martedì 25 novembre 2008

A volte bastano poche parole

E' una lettera del 2003 e il fatto che oggi sia attuale come allora la dice lunga sulla cappa mediatica ed ideologica che avviluppa obesità e persone obese. E' di Roberto Perrone, giornalista del Corsera, e ne propongo una piccola parte, col consiglio di leggerla tutta.

"Vogliono veramente aiutarmi? Mi trovino una giacca di Armani della mia taglia. Voglio entrare in un qualsiasi negozio e acquistare una camicia della mia misura, voglio salire su un aereo e non dover chiedere la prolunga per la cintura, voglio andare allo stadio e trovare posti comodi. Voglio una vita normale con i miei due corpi, basta discriminazioni. Non spaccio, dico poche parolacce, non sono contagioso, non sono socialmente pericoloso. Non voglio diete, voglio solo le cose un po’ più grandi. Questo è l’unico modo di aiutarmi, altro che scrivere sulle merendine .
Mi fumo un toscano alla mia e alla tua salute e colgo l’occasione, nel porgerti i miei più cordiali saluti, per auto-denunciarmi: se passa l’andazzo, come è già successo, di licenziare i grassi (una volta lo facevano con gli omosessuali) sai dove trovarmi."

lunedì 17 novembre 2008

Più ciccioni tra le star

Questa potrebbe essere una prima soluzione per togliere le fette di prosciutto dagli occhi di chi subisce passivamente l'influenza dei media. E' possibile che la "debolezza morale" che si attribuisce agli obesi, e che spesso si trasforma in mancate assunzioni, stipendi ridotti, emarginazioni sociali di varia natura e gravità, derivi soprattutto dall'incapacità dei tanti, o non interesse, a formulare un pensiero autonomo.

In realtà di cicci tra i grandi del cinema ce ne sono e ce ne sono stati tanti, ma spesso sono stati relegati in ruoli di secondo piano, o macchiette da deridere proprio perché obesi. Di questo anche parlava già anni fa Marco Malagutti in un bell'articolo di Dica33.it. Eccolo qui di seguito:

"Grassi stereotipi"
Verso gli individui in sovrappeso si hanno pregiudizi, magari anche inconsci. Il messaggio proposto dalla società, infatti, è che l’obesità sia frutto di una debolezza morale e anche i media danno il loro contributo fornendo un quadro negativo delle persone grasse. A ulteriore conferma di questo fenomeno arriva uno studio, pubblicato sulla rivista Eating and Weight Disorders, il cui bersaglio sono i messaggi pubblicitari della serie “prima e dopo” una dieta. Complici di pericolosi stereotipi.

Grassi e discriminati
Le persone in soprappeso – esordisce lo studio - sono soggette a discriminazioni in molti campi: dal lavoro alle cure mediche all’educazione. E quel che è peggio i giudizi negativi su queste persone prescindono da effettive relazioni tra peso e attitudine caratteriale. Lo stereotipo più comune – sottolineano i ricercatori – riguarda l’impressione che il peso si possa controllare con facilità e che responsabili del soprappeso siano la mancata autodisciplina piuttosto che un fallimento personale. I mass media fanno il resto contribuendo a fornire messaggi che rafforzano lo stigma e contribuiscono alla tendenza 'antigrassi'. Lo studio statunitense lo conferma. Cinquantanove studentesse di psicologia, di età compresa tra i 18 e i 21 anni, hanno completato dei questionari a proposito della soddisfazione per la loro vita e delle loro esperienze. Poi alle stesse sono state mostrate delle pubblicità. Una parte illustrava una dieta, con lo schema del “prima e dopo”, con immagini di persone grasse e magre in evidenza. L’altro gruppo di promo riguardava una sorta di eden vissuto o da persone grasse o da persone magre, peraltro di bell’aspetto. Ai volontari non è stato comunicato che lo studio riguardasse l’obesità, sebbene qualcuno abbia confessato di averlo capito. L’intenzione della ricerca era capire quale fosse l’effetto del modello pubblicitario prima e dopo. Ma come?

Pregiudizi anche inconsci
Semplicemente le studentesse partecipanti alla ricerca hanno attribuito ai soggetti osservati nei messaggi pubblicitari degli aggettivi: pigro, motivato, sgradevole, buono, cattivo, irreprensibile. I risultati sono stati inequivocabili. I volontari hanno mostrato un chiaro pregiudizio verso le persone in soprappeso anche se il fatto di avere un parente o un amico obeso riducesse l’attitudine ostile, senza peraltro eliminare l’idea che il peso sia controllabile. Però, quanto più la persona era soddisfatta della sua vita, tanto meno negativo era l’atteggiamento verso l’obesità: un dato, quest’ultimo, di non difficile spiegazione che si ritrova, per esempio, anche negli studi sugli stereotipi razziali. Del resto non è il primo studio ad andare in questa direzione. Un altro recente, pubblicato sulla rivista Health Psychology, ha dimostrato come gli stereotipi negativi esistano a prescindere dalla consapevolezza. Molti cioè si dichiarano privi di sentimenti negativi ma poi dimostrano anche a livello inconscio il contrario. Un dato che vale anche quando si informano le persone degli aspetti genetici propri dell’obesità e che degenera fino a condizionare la scelta della sedia in una sala d’attesa, che deve essere distante rispetto alla persona grassa.
Un altro aspetto curioso rivelato dalla ricerca statunitense è il cosiddetto effetto “da bruco a farfalla” in base al quale se prima si vede soltanto la foto pre-dieta e poi la stessa a confronto con quella post-dieta si tende a preferire quella senza confronto. Nessuna scoperta rivoluzionaria, ma un fatto emerge chiaramente. La società e i messaggi proposti dai media sono complici di uno stigma che spesso può essere assai nocivo. E se si cominciasse ad affidare parti da protagonista nei prossimi blockbuster ad attori grandi taglie?

