mercoledì 28 gennaio 2009
lunedì 19 gennaio 2009
No, i diritti non sono negoziabili
Nel leggere alcune risposte ai post precedenti viene da chiedersi fin dove si possa spingere l'approccio violento all'obesità, quell'approccio che trasforma una condizione specifica di una persona qualunque (l'essere obeso) in una comoda via per emarginare quella stessa persona potendo spesso peraltro contare sulla non riflettuta "complicità" di terzi.
Layla segnalava un caso di cronaca, l'ennesimo, da dove emerge come in Italia persino in un ambiente ospedaliero l'obeso sia talvolta (spesso?) un individuo dimininuito, con un minore accesso ai diritti della persona. Un caso plateale che, al di là dei dettagli della vicenda, non fa altro che testimoniare come il pregiudizio antiobeso sia diffuso ovunque. Ad opporvisi sono singoli individui che, vuoi per storia personale o per diretta conoscenza/amicizia di e con persone sovrappeso sono anche consapevoli dell'aggressione sociale di cui sono vittime.
La conoscenza di obesi e obese è infatti la sola cosa che spesso, e non sempre, differenzia chi discrimina in base alla ciccia e chi invece in un ciccione vede prima di tutto una persona, così come in un individuo di colore o in uno col naso grosso. Frequentare obesi può contribuire evidentemente a far crollare in molti il pregiudizio coltivato da industrie multimiliardarie e massmedia.
Come insegna la storia segnalata da Layla e centomila altri episodi in cui gli obesi si imbattono nel corso della propria vita, una delle verità più difficili da mandar giù per i ciccioni è che il rispetto dei propri diritti di individuo non sia ciò che è per gli altri, che laddove per una persona non obesa sarebbe naturale ricevere un certo trattamento, quel trattamento ad un obeso può essere negato, e viene anzi fornito solo dinanzi a proteste, e talvolta ad azioni legali in piena regola.
E' difficile imparare a difendere i propri diritti e il proprio status di individuo, anzi la pressione sociale castrante è così pronunciata che spesso si viene indotti a non rivendicarli, spinti invece a rinunciare e accettare il killeraggio di chi vorrebbe che l'obeso o l'obesa non partecipassero alle attività sociali. Eppure difendersi è fondamentale, perché farlo, con tutti i mezzi legali a disposizione, significa dare una chance agli altri obesi di non incorrere in quella stessa discriminazione, e a chi ha compiuto quella discriminazione di riflettere sui paraocchi che si è lasciato o lasciata mettere addosso.
La legge scritta sancisce una parità tra le persone, e non ammette discriminazioni sulla base della forma del proprio corpo, è necessario però non rinunciare mai a questa parità, e anzi difenderla ad ogni costo, perché si trasformi in un sentire condiviso. Abbattere certi pregiudizi significa prima di tutto comprendere che i propri diritti di individuo non sono mai negoziabili, né è legittimo rinunciarvi. Obesi o non obesi - come si vede - poco importa.
Layla segnalava un caso di cronaca, l'ennesimo, da dove emerge come in Italia persino in un ambiente ospedaliero l'obeso sia talvolta (spesso?) un individuo dimininuito, con un minore accesso ai diritti della persona. Un caso plateale che, al di là dei dettagli della vicenda, non fa altro che testimoniare come il pregiudizio antiobeso sia diffuso ovunque. Ad opporvisi sono singoli individui che, vuoi per storia personale o per diretta conoscenza/amicizia di e con persone sovrappeso sono anche consapevoli dell'aggressione sociale di cui sono vittime.
La conoscenza di obesi e obese è infatti la sola cosa che spesso, e non sempre, differenzia chi discrimina in base alla ciccia e chi invece in un ciccione vede prima di tutto una persona, così come in un individuo di colore o in uno col naso grosso. Frequentare obesi può contribuire evidentemente a far crollare in molti il pregiudizio coltivato da industrie multimiliardarie e massmedia.Come insegna la storia segnalata da Layla e centomila altri episodi in cui gli obesi si imbattono nel corso della propria vita, una delle verità più difficili da mandar giù per i ciccioni è che il rispetto dei propri diritti di individuo non sia ciò che è per gli altri, che laddove per una persona non obesa sarebbe naturale ricevere un certo trattamento, quel trattamento ad un obeso può essere negato, e viene anzi fornito solo dinanzi a proteste, e talvolta ad azioni legali in piena regola.
