
Come si può vedere da queste immagini, l'umanità vista da Tunick è la più varia. Non sono soltanto nudi, sono corpi di ogni forma, età e dimensione: l'assenza normalizzatrice degli abiti, la collocazione di quelle figure tra aiuole e scoscese generalmente solcate da un'umanità velata e quindi più solitaria, torna a dar vita ad una liberazione collettiva che era forse nel disegno originale dell'artista. E' ottenuta, o riconquistata, trovando il filo che lega le diversità delle donne e degli uomini che partecipano al gioco e che, così facendo, ci prendono per mano: con il clic di una fotografia non solo si ritrova quel filo perduto, viene anche annichilito l'ostracismo esclusivista della bellezza mainstream in quanto secondario e periferico comunque lo si guardi.

Il risultato non è altro che un'affermazione di stato, essere senza bisogno di giustificazioni, spogliato, appunto, dalle sovrastrutture tessili e psicologiche con le quali di solito tendiamo ad avvilupparci, nasconderci e, almeno un po', tradirci.
E' proprio vero, alcuni lavori che avevo visto molto tempo fa non mi piacevano molto: sembravano foto a colori dei lager, proprio per la magrezza spesso estrema di tutti i protagonisti... Questi scatti mi danno tutta un'altra impressione.
RispondiEliminaLayla
ma sono sempre grassooooooooooooooooooooooni come me che peso 185kg
RispondiEliminaCerto, capisco che c'è chi viene qui a divertirsi :)
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