Marco Malagutti

giovedì 13 novembre 2008

Una buona proposta di legge

Me lo segnala Layla, un'amica che segue il blog, è il Disegno di legge n. 108, una proposta che va incontro alle necessità di molti italiani e che è stato assegnato in Commissione al Senato ma l'esame non è ancora iniziato nonostante siano passati ormai molti mesi.

Potremmo tranquillamente definirlo un progetto di legge di svolta, fin dal suo articolo 1, laddove si dice
1. La presente legge ha lo scopo di tutelare le persone affette da obesità grave assicurando loro ed alle loro famiglie il sostegno e l’assistenza necessari per favorirne i processi educativi, l’integrazione e la partecipazione alla vita sociale, ed ottenere così la piena fruizione dei diritti.
E' chiaro che non basta una legge a cambiare una cultura che vede nell'obeso una persona malata e non un individuo con tutte le sue complessità, e che valuta la persona in base ad una ideologizzazione inculcata da decenni di irresponsabilità mediatica. Però sarebbe un primo passo, l'articolo 1 stabilisce un principio fondamentale.

Il resto del provvedimento, qui il testo completo, è tutto indirizzato a riconoscere diritti alle persone obese anche nel trattare con le assicurazioni, a spostarsi con i mezzi pubblici e via dicendo. Non tutto ciò che c'è nel DDL è condivisibile, a partire da certe terminologie, ma consiglio di leggere anche la relazione di presentazione del testo, frutto di una sensibilità insperata. Dove emergono cose come:
"L’obeso vive, infatti, in uno stato di isolamento dovuto alla difficoltà di farsi accettare dagli altri e soprattutto all’impossibilità di fare quelle cose che rientrano nella quotidianità della vita, a causa della presenza indiscriminata di barriere architettoniche, funzionali e lavorative. In breve egli vive in una condizione di diritti negati.
Infatti di tali barriere si ignora persino l’esistenza fino a quando non ci si immedesima nelle problematiche della quotidianità di chi è gravemente obeso.
Provate ad immaginare i numerosi e gravi problemi inerenti l’abbigliamento, l’ambiente, gli arredi, lo spostamento, i trasporti o la socialità di chi pesi 150, 200 chili o ancora di più. Provate ad immaginare di fare le scale, varcare porte strette, entrare in bagni impossibili, servirsi di ascensori, banche, metropolitane, autobus, aerei, salire in automobile o sui treni, sedersi al ristorante, in una mensa, al cinema o teatro con poltrone tutte larghe solo 40 centimetri. Provate ad immaginare di dover essere trasportati in barella, di dover fare una risonanza magnetica e di non riuscire ad entrare nella stessa o, semplicemente, di pesarsi quando tutte le bilance misurano al massimo 140 chilogrammi. Sino ad ora si è ignorato un insieme di disagi, anche gravissimi, che accompagnano e, spesso, discriminano gli obesi gravi. Anzi queste persone sono trattate con scherno o compassione, quasi fossero essi stessi colpevoli dell’infermità occorsagli.
Invito tutti voi a farvi sentire, a commentare questo post e palesarvi. Sarà mia cura segnalare nei prossimi giorni il nostro post al senatore Mauro Cutrufo (PDL) che lo ha presentato.

domenica 2 novembre 2008

La donna obesa ha più rapporti sessuali


Ero indeciso se parlarne vista la delicatezza dell'argomento ma un lancio Ansa (che come sempre dice poco o niente) la mette in mezzo e quindi ne parliamo. Ecco il testo:

(ANSA) - ROMA, 1 NOV - Le donne in sovrappeso hanno piu' rapporti sessuali delle donne normopeso. Lo sostiene uno studio pubblicato su 'Obstetrics & Gynecology'. La ricerca ha dimostrato che le donne obese e in sovrappeso non hanno un comportamento sessuale molto diverso da quello di tutte le altre donne, anzi, sembra vero il contrario. Il 92% di quelle intervistate ha detto di avere una storia di rapporti sessuali con un uomo, contro l'87% delle normopeso.

Questa notizia ancora una volta può sorprendere soltanto coloro che vivono di stereotipi, chi vede nell'obesità bruttezza e sintomo di emarginazione, chi cioè non riesce a scollegare il proprio giudizio dal mainstream ideologizzato di pubblicità e mass media tradizionali.

Le possibili ragioni per questa differenza tra donne "normopeso" e "obese" sono tutte riconducibili al fatto che una donna cicciona, e questo vale anche per l'uomo ciccione, se vive la propria condizione fisica con serenità e non è quindi assediata da portatori insani di stereotipi è con ogni probabilità una persona più felice e vivace. Su questo stesso blog abbiamo documentato in passato come vi siano analisi che lo confermano, e come le persone con un fisico robusto siano più spesso tendenti al prendere la vita con serenità e ottimismo.

La voracità alimentare che spesso (non sempre) caratterizza i ciccioni non è solo sintomo di una propensione fisica verso il mondo esterno, è anche portatrice di una compensazione spirituale, che avvicina l'obeso (e l'obesa) ad uno stato di piacevolezza del vivere che di rado nell'esperienza comune si riscontra in persone che scansano il piacere del cibo. E questo non può che ripercuotersi favorevolmente sulla vita affettiva, e certamente sessuale, delle donne obese.

Nessuna sorpresa, dunque, quanto invece una conferma.