E' difficile imparare a difendere i propri diritti e il proprio status di individuo, anzi la pressione sociale castrante è così pronunciata che spesso si viene indotti a non rivendicarli, spinti invece a rinunciare e accettare il killeraggio di chi vorrebbe che l'obeso o l'obesa non partecipassero alle attività sociali. Eppure difendersi è fondamentale, perché farlo, con tutti i mezzi legali a disposizione, significa dare una chance agli altri obesi di non incorrere in quella stessa discriminazione, e a chi ha compiuto quella discriminazione di riflettere sui paraocchi che si è lasciato o lasciata mettere addosso.
La legge scritta sancisce una parità tra le persone, e non ammette discriminazioni sulla base della forma del proprio corpo, è necessario però non rinunciare mai a questa parità, e anzi difenderla ad ogni costo, perché si trasformi in un sentire condiviso. Abbattere certi pregiudizi significa prima di tutto comprendere che i propri diritti di individuo non sono mai negoziabili, né è legittimo rinunciarvi. Obesi o non obesi - come si vede - poco importa.
giovedì 15 gennaio 2009
Perché parlare (e lottare) è importante
Scrive Marly nel commentare un altro post:
(...) tutte le discriminazioni di cui parli, non sono cosi gravi.(...) Per quanto riguarda i mezzi pubblici, perche' le persone obese dovrebbero pagare un solo biglietto se occupano due posti? E' brutto, a tuo dire, che una persona obesa venga considerata anzitutto un malato che un individuo, pero' poi dev'essere trattata da malato godendo di agevolazioni e privilegi? Un po' contraddittorio...
Vorrei solo ricordare che l'obesita', in quanto malattia che inevitabilmente ne porta altre (diabete, infarto, ictus, ecc...), costa al servizio sanitario nazionale tantissimo, ogni anno.
Quindi... non credo sia il caso di lamentarsi dei diritti mancanti.
L'obesita', nelle mille sfaccettature che puo' avere, e' comunque una malattia curabile e non e' giusto che lo Stato debba pagare ancor di piu' di quello che gia' paga per chi non si cura.
E mi spiace davvero di essere stata molto rude nelle mie parole, ma in quanto ex obesa e in quanto persona che ha faticato a dimagrire e che ci e' riuscita anche grazie all'aiuto degli altri, non mi piace molto sentire tutto quest'astio verso il prossimo...
Cara Marly, secondo me non sei stata rude, è chiaro che chi è coinvolto nella cosa abbia sentimenti profondi, siamo fatti di carne e sangue. Detto questo non so bene dove tu abbia letto parole di astio, mi sembra che anzi si stia dibattendo proficuamente su una questione che tutti sentiamo profondamente.
A me pare che non consideri nella tua ultima risposta la condanna sociale a carico del ciccione e della cicciona di cui abbiamo parlato, e che però è centrale, né il fatto che chiedere di essere trattati da individui e non da malati non significhi chiedere di essere trattati da privilegiati. Sostenere questo probabilmente aiuterebbe chi volesse combattere la pari dignità dell'obeso, ma significa anche obiettare a tesi che non sostiene, credo, nessuno.
A mio avviso quando si parla di pari dignità non si intende togliere qualcosa a chi non è obeso, né togliere l'entusiasmo a chi non voleva esserlo ed essendolo è riuscito a cambiare la propria situazione. Ciò che invece si vuole fare è riuscire a superare il pregiudizio secondo cui l'impiegato obeso rende meno, che l'uomo o la donna obesi siano dei deboli o non abbiano carattere, che essere obesi significhi prima di tutto essere obesi anziché individui. Questi sono solo alcuni esempi, ma credo siano sufficienti a comprendere che non si parli di "poca cosa".
E' bene rendersi conto che viviamo in un ambiente che considera il ciccione un "individuo diminuito", qualcuno meno degno di rispetto, attenzione e cortesia di chiunque altro. Si attribuiscono al ciccione e alla cicciona comportamenti e caratteristiche che sono invece altamente variabili e che dipendono da individuo ad individuo e che sono ciò che rende tutti, cicci o meno, diversi.

