ai danni dell'utente/cittadino/consumatore. Ne sono talmente convinti in Italia e in Francia che già c'è chi parla di sanzioni per chi non esplicita sull'immagine ritoccata che si tratta, appunto, di una fotografia alterata al computer.

Diosolosa quante volte ci siamo interrogati sull'incomprensibile rincorsa dei grandi della pubblicità ma anche spesso del cinema ad uno standard di bellezza che non è di questa terra, e quanto possano essere apprezzabili tentativi, come quelli condotti da numerosi stilisti, di combattere l'anoressia soprattutto tra le giovani donne combattendola, dopo decenni di silenzio, anche tra le modelle. Allo stesso modo sono apprezzabili tutti i tentativi destinati ad esaltare il valore della diversità, e nell'immaginario di noi tutti non mancano luoghi comuni sulla bellezza di donne e uomini, che emerge con un sorriso piuttosto che con uno sguardo particolare, tutti elementi che sfuggono, diciamo così, allo standard della perfezione contro cui certi parlamentari vogliono scagliarsi.

Sebbene insomma sia il primo a ritenere che sia importante promuovere una nuova cultura dell'immagine, più sana e meno prona al consumo, sono convinto che obbligare chi produce immagini a inserire un disclaimer ogni volta che queste vengono ritoccate sia ridicolo. E questo perché oggi non esiste un solo ambiente di settore (cinema, moda, pubblicità ecc.) in cui le immagini non vengano ritoccate. Imporre un disclaimer servirà soltanto a condizionare la creatività di fotografi, cineasti e pubblicitari, quando il concetto che sarebbe utile trasmettere al pubblico è assai più ampio e complesso. E' quello della diversità dell'aspetto, dei comportamenti e di ogni altro aspetto del comportamento umano come valore in sé.

Rispetto a sanzionare chi non scrive le avvertenze su medicinali che medicinali non sono è certamente più difficile impostare una vera campagna di comunicazione sugli aspetti che stanno a monte delle proposte di questi politici. Ma è lì che bisogna incidere, fare la differenza significa riuscire a riportare l'individuo al centro, le sue scelte e il suo modo di essere, disaggregando e disperdendo per quanto possibile l'immaginario unico determinato da un mercato che non ha alcun interesse a porsi domande di ordine umanistico. Lì si può e si deve intervenire, a meno che non si veda un futuro radioso in una società di esseri telecomandati dalla pubblicità o dalle fotografie: queste proposte di legge possono forse servire a cambiare canale ma certo non a disgrerare condizionamenti di massa realizzati e promossi al solo fine di aumentare i fatturati, senza nessuna coscienza, consapevolezza o interesse degli effetti sociali che si vengono così a creare. Tra questi, ahinoi, anche la discriminazione contro gli obesi, vera piaga quotidiana per un numero sempre più elevato di individui.


fonte: Telegraph

domenica 11 ottobre 2009

Musica e fat acceptance

Nel mondo musicale l'obeso è tutto meno che una eccezione: dalla lirica al jazz, al rap e a tutto ciò che oggi è musica la ciccia è spesso presente, vuoi perché molti autori e interpreti sono obesi, vuoi perché la ricerca della novità nella musica industriale ha spinto i discografici ad intraprendere vie alternative a quelle tradizionali. E' un fenomeno interessante, che può contribuire ad una più diffusa "social acceptance" dell'obeso, ed uno dei video più interessanti che si trovano online è quello che propongo qui sotto. Avevo qualche dubbio a pubblicarlo qui, vista la sua natura trasgressiva, ma penso che proprio quella, l'uso cioè di attrici obese come testimonial sexy, evidenzi come certe operazioni possano contribuire ad intaccare il pensiero unico collettivo che è all'origine della discriminazione che subiscono gli obesi. Buona visione.

lunedì 5 ottobre 2009

Obesity Day, un vero peccato


Il 17 per cento degli uomini e il 21 per cento delle donne in Italia è obeso. Questo, oltre a far squillare le trombe dell'Obesity Day del 10 ottobre, dovrebbe far riflettere su quanti milioni di italiani, oggi, vivono una discriminazione sociale profonda dovuta a quello che sono, alla forma delle proprie intimità.

