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venerdì 9 aprile 2010

Obesità su RAI Parlamento, con C.C.D.


Sabato 10 alle 9,30 su RAI UNO andrà in onda un breve servizio sul DDL Cutrufo sull'Obesità, una proposta di legge che su queste pagine seguiamo ormai da tempo e che rappresenta per molti aspetti la prima nel suo genere.

A parlarne sarà la rubrica "Settegiorni" di RAI PARLAMENTO, un breve servizio che darà spazio sia al presentatore della proposta, il senatore PDL Mauro Cutrufo, sia alla Commissione che ne sta attualmente discutendo. Mentre scriviamo è previsto anche un piccolo contributo di Ciccioni Contro la Discriminazione, consultato dagli autori del servizio per l'occasione.

La questione è come noto di prima grandezza: il DDL affronta la vicenda dell'obesità in modo più ampio e sistemico di quanto mai avvenuto prima. Non è detto che al termine dell'iter la proposta passi così com'è, ma è certo che segni un primo importante passo per innovare l'approccio delle istituzioni alla intera questione.

(fonte foto)

lunedì 22 marzo 2010

Gli obesi pagano la riforma Obama


Il grande baratto dei voti necessari ad ottenere il passaggio che ormai pare imminente della riforma Obama sulla sanità negli Stati Uniti comprende ahinoi anche alcune misure destinate a colpire gli obesi e ad alimentare la discriminazione. La denuncia arriva da quelli di FatStudies che, pur avendo sostenuto la legge di riforma nel suo complesso perché estende una copertura sanitaria a fasce della popolazione che oggi ne sono prive, ne sottolineano gli aspetti negativi.

In particolare, osservano gli attivisti, il costo delle polizze di copertura sanitaria potrà essere aumentato del 50 per cento per gli obesi: senza nessuna considerazione sulla complessità dell'obesità e delle sue cause, o delle scelte personali, il solo fatto di non essere normodimensionati costerà caro a moltissimi americani. Vista la diffusione dell'obesità, l'aumento della spesa sarà consistente, e servirà a coprire almeno in parte i costi dell'espansione della copertura a chi oggi non ne gode affatto. Chi dimagrirà, invece, potrà accedere a sconti sulle polizze.

Visto lo stretto rapporto tra copertura sanitaria ed impiego, ai datori di lavoro viene anche consegnato una sorta di mandato per spingere i propri dipendenti a dimagrire, anche mediante incentivi fiscali. Il che, visti i precedenti, rischia di tradursi in ulteriori condizionamenti ed emarginazione sul lavoro per chi non è normoforma. Una misura che sembra una diretta conseguenza di come la Casa Bianca consideri l'obesità, una visione sostanziatasi recentemente in una iniziativa dedicata gestita dalla First Lady, che - questa l'accusa - riduce la questione a cibo e sport. Un approccio conservatore alla questione, sostanzialmente disinformato, che nel progetto di riforma sanitaria si traduce secondo gli osservatori di FatStudies in un'aggressione anticiccia.

Si vedrà. Di certo il dibattito sulla più importante riforma introdotta da Barack Obama ha messo in luce come quella che viene definita impropriamente epidemia di obesità sia apparentemente ben lontana dall'essere compresa perché ridotta a una questione di costi e calorie. Il rischio, evidentemente, è che un approccio di questo tipo finisca per essere "importato" anche in Europa, e in Italia.

(fonte foto)



venerdì 16 ottobre 2009

Multe per le fotografie ritoccate


La causa della bassa stima di sé di molti obesi e obese sarebbe dovuta secondo alcuni parlamentari al bombardamento di immagini ritoccate da parte dei media: ricomposte con Photoshop e altri software, fotografie di donne e uomini di bell'aspetto vengono alterate per dar loro l'apparenza di divinità irreali, creando così un immaginario di riferimento basato su standard fuori portata per gli umani che vedono e comprano. Da qui, questo il ragionamento, una serie di problematiche sociali: queste immagini rappresenterebbero una sorta di inganno ai danni dell'utente/cittadino/consumatore. Ne sono talmente convinti in Italia e in Francia che già c'è chi parla di sanzioni per chi non esplicita sull'immagine ritoccata che si tratta, appunto, di una fotografia alterata al computer.

Diosolosa quante volte ci siamo interrogati sull'incomprensibile rincorsa dei grandi della pubblicità ma anche spesso del cinema ad uno standard di bellezza che non è di questa terra, e quanto possano essere apprezzabili tentativi, come quelli condotti da numerosi stilisti, di combattere l'anoressia soprattutto tra le giovani donne combattendola, dopo decenni di silenzio, anche tra le modelle. Allo stesso modo sono apprezzabili tutti i tentativi destinati ad esaltare il valore della diversità, e nell'immaginario di noi tutti non mancano luoghi comuni sulla bellezza di donne e uomini, che emerge con un sorriso piuttosto che con uno sguardo particolare, tutti elementi che sfuggono, diciamo così, allo standard della perfezione contro cui certi parlamentari vogliono scagliarsi.