Dal mio punto di vista proprio la difficoltà di slegare la questione della discriminazione dai dibattiti sulle diete segnala la lunghissima strada che rimane da fare per affermare la pari dignità del ciccione nella società contemporanea.
Quando la Corte Suprema canadese ha sentenziato che far pagare due posti in aereo ad un ciccione anziché uno sia un atto discriminatorio credo che abbia dato un segnale importante: non si tratta di far subire "costi maggiorati" alla compagnia aerea, si tratta soltanto di capire che le forme dell'umanità sono tante e sono varie, e tutte degne di rispetto.
Come non lamentarsi dei diritti mancanti quando schiere di ciccioni fin dalla più tenera età sono emarginati, sbeffeggiati, calunniati? E' necessario a mio avviso chiedersi perché e fare tutto ciò che si può perché tutto questo giunga ad una conclusione e si apra una nuova era di eguaglianza.
Paolo aka CicciOne
(...) tutte le discriminazioni di cui parli, non sono cosi gravi.(...) Per quanto riguarda i mezzi pubblici, perche' le persone obese dovrebbero pagare un solo biglietto se occupano due posti? E' brutto, a tuo dire, che una persona obesa venga considerata anzitutto un malato che un individuo, pero' poi dev'essere trattata da malato godendo di agevolazioni e privilegi? Un po' contraddittorio...
Vorrei solo ricordare che l'obesita', in quanto malattia che inevitabilmente ne porta altre (diabete, infarto, ictus, ecc...), costa al servizio sanitario nazionale tantissimo, ogni anno.
Quindi... non credo sia il caso di lamentarsi dei diritti mancanti.
L'obesita', nelle mille sfaccettature che puo' avere, e' comunque una malattia curabile e non e' giusto che lo Stato debba pagare ancor di piu' di quello che gia' paga per chi non si cura.
E mi spiace davvero di essere stata molto rude nelle mie parole, ma in quanto ex obesa e in quanto persona che ha faticato a dimagrire e che ci e' riuscita anche grazie all'aiuto degli altri, non mi piace molto sentire tutto quest'astio verso il prossimo...
Cara Marly, secondo me non sei stata rude, è chiaro che chi è coinvolto nella cosa abbia sentimenti profondi, siamo fatti di carne e sangue. Detto questo non so bene dove tu abbia letto parole di astio, mi sembra che anzi si stia dibattendo proficuamente su una questione che tutti sentiamo profondamente.
A me pare che non consideri nella tua ultima risposta la condanna sociale a carico del ciccione e della cicciona di cui abbiamo parlato, e che però è centrale, né il fatto che chiedere di essere trattati da individui e non da malati non significhi chiedere di essere trattati da privilegiati. Sostenere questo probabilmente aiuterebbe chi volesse combattere la pari dignità dell'obeso, ma significa anche obiettare a tesi che non sostiene, credo, nessuno.
A mio avviso quando si parla di pari dignità non si intende togliere qualcosa a chi non è obeso, né togliere l'entusiasmo a chi non voleva esserlo ed essendolo è riuscito a cambiare la propria situazione. Ciò che invece si vuole fare è riuscire a superare il pregiudizio secondo cui l'impiegato obeso rende meno, che l'uomo o la donna obesi siano dei deboli o non abbiano carattere, che essere obesi significhi prima di tutto essere obesi anziché individui. Questi sono solo alcuni esempi, ma credo siano sufficienti a comprendere che non si parli di "poca cosa".
E' bene rendersi conto che viviamo in un ambiente che considera il ciccione un "individuo diminuito", qualcuno meno degno di rispetto, attenzione e cortesia di chiunque altro. Si attribuiscono al ciccione e alla cicciona comportamenti e caratteristiche che sono invece altamente variabili e che dipendono da individuo ad individuo e che sono ciò che rende tutti, cicci o meno, diversi.

Dal mio punto di vista proprio la difficoltà di slegare la questione della discriminazione dai dibattiti sulle diete segnala la lunghissima strada che rimane da fare per affermare la pari dignità del ciccione nella società contemporanea.