Ben venga l'Obesity Day sponsorizzato da Nestlé se servirà a chi ne ha bisogno di capire e sapere di più sull'obesità, ma è triste pensare che una giornata che viene propagandata come "a favore degli obesi", dimentichi una delle cause maggiori del malessere dei ciccioni, ossia la condanna sociale associata all'obesità, che emargina l'obeso in quei modi e in quelle forme di cui abbiamo tante volte parlato. E' bello che chi organizza l'OD ragioni sulla personalizzazione delle diete e sulle nuove scoperte sul gusto, meno bello è che si dimentichi che l'obesità è un tema assai più complesso di quello riconducibile al peso.

La mia domanda è ovvia: può un Obesity Day trascurare questo fattore di rischio, decisivo soprattutto in età giovanile, ossia la discriminazione? La seconda domanda è altrettanto ovvia: ha senso definire una giornata in quel modo se non si pone al centro la questione della discriminazione, degli effetti sull'autostima, sul benessere e sulla vitalità delle persone obese ed anzi di questo non si parla affatto? Davvero tutta la vicenda obesità può essere ricondotta ad un elenco di ASL e ospedali dove si "trattano" gli obesi?

Mi chiedo, anche, se il futuro che vogliamo è il nostro presente, quello di una società capace di condannare collettivamente, emarginare e discriminare chi abbia una forma non aderente a standard mediatici o clinici. Tutto qui. Per il resto, buon Obesity Day, se è questo che volete.

ps. allego qui sotto il Comunicato Stampa inviato ad agenzie e mezzi di informazione in queste ore da questo blog, ripubblicato poco fa su AdnKronos a questo indirizzo, cosa di cui ringraziamo, sebbene risulti incomprensibile la soppressione della URL di questo blog. Ma ecco il testo:

Obesity Day, un'occasione sprecata?

L'importante iniziativa dell'Obesity Day nasce purtroppo zoppa, in quanto affronta i soli aspetti clinici dell'obesità lasciando al di fuori dell'evento la problematica della discriminazione.
L'emarginazione dell'obeso fin dall'età giovanile rappresenta uno dei maggiori fattori di rischio sia per il consolidamento di una obesità infantile o adolescienziale anche in età adulta sia per il benessere complessivo e lo sviluppo della persona.
E' quindi un vero peccato che in questa occasione nonostante sponsor importanti non si sia riusciti ad organizzare eventi specifici rivolti non solo al pubblico obeso ma al pubblico nel suo complesso, spesso causa prima dell'emarginazione sociale dell'obeso.

(fonte immagine)

sabato 29 agosto 2009

Cicciosità, 6 cose da sapere

Il movimento per la Fat Acceptance sta crescendo negli USA mentre qui da noi a parte qualche gruppo su Facebook o questo blog ben poco si trova in giro. Ecco perché penso sia utile esternare alcuni principi di fondo da tenere a mente quando si parla di obesità e socialità, in modo da allontanare la tentazione della generalizzazione, il razzismo basato su informazioni sbagliate e l'ostracismo dell'individuo obeso perché è obeso ancor prima che individuo:



1. Il peso non è
il problema
Se non per i casi più estremi.
Studi che si alternano uno all'altro e che spesso non trovano spazio sui media offrono dati contraddittori, una parola definitiva non c'è. Se i media ripetono di continuo che il grasso uccide compiono una grossolana generalizzazione: il fatto di ripeterla ossessivamente non la rende né vera né reale. Si può essere obesi e in salute, ma questo non lo dice nessuno. Non sto dicendo che essere obesi fa bene, sarebbe anche questa una generalizzazione tremenda, ma solo che è necessario imparare a discernere le informazioni per poter formulare opinioni che abbiano un senso.


