Nel leggere alcune risposte ai post precedenti viene da chiedersi fin dove si possa spingere
l'approccio violento all'obesità, quell'approccio che trasforma una condizione specifica di una persona qualunque (l'essere obeso) in una comoda via per emarginare quella stessa persona potendo spesso peraltro contare sulla non riflettuta "complicità" di terzi.
Layla segnalava
un caso di cronaca, l'ennesimo, da dove emerge come in Italia persino in un ambiente ospedaliero l'obeso sia talvolta (spesso?) un
individuo dimininuito, con un minore accesso ai diritti della persona. Un caso plateale che, al di là dei dettagli della vicenda, non fa altro che testimoniare come il pregiudizio antiobeso sia diffuso ovunque. Ad opporvisi sono singoli individui che, vuoi per storia personale o per diretta conoscenza/amicizia di e con persone sovrappeso sono anche consapevoli dell'aggressione sociale di cui sono vittime.

La conoscenza di obesi e obese è infatti la sola cosa che spesso, e non sempre, differenzia chi discrimina in base alla ciccia e chi invece in un ciccione vede prima di tutto una persona, così come in un individuo di colore o in uno col naso grosso. Frequentare obesi può contribuire evidentemente a far crollare in molti il pregiudizio coltivato da industrie multimiliardarie e massmedia.
Come insegna la storia segnalata da Layla e centomila altri episodi in cui gli obesi si imbattono nel corso della propria vita, una delle verità più difficili da mandar giù per i ciccioni è che
il rispetto dei propri diritti di individuo non sia ciò che è per gli altri, che laddove per una persona non obesa sarebbe naturale ricevere un certo trattamento, quel trattamento ad un obeso può essere negato, e viene anzi fornito solo dinanzi a proteste, e talvolta ad
azioni legali in piena regola.E' difficile imparare a difendere i propri diritti e il proprio status di individuo, anzi la pressione sociale castrante è così pronunciata
che spesso si viene indotti a non rivendicarli, spinti invece a rinunciare e accettare il killeraggio di chi vorrebbe che l'obeso o l'obesa non partecipassero alle attività sociali. Eppure difendersi è fondamentale, perché farlo, con tutti i mezzi legali a disposizione, significa dare una chance agli altri obesi di non incorrere in quella stessa discriminazione, e a chi ha compiuto quella discriminazione di riflettere sui paraocchi che si è lasciato o lasciata mettere addosso.
La legge scritta sancisce una parità tra le persone,
e non ammette discriminazioni sulla base della forma del proprio corpo, è necessario però non rinunciare mai a questa parità, e anzi difenderla ad ogni costo, perché si trasformi in un sentire condiviso. Abbattere certi pregiudizi significa prima di tutto comprendere che i propri diritti di individuo non sono mai negoziabili, né è legittimo rinunciarvi. Obesi o non obesi - come si vede - poco importa.