Quando la Corte Suprema canadese ha sentenziato che far pagare due posti in aereo ad un ciccione anziché uno sia un atto discriminatorio credo che abbia dato un segnale importante: non si tratta di far subire "costi maggiorati" alla compagnia aerea, si tratta soltanto di capire che le forme dell'umanità sono tante e sono varie, e tutte degne di rispetto.
Come non lamentarsi dei diritti mancanti quando schiere di ciccioni fin dalla più tenera età sono emarginati, sbeffeggiati, calunniati? E' necessario a mio avviso chiedersi perché e fare tutto ciò che si può perché tutto questo giunga ad una conclusione e si apra una nuova era di eguaglianza.
Paolo aka CicciOne
lunedì 12 gennaio 2009
L'obesità non è un mostro
Scindere gli aspetti sociali e psicologici da quelli prettamente clinici quando si parla di obesità è difficilissimo, come dimostrano anche alcuni commenti ai post precedenti. Eppure è proprio questo lo sforzo culturale che questo blog si è proposto di compiere, un tentativo di trasmettere esperienze, quelle secondo cui oggi il problema obesità non riguarda solo ciccione e ciccioni.
A tutti è capitato di parlare di obesità, che si sia obesi o meno, con una discussione inevitabilmente finita a parlare di dieta o, nei casi più rilevanti, persino di chirurgia e via dicendo. Di rado, invece, ci si ferma sui diritti della persona. Se è senz'altro auspicabile che chi sta male agisca al suo meglio per stare meglio, è altrettanto auspicabile che chi è obeso abbia il diritto di agire come meglio crede, e di non essere discriminato per scelte che non riguardano nessuno se non lui o lei.
Non solo non ho alcuna voglia di addentrarmi in particolari clinici quando parlo con un obeso, a meno che non sia lui o lei a chiederlo, ma lo trovo anche assai invasivo. Non chiederei mai ad una persona con cui non ho una particolare vicinanza o affettività di relazionarmi sul suo status medico, tanto più se sta bene, come capita a molti obesi, né oserei mettere in dubbio le sue scelte di vita, soprattutto su questioni così intime, ossia che riguardano non solo il suo aspetto fisico ma la sua intera personalità, che ne determinano gli aspetti caratteriali e che dalla sua particolare psicologia sono determinati.
Ciò che invece accade è che la complessità dell'individuo viene ridotta ad una semplice categorizzazione. L'obeso viene percepito come malato prima che come individuo, e la sua caratteristica personalità è talmente poco compresa che ci si sente in diritto di elargire facili consigli, vuoi perché si ignorano le molte diverse cause possibili dell'obesità, solo una delle quali riconducibile ad una scelta, vuoi perché si è sospinti da media e fenomeni cultural-commerciali che hanno fatto della ciccia il nemico da abbattere, spauracchio utile ad imporre standard e moltiplicare i fatturati.

Sia come sia, ci troviamo oggi in una società che soffre di due gravi malattie. La prima è la scarsa propensione a comprendere e accettare la diversità in tutte le sue forme, e a riconoscere nelle diverse scelte di vita il compimento della personalità degli individui quale frutto delle loro scelte individuali (ossia a riconoscerle come espressione della libertà di sviluppo della persona). La seconda è la trasformazione di questa scarsa conoscenza in comportamenti superficiali e aggressioni dirette o indirette allo status di individuo di chi non si conforma agli standard di riferimento, con una morbosità francamente inaccettabile, che si spinge persino a voler determinare comportamenti dell'obeso e a banalizzare tutto ciò che lui o lei vive e rappresenta. E' questa la base della emarginazione dell'obeso, è da qui che inizia la sottrazione dei diritti.
Spero che questa riflessione sia utile per sfuggire alla tentazione del consiglio non richiesto ("dimagrisci no?") ed accedere al riconoscimento dell'alterità e della diversità, e dei pari diritti.
Un abbraccio a tutti, e grazie per il dibattito che insieme stiamo costruendo!