2. Abitudini sbagliate fanno male a tutti
Non solo ai ciccioni: chi mangia male, si nutre di cibi grassi o ricchi di colesterolo, chi non ricorre ad una dieta variata per qualsiasi ragione, chi non fa movimento e più in generale ha cattive abitudini di vita (fumo, sedentarietà ecc.) mette a rischio la propria salute. Chinque sia, ciccione o magro poco cambia.

3. Non tutti gli obesi sono pigri
Non esiste al momento alcuno studio o statistica attendibile che dimostri che la persona obesa faccia meno esercizio di quella magra o tratti peggio il proprio corpo. La maggiore consapevolezza contemporanea sull'importanza dell'esercizio fisico è condivisa da tutti, indipendentemente dall'indice di massa grassa.


4.Le diete non funzionano
Ritenere che un ciccione sia tale perché non si è messo a dieta è ignorare del tutto la natura del problema. Se in casi clinici drammatici la riduzione del peso è essenziale per evitare imminenti disastri, nella stragrande maggioranza dei casi gli obesi che si mettono a dieta non perdono peso, o se lo perdono lo recuperano a dieta conclusa. In cambio ci rimettono sia in umore e capacità di affrontare la propria vita sia in salute per il cosiddetto effetto yo-yo (togliere e riprendere il peso). Che qualcuno riesca effettivamente a dimagrire con una dieta è certo, che la cosa possa applicarsi all'intera popolazione obesa è una mistificazione, utile però al business di settore.


5. L'obeso è un individuo
E quindi merita rispetto.
Davvero si spera in un futuro migliore continuando ad emarginare una larga fetta della società? Colpire, ostracizzare, offendere e allontanare gli obesi e le obese contribuisce solo ad alimentare tensioni e odi sociali. Significa abdicare ai concetti di libertà, rispetto e convivenza civile.
Pensaci la prossima volta che ti viene alle labbra una battuta crudele sui ciccioni.

6. L'obesità è un business colossale in tutto il Mondo
Non tutti siamo nati ieri: nella campagna mediatica contro gli obesi (e non contro le cattive abitudini) si fanno gli interessi non solo delle grandi multinazionali del dieting (cibo, farmaci, ecc.) ma anche di tutto il loro indotto (farmacie, cliniche specializzate ecc.).

Tienilo presente la prossima volta che leggi una notizia sulla pandemia dell'obesità e filtra l'informazione alla fonte, o controlla le pubblicità che ti vengono proposte dalla pubblicazione che stai sfogliando.




(liberamente tratto da Shapely Prose)

fonti foto qui e qui

mercoledì 3 giugno 2009

Ciccioni che ballano

Lo sdoganamento del ballo di persone sovrappeso o obese non è certo roba nuova, ma certo fa piacere che in uno dei programmi della televisione britannica più apprezzati dagli ascoltatori tre ciccioni abbiano superato qualsiasi pregiudizio e si siano lanciati nell'agone. I risultati, peraltro, sono estremamente divertenti. Ecco qui sotto il video.

sabato 30 maggio 2009

Poliziotti panzoni, Brunetta criticato. Ma è un errore

I poliziotti si sono proprio arrabbiati per la battutaccia del ministro Brunetta sui tutori dell'ordine "panzoni". Dicono i sindacati di categoria:

Il ministro - rilevano Siap e Anfp - dimostra, inoltre, di non conoscere l'organizzazione ed i compiti della Polizia di Stato poiché i colleghi che svolgono servizio 'dietro le scrivanie', quelli che lui definisce 'panzoni', altro non fanno che proseguire il lavoro effettuato dalle pattuglie in strada, dagli uffici investigativi e tutte le attività amministrative (obbligatorie per legge) connesse al rilascio dei permessi di soggiorno o ai decreti di espulsione, oltre ad esser in gran parte personale ferito in servizio o parzialmente idoneo a causa di patologie contratte in servizio".

Il dramma è che Brunetta oggi si è scusato con i poliziotti. Dice che non voleva offendere.