Sebbene insomma sia il primo a ritenere che sia importante promuovere una nuova cultura dell'immagine, più sana e meno prona al consumo, sono convinto che obbligare chi produce immagini a inserire un disclaimer ogni volta che queste vengono ritoccate sia ridicolo. E questo perché oggi non esiste un solo ambiente di settore (cinema, moda, pubblicità ecc.) in cui le immagini non vengano ritoccate. Imporre un disclaimer servirà soltanto a condizionare la creatività di fotografi, cineasti e pubblicitari, quando il concetto che sarebbe utile trasmettere al pubblico è assai più ampio e complesso. E' quello della diversità dell'aspetto, dei comportamenti e di ogni altro aspetto del comportamento umano come valore in sé.

Rispetto a sanzionare chi non scrive le avvertenze su medicinali che medicinali non sono è certamente più difficile impostare una vera campagna di comunicazione sugli aspetti che stanno a monte delle proposte di questi politici. Ma è lì che bisogna incidere, fare la differenza significa riuscire a riportare l'individuo al centro, le sue scelte e il suo modo di essere, disaggregando e disperdendo per quanto possibile l'immaginario unico determinato da un mercato che non ha alcun interesse a porsi domande di ordine umanistico. Lì si può e si deve intervenire, a meno che non si veda un futuro radioso in una società di esseri telecomandati dalla pubblicità o dalle fotografie: queste proposte di legge possono forse servire a cambiare canale ma certo non a disgrerare condizionamenti di massa realizzati e promossi al solo fine di aumentare i fatturati, senza nessuna coscienza, consapevolezza o interesse degli effetti sociali che si vengono così a creare. Tra questi, ahinoi, anche la discriminazione contro gli obesi, vera piaga quotidiana per un numero sempre più elevato di individui.


fonte: Telegraph

lunedì 19 gennaio 2009

No, i diritti non sono negoziabili

Nel leggere alcune risposte ai post precedenti viene da chiedersi fin dove si possa spingere l'approccio violento all'obesità, quell'approccio che trasforma una condizione specifica di una persona qualunque (l'essere obeso) in una comoda via per emarginare quella stessa persona potendo spesso peraltro contare sulla non riflettuta "complicità" di terzi.

Layla segnalava un caso di cronaca, l'ennesimo, da dove emerge come in Italia persino in un ambiente ospedaliero l'obeso sia talvolta (spesso?) un individuo dimininuito, con un minore accesso ai diritti della persona. Un caso plateale che, al di là dei dettagli della vicenda, non fa altro che testimoniare come il pregiudizio antiobeso sia diffuso ovunque. Ad opporvisi sono singoli individui che, vuoi per storia personale o per diretta conoscenza/amicizia di e con persone sovrappeso sono anche consapevoli dell'aggressione sociale di cui sono vittime.

La conoscenza di obesi e obese è infatti la sola cosa che spesso, e non sempre, differenzia chi discrimina in base alla ciccia e chi invece in un ciccione vede prima di tutto una persona, così come in un individuo di colore o in uno col naso grosso. Frequentare obesi può contribuire evidentemente a far crollare in molti il pregiudizio coltivato da industrie multimiliardarie e massmedia.

Come insegna la storia segnalata da Layla e centomila altri episodi in cui gli obesi si imbattono nel corso della propria vita, una delle verità più difficili da mandar giù per i ciccioni è che il rispetto dei propri diritti di individuo non sia ciò che è per gli altri, che laddove per una persona non obesa sarebbe naturale ricevere un certo trattamento, quel trattamento ad un obeso può essere negato, e viene anzi fornito solo dinanzi a proteste, e talvolta ad azioni legali in piena regola.

E' difficile imparare a difendere i propri diritti e il proprio status di individuo, anzi la pressione sociale castrante è così pronunciata che spesso si viene indotti a non rivendicarli, spinti invece a rinunciare e accettare il killeraggio di chi vorrebbe che l'obeso o l'obesa non partecipassero alle attività sociali. Eppure difendersi è fondamentale, perché farlo, con tutti i mezzi legali a disposizione, significa dare una chance agli altri obesi di non incorrere in quella stessa discriminazione, e a chi ha compiuto quella discriminazione di riflettere sui paraocchi che si è lasciato o lasciata mettere addosso.

La legge scritta sancisce una parità tra le persone, e non ammette discriminazioni sulla base della forma del proprio corpo, è necessario però non rinunciare mai a questa parità, e anzi difenderla ad ogni costo, perché si trasformi in un sentire condiviso. Abbattere certi pregiudizi significa prima di tutto comprendere che i propri diritti di individuo non sono mai negoziabili, né è legittimo rinunciarvi. Obesi o non obesi - come si vede - poco importa.