Paolo
A tutti è capitato di parlare di obesità, che si sia obesi o meno, con una discussione inevitabilmente finita a parlare di dieta o, nei casi più rilevanti, persino di chirurgia e via dicendo. Di rado, invece, ci si ferma sui diritti della persona. Se è senz'altro auspicabile che chi sta male agisca al suo meglio per stare meglio, è altrettanto auspicabile che chi è obeso abbia il diritto di agire come meglio crede, e di non essere discriminato per scelte che non riguardano nessuno se non lui o lei.
Non solo non ho alcuna voglia di addentrarmi in particolari clinici quando parlo con un obeso, a meno che non sia lui o lei a chiederlo, ma lo trovo anche assai invasivo. Non chiederei mai ad una persona con cui non ho una particolare vicinanza o affettività di relazionarmi sul suo status medico, tanto più se sta bene, come capita a molti obesi, né oserei mettere in dubbio le sue scelte di vita, soprattutto su questioni così intime, ossia che riguardano non solo il suo aspetto fisico ma la sua intera personalità, che ne determinano gli aspetti caratteriali e che dalla sua particolare psicologia sono determinati.
Ciò che invece accade è che la complessità dell'individuo viene ridotta ad una semplice categorizzazione. L'obeso viene percepito come malato prima che come individuo, e la sua caratteristica personalità è talmente poco compresa che ci si sente in diritto di elargire facili consigli, vuoi perché si ignorano le molte diverse cause possibili dell'obesità, solo una delle quali riconducibile ad una scelta, vuoi perché si è sospinti da media e fenomeni cultural-commerciali che hanno fatto della ciccia il nemico da abbattere, spauracchio utile ad imporre standard e moltiplicare i fatturati.
Sia come sia, ci troviamo oggi in una società che soffre di due gravi malattie. La prima è la scarsa propensione a comprendere e accettare la diversità in tutte le sue forme, e a riconoscere nelle diverse scelte di vita il compimento della personalità degli individui quale frutto delle loro scelte individuali (ossia a riconoscerle come espressione della libertà di sviluppo della persona). La seconda è la trasformazione di questa scarsa conoscenza in comportamenti superficiali e aggressioni dirette o indirette allo status di individuo di chi non si conforma agli standard di riferimento, con una morbosità francamente inaccettabile, che si spinge persino a voler determinare comportamenti dell'obeso e a banalizzare tutto ciò che lui o lei vive e rappresenta. E' questa la base della emarginazione dell'obeso, è da qui che inizia la sottrazione dei diritti.
Spero che questa riflessione sia utile per sfuggire alla tentazione del consiglio non richiesto ("dimagrisci no?") ed accedere al riconoscimento dell'alterità e della diversità, e dei pari diritti.
Un abbraccio a tutti, e grazie per il dibattito che insieme stiamo costruendo!
Paolo
venerdì 9 gennaio 2009
Le origini della discriminazione
E' un post non recentissimo ma, grazie anche ai molti riferimenti bibliografici, riassume in modo efficace alcuni degli aspetti centrali del problema discriminazione. Come dimostra il post precedente di questo blog è ancora molto difficile spiegare a chi non le vive le molte forme della discriminazione, addirittura tentare di farlo viene interpretato come vittimismo.
Qui sotto le Conclusioni dell'articolo, ma invito a leggerlo tutto
La revisione della letteratura sul pregiudizio nei confronti delle persone obese indica chiaramente che esso è presente nel lavoro, a scuola, negli ambienti sanitari e tra i pari. Il pregiudizio può portare l’individuo obeso a sviluppare problemi psicologici (es. scarsa sicurezza di sé, disturbi dell’immagine corporea), interpersonali (isolamento, difficoltà a trovare un partner), di salute (minore richiesta di visite mediche per paura di essere giudicati) e lavorativi (difficoltà a trovare un lavoro).
Il pregiudizio verso le persone obese può avere diverse origini:
Le persone soprappeso sono ritenute avere diverse caratteristiche negative come:pigrizia, mancanza di controllo, umore instabile, scarsa igiene personale.
Le persone obese sono considerate responsabili della loro condizione e che un corpo imperfetto riflette una persona imperfetta
Le idee negative derivate dagli stereotipi sono spesso accettate
È necessario trovare un modo per contrastare queste attitudini negative ed aiutare le persone affette da obesità ad essere pienamente accettate nella nostra società.