Perché dramma? Perché tutti, da Brunetta ai poliziotti, considerano "panzone" un insulto. E' l'apoteosi della distruzione del ciccione, il climax della campagna mediatica contro i "chili di troppo" (vedete com'è discriminatorio questo modo di esprimersi). Un disastro mediatico, dunque, l'ennesimo direi, mitigato dall'ottimo intervento di Giancarlo Mazzucca, giornalista a tutto tondo. Eccolo qui:


Offeso? Ma no
Noi panzoni
siamo più simpatici


Panzoni uber alles. Se mi consentite, dall’alto, o meglio dal peso, dei miei 120 chili, rivendico l’orgoglio della categoria a cui appartengo. Non mi sono sentito colpito dalla frase dell’amico Renato Brunetta, che ha invitato i poliziotti sovrappeso, per via del lavoro sedentario in ufficio, ad andare a lavorare in strada... di Giancarlo Mazzucca



PANZONI uber alles. Se mi consentite, dall’alto, o meglio dal peso, dei miei 120 chili, rivendico l’orgoglio della categoria a cui appartengo. Non mi sono sentito colpito dalla frase dell’amico Renato Brunetta, che ha invitato i poliziotti sovrappeso, per via del lavoro sedentario in ufficio, ad andare a lavorare in strada: sappiamo tutti che il ministro ha la battuta facile e, spesso e volentieri, usa l’ironia persino sulla sua statura. Mi ha invece un po’ offeso la reazione eccessiva di tante persone che hanno voluto esternare la loro indignazione tanto da costringere il ministro a una piccola marcia indietro: se Brunetta avesse definito i poliziotti “guardoni” o, peggio ancora, “puzzoni”, non ci sarebbero state repliche così piccate, al limite quasi del reato di lesa maestà.

INTENDIAMOCI, anziché “panzoni”, il ministro avrebbe potuto usare un termine più soft, tipo magari “poliziotti cicciottelli”, ma la sostanza non cambia: la levata di scudi di qualche politico mi è sembrata eccessiva e un tantino spropositata. Anche perché, dopo avere fin troppo criminalizzato i ciccioni (magari a fin di bene), negli ultimi tempi c’era stata una specie di “revival” del peso massimo: abbiamo persino letto che “grasso è bello”. Perché, dunque, tanto scandalo per la boutade di Brunetta? Personalmente, non mi sento di serie B per il solo fatto di essere grasso. In fin dei conti molti personaggi bene in carne sono arrivati al “top” senza problemi nel mondo della politica, dello spettacolo e del giornalismo. Cito alcuni casi storici, per non parlare degli uomini “de panza” e degli “extra-large” di oggi: Winston Churchill, Ernest Hemingway e Orson Welles. E persino il principe dei poliziotti e dei gialli polizieschi, il famoso commissario Maigret, aveva un fiuto altrettanto spiccato per i manicaretti della moglie.

IN TUTTA FRANCHEZZA, mi sono reso che, essere grassi, è un modo, forse un po’ subdolo, per risultare simpatici: persino il caustico Enrico Mentana, nel suo ultimo libro, mi ha definito “bonario”. Avrebbe usato lo stesso termine se avessi pesato trenta chili di meno? E poi, diciamola tutta, chi dimagrisce troppo in fretta rischia di incattivarsi. Ho sotto gli occhi l’esempio di Romano Prodi, mio professore all’università: quando insegnava e in seguito, da presidente dell’Iri e all’inizio della sua carriera politica, così rotondetto e così pacioso, sprizzava simpatia e ottimismo da tutti i pori e persino il soprannome di “Mortadella” aveva qualcosa di genuino e di fatto in casa. Poi si è voluto sottoporre a una drastica cura dimagrante: ma, con la ciccia in meno, ha perso anche l’allegria di una volta. E con magri risultati, magrissimi, pure sul fronte dei successi politici. Piuttosto che inacidirsi, non è forse meglio (lo dico da goloso) non lesinare troppo sulla pastasciutta? E se i poliziotti panzoni in strada, come ha detto Brunetta, rischiano, a loro volta, di “farsi mangiare”, meglio allora cucinarsi due spaghetti. Non in commissariato, ben s’intende...