lunedì 1 febbraio 2010

Obese fuori dalla fecondazione artificiale

Ci ho messo un po' a maturare questo post, sia perché tocca problematiche cliniche, e non è di questo che ci vogliamo occupare su queste pagine, sia perché riguarda una questione così centrale come la riproduzione e la famiglia, ed in questo senso vogliamo senz'altro occuparcene. Sto parlando della recente presa di posizione della Società Europea di Riproduzione Umana ed Embriologia (Eshre), secondo cui, cito da uno dei tanti giornali che ne hanno parlato: "Il ricorso alla fecondazione assistita dovrebbe essere proibito alle donne che bevono, fumano o soffrono di obesità anche moderata, a meno che non decidano di cambiare il proprio stile di vita".

E continua: "Anche le pazienti sovrappeso dovrebbero, secondo il documento, prima dimagrire: il rischio di complicazioni come il diabete gestazionale può aumentare fino a otto volte. Lo stesso discorso vale per le fumatrici, che in caso di fecondazione assistita vanno incontro a rischi maggiori di complicazioni. Ci rendiamo conto che si tratta di argomenti delicati, in cui bisogna bilanciare il diritto alle cure con la salute della mamma e del bambino - conclude il documento - ma l'autonomia della paziente deve essere confrontata dalla responsabilità nei confronti della società e del futuro bambino".

Trovo che, tolte di mezzo le problematiche cliniche che il medico dovrà valutare caso per caso, quella della ESHRE sia una presa di posizione discutibile.

Anzitutto non si tengono in conto nel documento considerazioni di natura familiare, sentimentale ed emozionale: una donna che non possa avere un figlio se non tramite questo genere di tecniche può essere portatrice di speranze, aspettative e necessità la cui ampiezza e complessità sull'identità della persona non credo possa essere facilmente contenuta in un documento di natura clinica. Penso ad una coppia, ad esempio, e a quello che può significare avere un figlio per il rapporto uomo-donna ma anche per le prospettive dello stare insieme, del mettere in piedi una famiglia.

Se mi si dice che la donna obesa ha uno stile di vita che non piace ai più e quindi non deve accedere alla procreazione, ed è anche questo che si legge tra le righe di quel documento, credo si stia affermando una concezione fascistoide della procreazione, ad un passo dall'eugenetica. Nel documento, disponibile sul sito della Society, si legge infatti:

According to the group obesity negatively affected reproductive potential through interference with hormonal and metabolic mechanisms leading to lower ovulation frequency and reduced chances of conception. The risk of gestational diabetes increased from twofold in overweight women to eightfold for morbidly obese women. The infants of obese mothers were at risk of perinatal death, congenital abnormalities such as neural tube defects (80% increase) and cardiovascular anomalies (30% increase).
Data per scontata un'approfondita analisi clinica caso per caso, tutte le gravidanze portano con sé dei rischi: sebbene sia senz'altro auspicabile che questi vengano ridotti il più possibile, ad esempio smettendo di fumare, dubito che un rischio derivante dalla personalità della genitrice, ad esempio l'essere obesa, possa consegnare al medico l'ultima parola sulla gravidanza stessa. Se così fosse, il passo successivo sarebbe vietare alle donne obese di avere figli: una misura va da sé del tutto inaccettabile.

E' cosa di certo importante che le donne si misurino con tutti i rischi prima di scegliere di concepire, ma ciò è indipendente dalla tecnica utilizzata, naturale o assistita che sia. E, in entrambi i casi, non può che essere la donna a scegliere. Trovo che ESHRE in questa occasione dimentichi i diritti della donna e di due genitori di scegliere e, in questo senso, considero il documento prodotto assai pericoloso.

7 commenti:

  1. Questa volta sono completamente d'accordo con te. Tempi duri...

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  2. L'equivoco di fondo sta in uno scambio di battute letto poco fa su un video di utube, pubblicato per festeggiare la riuscita della dieta:

    "ho perso 23 kili in tre mesi"

    "sei un esempio da imitare,dovremmo avere tutti la forza di volontà e la costanza che hai!"


    Ovverosia, si pensa che acquisire un peso nella norma sia:

    - uno sforzo relativamente breve

    (sebbene sia stato studiato il tempo-limite entro il quale il corpo regge la dieta... e se i primi tre mesi sono una passeggiata, dopo il primo anno si presentano le vere difficoltà. Certo superabili)

    - all'immediata portata di tutti.

    (ma non tutti siamo uguali, anche se lo si vorrebbe)

    - paragonabile a perdere venti chilogrammi. Perché 20 kg in più sono già delle colonne d'Ercole nel pensiero comune. Quando invece (purtroppo o per fortuna) il corpo umano si adatta a pesi ben maggiori... e cerca di "ritornarci", anche se non dovrebbe.
    Comunque non conosco obesi che non abbiano perso almeno una volta una quarantina di kg... ;-)

    Quello che non capisco è come facciano a cadere nell'equivoco i medici, gli stessi che hanno in cura obesi e grandi obesi...


    Ho divagato perché il tema del post mi mette tristezza. Lo trovo più insano e folle della gravidanza di una donna moderatamente obesa (>88 kg).
    Ma ti ringrazio moltissimo per averne parlato.







    P.S. mi spiace per il grassetto e la formattazione, ho scritto in modo un po' incasinato ;)

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  3. @Anonimo
    Bene, ci conosciamo? :)
    Se ti firmi ti posso riconoscere!!!

    @Layla
    Sì ma è una divagazione a metà, in realtà il senso del tutto è anche quello, e quello dei percorsi personali. E privati.
    Concordo sulla tristezza, ovviamente è preoccupante che un organismo così importante possa orientarsi in questo modo su questioni di questo tipo.
    Penso sempre di più che, presto, ai ciccioni (e alle ciccione) faranno la festa... :(
    Un abbraccio Lay!

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  4. Giusto, lasciamo pure che le donne che non sanno controllarsi facciano figli a gogo con problemi dalla nascita in poi... Davvero un bel ragionamento complimenti

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  5. non si può pretendere di decidere chi può avere figli e chi no....
    allora secondo questo ragionamento non potrebbero farlo nemmeno i portatori di handicap fisici.. come farebbero a curarsi decentemente del figlio? ha senso però? no...!
    non potrebbero avere figli nemmeno persone con problemi di alcolismo o droga, o i rom che ne mettono al mondo 12 e li mandano tutti (poveracci) a far l'elemosina!
    secondo questo criterio molte persone verrebbero private del diritto di procreare, ma a me comunque sembra una stronzata.
    una mamma obesa non avrebbe più probabilità di trasferire malattie congenite al figlio di una fumatrice, bevitrice, cocainomane, o di una che vive da anni di fianco ad un inceneritore o ad un traliccio dell'alta tensione, o di una che ha il tetto di casa in eternit o che lavora in una fabbria di vernici.
    JE

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  6. valeria raffa1 marzo 2010 22:54

    il diritto alla maternità è un diritto e una gioaia che meritiamo tutte.. io sono obesa, sono iperinsulinemica, per me è molto difficile dimagrire... in modo naturale non potrei mai avere un bambino e allora già da luglio abbiamo intrapreso la strada dell'inseminazione... Non ho mai sentito il mio medico condannare la mia scelta... Se la società arriva a questo siamo veramente rovinati perchè cominceranno ad esistere delle liste con le categorie di chi è giusto per fare un figlio e chi no... Mi ricorda tanto la lista dei cani pericolosi e quelli buoni... ciao da valeria raffa

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  7. Secondo me è solo questione di tempo se si continua a demonizzare gli obesi in questo modo non ci sono limiti.

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