È importante capire come la crescita dell’obesità porterà più o meno discriminazione. Stunkard e Latner (2000) sostengono che il pregiudizio è aumentato nelle ultime decadi, mentre qualcuno potrebbe anche supporre che l’aumento dell’obesità porterà ad una diminuzione dei bias sociali (in quanto più persone ne saranno vittime).
Bisogna capire meglio come e in che occasioni questi pregiudizi si formano così da comprendere la struttura della stigmatizzazione verso l’obesità. Le aree di vita indagate, in cui si verificano queste discriminazioni, le origini sociali e psicologiche devono essere studiate meglio così come devono essere chiarite le conseguenze e, soprattutto, come educare le future generazioni a non sviluppare atteggiamenti pregiudiziali nei confronti delle persone affette da obesità.
Infine, dal momento che la maggior parte degli studi citati in questo articolo hanno indagato il pregiudizio nei confronti delle persone obese nei Paesi anglosassoni, è necessario, per avere una migliore comprensione del fenomeno, iniziare a studiare il problema anche in Italia.
Qui sotto le Conclusioni dell'articolo, ma invito a leggerlo tutto
La revisione della letteratura sul pregiudizio nei confronti delle persone obese indica chiaramente che esso è presente nel lavoro, a scuola, negli ambienti sanitari e tra i pari. Il pregiudizio può portare l’individuo obeso a sviluppare problemi psicologici (es. scarsa sicurezza di sé, disturbi dell’immagine corporea), interpersonali (isolamento, difficoltà a trovare un partner), di salute (minore richiesta di visite mediche per paura di essere giudicati) e lavorativi (difficoltà a trovare un lavoro).
Il pregiudizio verso le persone obese può avere diverse origini:
Le persone soprappeso sono ritenute avere diverse caratteristiche negative come:pigrizia, mancanza di controllo, umore instabile, scarsa igiene personale.
Le persone obese sono considerate responsabili della loro condizione e che un corpo imperfetto riflette una persona imperfetta
Le idee negative derivate dagli stereotipi sono spesso accettate
È necessario trovare un modo per contrastare queste attitudini negative ed aiutare le persone affette da obesità ad essere pienamente accettate nella nostra società.
È importante capire come la crescita dell’obesità porterà più o meno discriminazione. Stunkard e Latner (2000) sostengono che il pregiudizio è aumentato nelle ultime decadi, mentre qualcuno potrebbe anche supporre che l’aumento dell’obesità porterà ad una diminuzione dei bias sociali (in quanto più persone ne saranno vittime).
Bisogna capire meglio come e in che occasioni questi pregiudizi si formano così da comprendere la struttura della stigmatizzazione verso l’obesità. Le aree di vita indagate, in cui si verificano queste discriminazioni, le origini sociali e psicologiche devono essere studiate meglio così come devono essere chiarite le conseguenze e, soprattutto, come educare le future generazioni a non sviluppare atteggiamenti pregiudiziali nei confronti delle persone affette da obesità.Infine, dal momento che la maggior parte degli studi citati in questo articolo hanno indagato il pregiudizio nei confronti delle persone obese nei Paesi anglosassoni, è necessario, per avere una migliore comprensione del fenomeno, iniziare a studiare il problema anche in Italia.
giovedì 8 gennaio 2009
Lei veda un po' di dimagrire
Scrive Lara nei commenti ad un altro post:
Lei dice: voglio salire su un aereo e non dover chiedere la prolunga per la cintura, voglio una vita normale con i miei due corpi, basta discriminazioni.
Il punto è che non si tratta di discriminazioni, se ogni tipo di servizio dovesse adattarsi alle Sue esigenze, che non sono quelle della massa normo-peso, allora si che ci sarebbe una discrimazione all'inverso. Dovrebbe invece fare voto di umiltà e ringraziare che esistono servizi adatti alla sua taglia. Vuole una giagga di Armani della sua misura? Il signor Armani è libero di decidere quali capi confezionare secondo i propri criteri d'immgine. Dimagrisca, ne guadanerà in salute e in minor quotidiane frustrazioni.
A parte la personale invidia per la sicurezza sfoggiata su temi così delicati sui quali io invece navigo nel buio, trasformare il post sulla sentenza canadese in una dichiarazione secondo cui qualsiasi servizio debba adeguarsi mi sembra pretestuoso. In quel caso si parla di un ciccione che ha diritto a viaggiare allo stesso prezzo di uno che ciccione non è. Dire che questo è discriminatorio nei confronti dei non-ciccioni mi sembra si commenti da sé.
Allo stesso modo Armani è certamente titolato a fare quel che crede, ma dire che per i ciccioni è difficile acquistare abiti non è solo una grande verità ma è anche un invito ai commercianti a cogliere l'occasione.
Segnalo qui però quanto scritto da Lara perché è emblematico del perché questo blog è nato: è tale il pregiudizio sui ciccioni ("dimagrisca") che una persona qualunque nell'interloquire con un ciccione si ritiene in diritto di colpire l'intimo della persona. Come andare a dire ad una persona di colore che è "negro" o ad una donna poco piacente che non dovrebbe uscire di casa. Si tratta di aggressioni verbali, vere e proprie intrusioni nell'intimo della persona, che non nascono sono convinto dalla cattiveria, ma dalla superficialità indotta sull'intera questione da una cultura che nega il valore delle diversità. Chi deve fare "voto di umiltà", per quello che mai può significare questa espressione, non è certo il ciccione che conquista un pezzetto di normalità.
Cara Lara, spero di essere riuscito a trasmetterle perché invitare un ciccione a dimagrire non è certo affar suo, a meno che non sia suo figlio o suo marito, con l'auspicio in futuro di poter alzare la qualità del dibattito.
Paolo, aka CicciOne
Lei dice: voglio salire su un aereo e non dover chiedere la prolunga per la cintura, voglio una vita normale con i miei due corpi, basta discriminazioni.
Il punto è che non si tratta di discriminazioni, se ogni tipo di servizio dovesse adattarsi alle Sue esigenze, che non sono quelle della massa normo-peso, allora si che ci sarebbe una discrimazione all'inverso. Dovrebbe invece fare voto di umiltà e ringraziare che esistono servizi adatti alla sua taglia. Vuole una giagga di Armani della sua misura? Il signor Armani è libero di decidere quali capi confezionare secondo i propri criteri d'immgine. Dimagrisca, ne guadanerà in salute e in minor quotidiane frustrazioni.
A parte la personale invidia per la sicurezza sfoggiata su temi così delicati sui quali io invece navigo nel buio, trasformare il post sulla sentenza canadese in una dichiarazione secondo cui qualsiasi servizio debba adeguarsi mi sembra pretestuoso. In quel caso si parla di un ciccione che ha diritto a viaggiare allo stesso prezzo di uno che ciccione non è. Dire che questo è discriminatorio nei confronti dei non-ciccioni mi sembra si commenti da sé.
Allo stesso modo Armani è certamente titolato a fare quel che crede, ma dire che per i ciccioni è difficile acquistare abiti non è solo una grande verità ma è anche un invito ai commercianti a cogliere l'occasione.
Segnalo qui però quanto scritto da Lara perché è emblematico del perché questo blog è nato: è tale il pregiudizio sui ciccioni ("dimagrisca") che una persona qualunque nell'interloquire con un ciccione si ritiene in diritto di colpire l'intimo della persona. Come andare a dire ad una persona di colore che è "negro" o ad una donna poco piacente che non dovrebbe uscire di casa. Si tratta di aggressioni verbali, vere e proprie intrusioni nell'intimo della persona, che non nascono sono convinto dalla cattiveria, ma dalla superficialità indotta sull'intera questione da una cultura che nega il valore delle diversità. Chi deve fare "voto di umiltà", per quello che mai può significare questa espressione, non è certo il ciccione che conquista un pezzetto di normalità.
Cara Lara, spero di essere riuscito a trasmetterle perché invitare un ciccione a dimagrire non è certo affar suo, a meno che non sia suo figlio o suo marito, con l'auspicio in futuro di poter alzare la qualità del dibattito.
Paolo, aka CicciOne
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